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A che servono i segretari regionali del Pd?

Nel momento in cui avrebbero dovuto dispiegare il massimo della loro autorità, cioè le elezioni dei consiglieri regionali e dei governatori, i segretari regionali del Pd hanno quasi tutti clamorosamente fallito. Vale la pena allora dargli la legittimazione suprema, le primarie, se poi non toccano palla? La domanda frulla anche nelle riunioni dello stato maggiore del Partito democratico.

E se davvero l’intenzione è fermare la macchina della consultazione popolare, forse si comincerà proprio da lì, dai piccoli leader locali. Su 13 regioni chiamate al voto del 29 marzo, solo due hanno risolto i problemi attraverso un fruttuoso feeling tra Roma, la classe dirigente locale, e il candidato governatore. In Piemonte Morgando e la Bresso hanno marciato a braccetto riuscendo nell’impresa di mettere insieme una coalizione che va dai cattolici dell’Udc all’ultrà abortista radicale Silvio Viale. In Lombardia il segretario regionale Maurizio Martina ha scelto, d’accordo con Bersani, Filippo Penati senza troppi patemi.

Altrove il disastro è certificato. Cominciamo dal Nord. Rosanna Filippin, segretaria del Veneto eletta per l’area Bersani, ha mancato l’obiettivo. La sua candidata per la regione, Laura Puppato, è stata sonoramente sconfitta dalle manovre del veltroniano Andrea Martella, che prima ha scelto Giuseppe Bortolussi come sfidante di Zaia, e poi ha guidato l’operazione che ha lanciato Giorgio Orsoni per la poltrona di sindaco di Venezia, mettendo insieme Udc e sinistra radicale.

In Umbria il segretario regionale Lamberto Bottini doveva condurre in porto la riconferma di Maria Rita Lorenzetti, anche per ripagarla dello straordinario appoggio avuto alle primarie del 25 ottobre. La governatrice uscente aveva schierato praticamente tutto il partito a favore di Bottini: assessori regionali, ben 52 sindaci del Pd su 56. Una task force dirompente. È andata in un altro modo. La Lorenzetti è stata costretta a fare un passo indietro e sulle primarie è scoppiato un caos, che ha lacerato soprattutto la minoranza ma ha offerto agli umbri l’immagine di un partito meno solido che in passato. Alla fine i bersaniani hanno portato a casa la candidatura della “loro” Catiuscia Marini, ma quanta fatica.

Al Centro-Sud il fallimento è ancora più evidente. Nella complicata ma apertissima prateria del Lazio, il bersaniano Alessandro Mazzoli non ne ha azzeccata una. Di fronte alle difficoltà, è stato commissariato dal presidente della Provincia Nicola Zingaretti, che ha messo il sigillo sulla Bonino. In Campania l’altro giovane dalemiano Enzo Amendola è stato stritolato dalla guerra dei cacicchi Bassolino e De Luca e ha potuto intervenire poco o niente.

In Calabria il leader locale Guccione non ha saputo fermare la corsa di Agazio Loiero che nonostante i mille tentativi di sgambetto si avvia a essere il candidato governatore del Pd. In Puglia Enzo Blasi ha avuto il merito di capire prima dei big pugliesi e romani che l’unico sbocco erano le primarie, poi la sua figura è stata cancellata dallo sbarco di Massimo D’Alema a sostegno di Boccia. A che serve incoronarli con le primarie se poi contano così poco?

3 commenti a “A che servono i segretari regionali del Pd?”

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Politica Italiana, The Front Page. The Front Page said: A che servono i segretari regionali del Pd?: Nel momento in cui avrebbero dovuto dispiegare il massimo della loro … http://bit.ly/czociK [...]

  2. loremaf scrive:

    Questi giovani funzionari sono lo specchio del partito, del partito che non c’è, che non c’era, che il futuro ci dirà .
    E’ la stessa storia del centro sinistra da circa 15 anni, lo si chiami come ciascuno preferisce, è stata sempre la stessa storia, con Occhetto era lo stesso, con Veltroni e D’alema, forse ancora peggio, con Fassino erano tutti eterodiretti, cosa vole che sia cambiato in così poco tempo.
    Una classe dirigente non si inventa, la si costruisce nel tempo, la si alimenta, la si aiuta a crescere e consolidarsi.
    Con tutti gli scontri, siano essi nascosti o alla luce del sole, cosa ci si aspettava?
    Passeranno anche queste elezioni, poi ci si fermerà ancora una volta a riflettere, spero che un gruppo di quarantenni ci metta la faccia e l’impegno, la costanza e la perseveranza, la qualità e la competenza.
    Tutte queste circostanze sono la pietra su cui costruire un possibile discorso, nuovo,diverso,disincantato.
    In mancanza ci troveremo ancora bertinotti, diliberto, veltroni, rutelli, d’alema, fioroni, franco o francesco marini, salvi e perchè no anche qualche giornalista RAI oppure qualche magistrato i quali si sono stancati di fare il proprio mestiere e ne vorrebbero fare un altro di cui non hanno la stoffa e si vede da lontano.

  3. Mack the Knife scrive:

    Gli esponenti delle classi dirigenti regionali “autoprodottesi” sono cacicchi, e non vi piacciono. I satrapi piazzati alle segreterie regionali dai burattinai del Pd sono inutili, e non vi piacciono neanche loro.

    Proponete di eliminare la parola “federale” dallo statuto del Pd allora, cosicché i dirigenti nazionali possano fare e disfare a loro piacere senza incontrare ostacoli.

  4. Paolo Pantani scrive:

    Se conoscete la situazione in Campania, un caso clinico di “problem solving”, capireste.
    Enzo Amendola, il segretario pd, è stato eletto con i voti di Bersani e Bassolino.
    Ha fatto l’ assemblea per le primarie del candidato di coalizione, con l’aiuto di Migliavacca, il proconsole e fatto approvare il regolamento alla unanimità.
    I candidati erano, sembravano, due.
    Il giorno dopo alla “dead line”, mezzogiorno di fuoco, si era presentato uno solo, mentre alle nove, il cosidetto sceriffo ha depositato il semplice modulo e prenotato un albergo per i primi fuochi.
    Due ore di prorogatio, telefonate affannose, alle quattordici si apriì una porta e non entrò nessuno, ma proprio nessuno, mica “Cariglia”!
    Il giorno dopo apriti cielo! Le cassandre, i lamenti, i gufi, le solite “Baruffe Chiozzotte”, una sceneggiata drammatica, involontariamente, diventata una opera buffa.
    Erano in fondo primarie di coalizione, tutti a fare ammuina!
    Ha mantenuto la logica formale della politica, ha definito le risultanze e Bersani ha proclamato i risultati, punto.
    Io non sono del pd, ma la politica ha i suoi tempi, tempi lunghi.
    Non credo che adesso il giovane Enzo dovrà derimere risse personali, non più.

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