Il nuovo separatismo valdostano
Tre notizie, fra loro collegate, per far capire che cosa sia la Val d’Aosta e quale il suo clima politico. La scorsa settimana è mancato Vincent Treves, personaggio cui la Stampa ha dedicato il seguente titolo : “Addio al partigiano separatista, fu incarcerato per il suo annessionismo alla Francia, durante la Resistenza approdò al gruppo Mont Blanc”. Non un semplice articolo, ma uno spartiacque epocale: è la prima volta, dopo 70 anni di ipocrisie della storia ufficiale, in cui si afferma a chiare lettere che una parte del movimento partigiano era composta da separatisti filo-francesi, finanziati dai servizi di De Gaulle. E che autonomismo e separatismo erano e sono concetti differenti.
Seconda notizia: Roberto Nicco, deputato del centrosinistra alla Camera con i voti del Pd, così ha ricordato Treves su di un giornale locale: “Le idee per le quali ti sei battuto e hai sofferto, il sogno di una Val d’Aosta che possa amministrarsi in piena autonomia e libertà, sono tuttora viventi”. Il che, se le parole hanno un senso, significa che queste condizioni non sono ora presenti per le istituzioni valdostane nel territorio della Repubblica. E che lo Statuto speciale è solo un ripiego, e ben altri dovrebbero essere i diritti storici della Vallèe! Il vizio del “benaltrismo” non è dunque solo appannaggio e retaggio della sinistra estrema, approssimativa e parolaia, immortalata dai personaggi di Corrado Guzzanti. Le parole dell’onorevole Nicco suonano provocatorie in una regione cui lo Stato italiano ha incanalato risorse a dismisura.
Terza notizia: domenica scorsa il sindacato etnico dell’Union, il Savt (Syndicat autonome des travailleurs valdotains) ha organizzato un incontro internazionale per raggruppare i sindacati delle minoranze europee. Scopo del convegno, elaborare una piattaforma di richieste per i sindacati delle “nazioni senza Stato”, come recitano le teorie separatiste. Sono così intervenute delegazioni basche, della Catalogna, della Bretagna, della Corsica, della Nuova Caledonia, della Martinica e Guadalupa. Da oltre trent’anni questa è la politica “culturale” della Val d’Aosta, ricettacolo di tutti i separatismi mascherati dalla sollecitudine buonista della sinistra per le “lingue tagliate”.


Grigorij, e gli amici tuoi della lega?
Dove li nascondiamo i 300.000 fucili dell’Umberto?
E il motto della famiglia Calderoli: “Bergamo nazione, tutto il resto è meridione”?
Cosa ci fa l’Umberto con il Tricolore?
Chi canta giulivo “Chi non salta … italiano è?” (Risposta: l’on. Roberto Castelli, da Ministro della Giustizia della Repubblica).
E tu, caro Grigorj, vieni a menarcela con la Val d’Aosta?
Ridicolo.
Perché fa notizia solo la valle d’Aosta? Perché la Lega non costa nulla? E la Sicilia? Ed il bel “Südtirol” con il “pacchetto” per l’Alto Adige? Meno “paraocchi” ed una visione a 360°; grazie per l’ospitalità.
calma, calma, partiamo dall’ABC: che cos’è lo Stato unitario e per quali fini nasce? Dobbiamo forse considerarlo come un Grande Fratello che tiene a bada (con la forza) le legittime aspirazioni identitarie locali? Uno Stato del genere è – per forza di cose – repressivo, ottuso e non amato dal popolo. Da Veneto (e da leghista) affermo che uno Stato prepotente che mi impone come vivere, come parlare e come pensare io lo combatto….L’Europa degli Stati-nazione non ha alcun futuro possibile, solo l’Europa dei popoli può avere un fututo perciò (fieramente) da Veneto comprendo gli amici Baschi, del SudTirol, della Val d’Aosta, della Corsica etc. etc. Perchè avere paura delle differenze? Le diversità culturali arricchiscono una nazione non la impoveriscono.
A Rondoli’
Lo vedi ‘ndo sei finito? In mezzo a li lucangeli!!!
Magna, va.
[...] Continua Articolo Originale: Il nuovo separatismo valdostano [...]
Cari signori Lucangeli ad Albigin,
Cerco di spiegarmi misurando le parole: parlo della Vda (“vieni a menarcela”, come poco gentilmente scrive Albigin) perché qui è nata la teoria leghista, che vide Bossi discepolo di Bruno Salvadori, segretario dell’Union valdotaine, negli anni 80.
Perché questa minuscola regione è stata ed è ancora un laboratorio politico, anticipatore di processi nazionali: solo che nessun politico, né di Destra né di Sinistra, nella propria presunzione romano-centrica ha mai avuto la pazienza e l’umiltà di capire cosa stesse avvenendo nel profondissimo Nord, dopo Torino.
Qui i politici nazionali vengono a sciare, a mangiare fontina e a bere grappa nella propria casa per le vacanze, attività che inibiscono evidentemente ogni facoltà intellettuale.
Considero le idee della Lega, lungi dall’essere una “costola della Sinistra”, il peggior attentato all’unità politica, civile, culturale e morale del paese dal 1861 in poi.
Essa erode scientemente ogni legame culturale linguistico, affettivo e sentimentale con la Madrepatria, minando alla base la coesione nazionale.
Il municipalismo razzista di cui essa è espressione deriva dal cattolicesmo anti-italiano, anti-unitario ed anti-laico della Chiesa, storica nemica dell’unità nazionale.
Non a caso questa infezione anti-statuale ed anti-italiana è forte nelle zone (Cuneo, Brescia, Bergamo, Veneto) in cui la Dc era radicatissima.
L’espressione usata dal signor Lucangeli, “Europa dei popoli”, è appunto espressione di quanto affermo.
Una sparata, degna dei fumetti di Asterix ed Obelix.
L’esperienza della Vda dimostra che si è usato in maniera strumentale la valorizzazione delle differenze solo per ritagliarsi posizioni di privilegio pagate dal vituperato stato unitario.
Il leghismo valdostano, maestro di quello bossiano, è riuscito a cristallizzare le identità e le differenze per farne motivo di privilegio.
In più, come cerco di documentare, senza garantire nemmeno il buon governo.
Caro Signor malenchov,
ammesso, e non concesso, che la Val d’Aosta sia diventata il ‘ricettacolo di tutti i separatismi mascherati dalla sollecitudine buonista della sinistra per le “lingue tagliate”’, Lei dovrà però ammettere che i fenomeni più vistosi di autonomismo separatista si manifestano in aree (quelle anche da Lei indicate) dove la tradizione politica non pende certamente a sinistra, anzi: pende verso centrodestra.
Non si meravigli dunque se il Suo tentativo di rappresentare l’autonomismo/separatismo regionale restringendo il campo di indagine alla minuscola Val d’Aosta (oltretutto regione a statuto speciale) suscita sdegno: perchè metodologicamente inaccettabile. Infatti conduce ad una conclusione inaccettabile.
Poiché invece il suo giudizio sulla Lega – di cui si viene a conoscenza solo nella sua replica – è lucido e condivisibile in toto, ne desumo che Lei ha solo svolto un ragionamento capzioso cercando di sottolineare le responsabilità della sinistra (e del clericalismo, si apprende poi) nella nascita e lo sviluppo di sentimenti anti-nazionali.
Non Le nego il diritto di farlo ma da lettore mi riservo quello di denunciarlo in termini tanto più decisi quanto più evidente è l’abuso.
Caro sig Albigin,
Francamente non capisco la sua vis polemica, lei usa termini forti ed immotivati, tipici prima del biscardismo e poi del leghismo: “sdegno, conclusioni inaccettabili, abuso”.
La mia tesi, che cerco di suffragare con fatti, è che la connivente dabbenaggine della Destra e della Sinistra verso i separatismi ed i localismi abbia concesso a quest’ultimi lo spazio politico-culturale per frantumare il tessuto connettivo unitario del Paese.
Che è già separato nelle coscienze , quasi nelle istituzioni: ma sappiamo che, aperto il varco, “l’intendence suivra”.
In Vda a creare il Frankestein del localismo xenofobo e privilegiato è stata la Sinistra, che ha nutrito, protetto e coccolato l’Union Valdotaine.
In altre regioni è stata la Destra? Ognuno si prenda le sue responsabilità in proposito: certo questa gara a chi è stato più irresponsabile è sconfortante.
Il sublime risultato finale è che la cultura politica italiana dimentica Cavour per dedicarsi all’arciprete di Coccaglio.