rss twitter facebook youtube search
top

Siamo un Paese di bestie

Stefano Bartezzaghi recensiva ieri su Repubblica la nuova edizione della Cultura degli italiani, il libro-intervista di Tullio De Mauro con Francesco Erbani apparso nel 2004. La recensione era corredata da alcune tabelle (immagino prese dal libro) che a me paiono agghiaccianti.

Prendiamo la frase Il gatto miagola perché vuole il latte. Il 5% degli italiani non è in grado di decifrarla, cioè non ha idea di che cosa significhi. Il 33% si ferma alla prima parte, il gatto miagola, e non riesce a concentrarsi oltre. Un altro 33% è in grado di comprendere perfettamente la frase, ma non va oltre. Soltanto il residuo 29%, infatti, è in grado di capire frasi più complesse, per esempio con due subordinate.

Secondo l’Istat gli analfabeti sono l’1% della popolazione (cioè soltanto chi si dichiara tale). Secondo i dati dell’Unione nazionale per la lotta all’analfabetismo, invece, la percentuale sale al 30%, e include tutti coloro che hanno soltanto la licenza elementare, e che nel giro di un quinquennio perdono le (poche) competenze acquisite a scuola.

A tanti analfabeti corrispondono infine pochi diplomati e pochissimi laureati. Nella fascia d’età 25-64 anni, soltanto il 42% degli italiani ha un diploma di scuola secondaria superiore, mentre la media europea è del 59%. Gli italiani laureati sono il 9% della popolazione, contro una media europea del 21%.

In che razza di posto viviamo, e come ci siamo finiti? Che cos’è il berlusconismo, che cos’è il giustizialismo in un Paese dove il 70% dei cittadini non capisce una frase con due subordinate e i laureati sono meno della metà del resto d’Europa? E che cos’è il riformismo?

23 commenti a “Siamo un Paese di bestie”

  1. Giulia Blasi scrive:

    Un paese in cui il 70% della gente non capisce la frase “Il gatto miagola perché vuole il latte” è un paese di ritardati mentali, non di analfabeti.

  2. andrea lucangeli scrive:

    calma, calma, facciamo delle precisazioni: mi è capitato di girare al sud (profondo sud) d’Italia e sono rimasto sbalordito dalla incapacità di molte persone (non necessariamente di età avanzata) di comprendere e parlare l’italiano. L’idioma che viene parlato da quelle popolazioni indigene è un pseudo-italiano contaminato pesantemente da modi di dire e sintassi dialettali. Piccolo esempio: in italiano “la scatola” è di genere femminile ma, da Roma in già, diventa “lo scatolo”…..perchè? Al nord (e per il dizionario italiano) il plurale di pomodoro è pomodori, al sud dicono pomidoro….Ma che razza di lingua parlano? E poi al sud il congiuntivo non è mai esistito, non ne conoscono nemmeno l’esistenza…..Quindi, per favore, facciamo i doverosi distinguo!

  3. filippo gazzaneo scrive:

    calma, calma, facciamo delle precisazioni: mi è capitato di girare al sud (profondo sud) d’Italia e sono rimasto sbalordito dalla incapacità di molte persone (non necessariamente di età avanzata) di comprendere e parlare l’italiano. L’idioma che viene parlato da quelle popolazioni indigene è un pseudo-italiano contaminato pesantemente da modi di dire e sintassi dialettali; per esempio, molti operatori di caselli autostradali, oltre il po, a nord del po emettono suoni incomprensibili anzichè risposte articolate…Ma che razza di lingua parlano? E poi al nord il congiuntivo non è mai esistito, non ne conoscono nemmeno l’esistenza…..Quindi, per favore, facciamo i doverosi distinguo!
    Punti di vista…ermeneutici…(per il significato…di ermeneutici si consulti il dizionario…veneto-italiano)
    un p.s. per claudio…questo è il triste esito di 20 anni di leghismo/berlusconismo

  4. Caterina scrive:

    Carissimo autore FR,
    la frase “il gatto miagola perchè vuole il latte”
    è formata dalla:
    -frase principale:il gatto miagola
    -frase subordinata:perchè vuole il latte
    quindi la frase subordinata è una e non due come Lei scrive.
    Carissimo sig.Andrea Lucangeli,
    sono una cittadina italiana del profondo sud,
    le sue precisazioni rispecchiano un modo di pensare(ahimè molto comune) che può definirsi “razzismo culturale” nei confronti di noi meridionali.Francamente sono indignata di fronte a gente come lei che ancora nel 2010 solleva la vecchia “questione meridionale” lodando la buona lingua dei nordici e puntando il dito solo su noi meridinali.L’ignoranza come la cultura non fa nessuna distinzione geografica, ma riguarda tutti indistintamente. A tal proposito sottolineo la sua di ignoranza riguardo il termine “pomidoro”
    Il termine pomodoro come fichidindia è una parola composta,
    il plurale di ficodindia è fichidindia.Il plurale di pomodoro oggi diffuso è pomodori,ma estiste anche la variante pomidoro il cui plurale è pomidori presente nella lingua letteraria ( Deledda “orti sanguinanti di pomidoro”,Bacchelli “maccheroni al dente col pomidoro fresco”).Come può ben vedere anche Lei è un indigeno del profondo sud!

  5. andrea lucangeli scrive:

    @ filippo gazzaneo: gli operatori dei caselli autostradali del nord potranno certamente essere persone non perfettamente acculturate ma – ti garantisco – un avvocato (ingegnere, industriale,libero professionista etc.etc.) veneto non dice “lo scatolo” come invece ho sentito dire dalla Dott.ssa S..(magistrato presso il Tribunale di Vicenza….)

  6. andrea lucangeli scrive:

    @ caterina: certo, l’italiano non è la matematica perciò ognuno può esprimere la sua legittima opinione. Sta di fatto che l’Accademia della Crusca indica “pomodori” come plurale di “pomodoro”. Le altre sono, appunto, varianti secondarie…(ho consultato anch’io il sito dell’Accademia, come hai fatto tu…)

  7. matteo scrive:

    Credo che il dato piu’ pesante sia che, pur avendo appena un 9% di laureati, questi siano in larga parte costretti a fare i commessi alla Coop pur di trovare lavoro. E figuriamoci gli altri.

  8. Mario scrive:

    I laureati andrebbero “pesati”, non contati. E, se lo facessimo, troveremmo che la distanza fra noi e il resto dell’Europa aumenterebbe, invece di diminuire.

  9. Marco Frattola scrive:

    beh, ridurlo a un problema di questione meridionale è apprrossimativo e superficiale… lavoro a lodi e molti da queste parti, specialmente nei paesini, italianizzano parole dialettali e soprattutto storpiano parole italiane che hanno sentito di sfuggita alla tv in versioni imbarazzanti

    buon pomeriggio

  10. Caterina scrive:

    Per Andrea Lucangeli: Grande Dizionario Italiano
    pomodoro
    [po-mo-dò-ro]
    pop. pomidoro
    s.m. (pl. pomodòri; region. pomidòro, pop. pomidòri)

    1 BOT Pianta erbacea annua della famiglia delle Solanacee (Solanum lycopersicum), con fusto rampicante, fiori a grappolo piccoli e gialli, e frutto a bacca di varie forme, originaria dell’America
    Saranno varianti secondarie, ma è pur sempre italiano, e non lingua indigena.

  11. Luigi Rintallo scrive:

    Quello che è successo è presto detto: dalle medie (scuola dell’obbligo) si esce senza aver appreso nulla. E questo perché si è scelto di liceizzarle nei lontani anni 60, mentre invece si doveva puntare su 4 o 5 materie al massimo e battere e ribattere solo su queste. Invece abbiamo impegnato gli alunni o nel soddisfare le velleità pseudo-artistiche dei loro insegnanti o nell’ingoiare banalità ideologizzanti alla moda (dall’ecologismo di accatto al politically correct dei “bravi cittadini”). Risultato: nessuno è in grado di scrivere un pensiero compiuto, per la stragrande maggioranza la matematica è una scienza occulta ecc. ecc. Continuiamo a perdere di vista il problema, dedicando tempo e lavoro a una pseudo-riforma delle secondarie, trascurando del tutto quegli anni cruciali da 11 a 14 nei quali soltanto è possibile formare una mente.

  12. [...] Vai a vedere articolo: Siamo un Paese di bestie [...]

  13. rectoscopy scrive:

    il 92% dei commentatori qui sopra non ha capito il senso dell’articolo

  14. Un altro matteo scrive:

    @ Caterina
    Non prenderla sul regionale quanto piuttosto sul personale: la parte che dice “Un altro 33% è in grado di comprendere perfettamente la frase, ma non va oltre. Soltanto il residuo 29%, infatti, è in grado di capire frasi più complesse, per esempio con due subordinate.” significa che il 33% delle persone effettivamente capisce la frase “il gatto blablabla…” quindi senza due subordinate, mentre l’ultimo 29% è addirittura in grado di comprendere frasi a 2 coordinate.

    @lucangeli
    sono assolutamente felice che tu sia riuscito ad uscire da quel 5%, però penso sia ora di iniziare a dare un senso a ciò che scrivi, ti consiglio il piccolo principe, ti aprirà un mondo nuovo.

  15. Alessandro scrive:

    Siamo un paese di bestie, è innegabile (Andrea, spero che l’italiano vada bene fin qui) e la cosa più triste è che qualcuno pensa di esserlo meno di qualche altro perchè dice corretamente scatola e non scatolo. Ma questo non è il resoconto del libro di De Mauro, ma mi pare si tratti di Orwell. Mi stupisco che non ci sia un moderatore a cassare commenti come quelli di Andrea….ci meritiamo Berlusconi (ed anche Andrea). Mi controllate l’italiano? non vorrei fare brutta figura nei confronti dei cultori della lingua Italiana della pianura padana.

  16. PiDave scrive:

    Santo cielo quanta acrimonia. Il fatto che l’italiano non sia ne’ correttamente parlato ne’ compreso specialmente al sud e’ un fatto, non un’illazione. Che poi nelle campagne del nord italia la situazione sia simile nulla toglie al fatto che il problema esista e sia di una gravita’ sconfortante.

  17. andrea lucangeli scrive:

    @ alessandro @ caterina: contestatemi nel merito, se ci riuscite, non “buttatela in politica”. Se io avessi detto una bestialità del tipo 2+2=5 allora avreste tutte le ragioni per attaccarmi ma ho solo precisato che IN ITALIANO (sino a prova del contrario) “la scatola” è sostantivo singolare femminile e non si può dire (anche se si è antiberlusconiani e del sud…) “lo scatolo”! Idem per “pomodoro” il cui plurale IN ITALIANO è (mi spiace) “pomodori”: le altre sono forme regionali e popolari! E finiamola qui!

  18. Francesco scrive:

    Gentile Signor Lucangeli,
    che il plurale etimologicamente corretto di pomodoro sia pomidoro è cosa ben nota e logicamente poco contestabile. Se un pomodoro è infatti un pomo-d’oro, avendone due o più, si avranno due o più pomi-d’oro. Di qui il plurale che tanto la indigna: pomidoro. Ora, ciò detto, sono d’accordo con lei che tale forma sia ormai desueta. Anche il sottoscritto le preferisce la meno barocca “pomodori”.

    C’è poi un’altra sua affermazione che sinceramente trovo singolare. Quella relativa all’uso del congiuntivo. Avendo avuto frequentazioni sia settentrionali che meridionali a me risulta che il registro linguistico in uso presso fasce sociali di media cultura a Napoli o a Bari o a Palermo sia analogo se non superiore a quello in uso a Venezia o Milano o Torino. La mia personale e limitata esperienza mi aveva anzi portato a sospettare che la lingua utilizzata nel nord seppure in tutto corretta fosse mediamente più semplice di quella in uso al sud. E che dunque preferisse, quando possibile, l’indicativo al congiuntivo, e ignorasse quasi senza eccezioni l’uso del passato remoto. Questo per quanto concerne le fasce diciamo medio alte. Perché per quanto riguarda le fasce più popolari non vedo come ci si possa stupire dei dialettalismi meridionali e al contempo tacere di quelli altrettanto diffusi nel settentrione. Non starò qui ad elencarli. Potrei però invitarla a recarsi in un bar o osteria delle campagne padane senza essere in grado di comprendere l’idioma indigeno.

    Ma sia chiaro: tutto questo parlare di pomi e di congiuntivi è guardare al dito invece che alla luna. La situazione economico-sociale del nostro paese è sempre più critica. Ciò non può che ripercuotersi sul livello culturale medio e più specificamente su quello scolastico. È dagli anni 70 che in Italia si è smesso di investire su scuola e università. Obbiettivamente questo quadro nel meridione è ancora più grave. Il disagio è talmente diffuso e radicato che una soluzione non sembra possibile se non in tempi storici lunghi.

    Cordialmente,
    Francesco Chiera

  19. Caterina scrive:

    Ho riletto l’articolo…Un altro 33% è in grado di comprendere perfettamente la frase, ma non va oltre. Soltanto il residuo 29%, infatti, è in grado di capire frasi più complesse, per esempio con due subordinate….Pardon!! anch’io sono una bestia!!..@Andrea : io non ho “buttato” la mia critica sulla politica…ma sul tuo “razzismo culturale” che continui a sostenere non rendendoti conto che le bestie,gli intellettuali,gli onesti,i furbi, i delinquenti,i buoni e i cattivi sono al sud ma anche al nord! Questo tuo “antiregionalismo” ti rende ancora più bestia tra le bestie, apri gli occhi…siamo tutti italiani!…certo con dialetti,modi di dire e tradizioni differenti,ma pur sempre italiani e parti del tutto! In quel 70% ci siamo tutti, gente del nord e gente del sud…e se gli indigeni dicono pomidoro(variante presente anche sul dizionario)..i visi pallidi (non voglio essere offensiva ma tu caro Andrea te lo meriti) diranno qualcos’altro…quindi siamo tutti sullo stesso piano,non c’è una razza superiore!

  20. Alessandro scrive:

    @Andrea mi pare che qui non ci si capisca nella sostanza (o si faccia finta) – il mio commento riguardava il fatto che lei sostenga che mezza italia (quella del sud) non sia in grado di parlare l’italiano correttamente perche’ una (o piu’?) persona da lei incontrata ha commesso errori grammaticali. Altro che scatola!Il merito (non suo, ma della questione) e’ il razzismo strisciante (riferito alla persona che lo pratica) o palese che quella sua frase , ahime’ lascia intuire, e non una questione linguistica.
    Della scatola o dei suoi incontri (piu’ o meno fortunati linguisticamente) non credo ci possa essere alcun interesse, almeno da parte mia. L’articolo non mi pare faccia distinzioni tra l’italia del nord e quella del sud, ma subito lei (con appoggio ora del buon PiDave, che immagino sia un linguista esperto e sudioso delle questioni meridionali, il quale addirittura non ha dubbi) l’ha buttata in politica.
    Nel suo intervento Andrea 2+2 ha fatto 5. E non si permetta piu’ simili insopportabili generalizzazioni.

  21. Franco scrive:

    Curioso notare come TUTTI i commenti sin’ora lasciati confermino l’assoluta veridicità delle rilevazioni del De Mauro!
    Sì, sì, compreso il mio, compreso il mio, tranquilli…! :o ))))
    P.S. L’errore più sopra è voluto… meglio confondersi fra la folla, no?

  22. andrea lucangeli scrive:

    Vabbè, mi arrendo alla strapotenza di fuoco del sud su questo blog. Ognuno – naturalmente – continuerà a mantenere le sue posizioni. Voi continuerete a dire (in italiano perfetto…) “uno scatolo di pomidoro” mentre io (assieme ad altri 25 milioni di fessi del nord + Dante + Manzoni…) continuerò a dire “una scatola di pomodori”….contenti voi…..

  23. Un altro matteo scrive:

    Ma che dal sud, per qualche motivo son mezzo milanese e mezzo di treviso.
    Quoto il commento di Francesco, grazie penso soprattutto alle tv il congiuntivo è sparito totalmente, la differenza che al nord si usa senza alcun dubbio l’indicativo, verso roma il condizionale.
    Passato remoto no comment.

  24. Ghino di Tac....chino scrive:

    Mi ho accorto che se potrei lascerebbi questo paese!
    Ovviamente scrivo dal sud …..

  25. [...] The Front Page> This entry was posted in Politica. Bookmark the permalink. ← Impression, soleil [...]

Che ne pensi? Commenta!

top