Ogm laici e Ogm confessionali

Il modo confessionale di vedere gli Ogm è quello di chi individua nella contaminazione dei processi naturali da parte dell’uomo il confine etico della non-negoziabilità. La manipolazione genetica del prodotto della terra è equiparata ad una contravvenzione al diritto naturale, e ad un’aberrazione morale la pretesa di coniugare geneticamente un mango con un testicolo di polipo con il solo obiettivo di renderlo fisicamente più attrezzato a resistere alle brutture del mondo.

Il modo laico di vedere gli Ogm è un sacco più banale. In pratica, siccome gli Ogm male non fanno, né alla salute né al mercato, anzi fanno addirittura bene all’una e all’altro, un laico banalmente si chiede: ma perché no?

In fondo, se un finocchio mi arriva in tavola senza neanche quella chilata di pesticidi per rimuovere i quali devo consumare un pacco di bicarbonato ad ogni insalata, beh, non è poi così male. E se addirittura il trattamento genetico ne fa aumentare la produzione, quindi diminuire i prezzi sul mercato globale, vuoi vedere che non solo risparmio io, ma che addirittura il mondo ricco e colpevole ti riesce a sfamare persino quell’altra fetta di mondo che ancora crepa di fame?

Certo, non è che un laico non capisca le ragioni dei confessionali. E non è che, a pensarci, non gli faccia un po’ impressione sapere che il dna di quel succulento pomelo – di cui gli sfugge l’ispirazione genetica ma di cui non rinnega affatto l’opportunità esperenziale – non ha il copyright del padreterno ma di uno sconosciuto scienziato californiano, magari obeso, che una mela gialla del Trentino, con tutti i puntini e la ruggine non l’ha mai assaggiata in vita sua. È solo che il laico vuole valutare i pro e i contra e decidere di conseguenza – laicamente –  cosa mettersi in tavola.

Il laico insomma non crede di essere un mostro solo per il fatto di ambire ad esser libero di scegliere al supermercato se prendersi un latte di soia geneticamente modificata a 80 centesimi il mezzo litro, oppure un cartoncino della medesima bevanda, ma in mater b, ogm-free e a 1 euro e 50 (a parità di peso).

Insomma, non è che il laico sia un senzaddio. È che in quella morale dei confessionali non ci vede poi ‘sta gran coerenza. Agli affamati dei deserti africani, per dire, cosa suggerirebbero di mangiare, roba a chilometro zero – cioè nulla? Oppure ritengono sia più etico garantirne la sussistenza assicurando a spese della CO2 globale l’invio quotidiano di convogli volanti di prelibatezze appositamente preparate dagli chef di Slow Food?

Comunque, per rimuovere gli scrupoli che lo assalgano ad ogni pasto ogm-indifferente, un laico non ci mette poi molto: gli basta piazzarsi una sera qualunque davanti alla tele e vedere quanto la genetica umana si sia già così meravigliosamente modificata da sé, senza neppure uno scienziato californiano qualunque che ci abbia messo mano.