La campagna elettorale di Fini
“Il governo ha agito autonomamente, non sotto il diktat dell’opposizione”. Oggi pomeriggio, poco prima che si diffondesse la notizia del dietro front dell’esecutivo su Protezione civile spa, Fabrizio Cicchitto si è preoccupato di neutralizzare le prevedibili grida di giubilo (che infatti sono puntualmente arrivate) del Pd e dell’Idv. Ma non aveva fatto i conti con Fini.
E’ stato proprio il presidente della Camera, infatti, a prendersi il merito dello stralcio della contestata norma sulla Protezione civile, annunciandolo platealmente e pubblicamente come fosse stato il risultato di una sua pressione. Già, perché la notizia è che Gianfranco Fini si trova ormai in campagna elettorale. Non che abbia mai smesso di comportarsi da leader di partito. Ma da una settimana esatta, è sceso in campo.
Lo ha fatto su Eluana Englaro, definendo inopportuna la lettera con cui Berlusconi ha ricordato il primo anniversario della morte. Ha proseguito lanciando i suoi uomini in una campagna contro la costituzione della Protezione civile spa. E puntuale, oggi, quando quel risultato è arrivato, è andato all’incasso. Prendendosi anche la soddisfazione di dare del “lestofante” a chi si è fatto sorprendere con le mani nel sacco nell’inchiesta fiorentina sui Grandi eventi. Combinazione, mentre lui parlava, nel capoluogo toscano il plenipotenziario forzista Denis Verdini veniva ascoltato dai magistrati insieme al suo avvocato…


First step
” Appena seduto Chevalley espose la missione della quale era stato incaricato: “Dopo la felice annessione, volevo dire dopo la fausta unione, è intenzione del governo di Torino di procedere allo “stralcio”.
“Second step!”
E’ intenzione del governo di Torino di procedere anche alla nomina del nuovo capo della protezione civile, per l’avvenuto pensionamento del predecessore, fra alcuni illustri italiani; le autorità sono state incaricate di redigere una lista di personalità da proporre all’esame del governo centrale ed eventualmente, poi, alla nomina regia e, come è ovvio, a Roma si è subito pensato al suo nome, “Principe”: un nome illustre per antichità, per il prestigio personale di chi lo porta, per i meriti scientifici, per l’attitudine dignitosa e liberale, anche, assunta durante i recenti avvenimenti.” Il discorsetto era stato preparato da tempo, anzi era stato oggetto di succinte note a matita sul calepino che adesso riposava nella tasca posteriore dei pantaloni di Chevalley.
Ma i Don Fabrizio i GATTOPARDI, i quali rifiutano con motivazione, però non si vedono, tutti iene, scacalli e pecore sono!
AVEVA RAGIONE GIUSEPPE TOMASI DI LAMPEDUSA, quel libro è profetico.
Sinceramente non capisco il senso di questo post. Di quale campagna elettorale si starebbe parlando?
E poi, se l’indice fosse dissentire dalla sua maggioranza allora Fini sarebbe in campagna elettorale da quando è stato fondato il PDL. Qui
http://ilnichilista.wordpress.com/2009/12/01/sempre-che-una-risata-non-lo-seppellisca/
un breve riassunto-cronistoria delle “ribellioni” del presidente della Camera.
No, sul serio: di che campagna elettorale si parla?
fini fa il suo dovere. poi c’e’ da ritenere che non tutti siano schiavi del padrone.
fini non mi piace, ma fa il gioco della politica. è uno dei pretendenti ai verdi pascoli del moderatismo, quando il radicale berlusca non ci sarà più. e dopotutto compete/guerreggia con i tremonti e con i casini, più che con il padre padrone (e suo personale Creatore)
[...] prima o poi cede e si candida”, io mi ritrovo sempre più spesso in quello che si scrive qui: La campagna elettorale di Fini, qui e qui. Stranezze di questo [...]
[...] Guarda Articolo Originale: La campagna elettorale di Fini [...]
Quando finirà la favola bella degli “schiavi del padrone” contrapposti agli “uomini liberi, indipendenti e sempre tesi al bene comune”? Non è più logico parlare di interessi contrastanti?
Esatto Rintallo, hai proprio ragione: interessi contrastanti e, soprattutto, propri.
Non esageriamo se vuole il quirinale, è legittimo, deve trovare i voti.
In genere l’alternanza è laico-cattolico, tranne nell’ultimo caso, due laici e in quello di prima Cossiga -Scalfaro, due cattolici, diciamo così, almeno per Cossiga intendo, molto all’acqua di rose.
Qui la novità è tre laici di seguito, anche se si dichiara cattolico.
Fini: sotto il vestito il nulla.
Gli unici a scommettere sulla grandiosità del personaggio politico sono rimasti il direttore de il riformista e la sua redazione, che per il secondo anno di seguito l’ha nominato uomo politico dell’anno. Chissa cosa avranno pensato la bonino e la finocchiaro, o cambiano sesso oppure al premio non possono fare affidamento.
Ad ogni giornale il suo modello di politico.
Ognuno deve portare la sua croce: noi abbiamo Fini, voi avevate Rutelli e Veltroni….
Comunque Fini il Quirinale può pure scorderselo: finchè ci sarà una nutrita pattuglia di leghisti in Parlamento Fini non salirà mai al Colle…questa è una delle poche cose certe.
Non si può fare il Presidente della Repubblica con il Nord contro e Fini, nelle terre padane, è visto come uno spudorato arrivista….