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Rosy Bindi, la Dc e i Cavalieri del Tempio

Corsi e ricorsi storici, potremmo dire: ecco due storie cruente e dimenticate. In Europa, all’inizio del XIV secolo, i “Poveri compagni d’armi di Cristo e del Tempio di Salomone” (i Templari) erano diventati troppo potenti e ingombranti: così la Chiesa e il re di Francia decisero di fermarli. Papa Clemente V scagliò contro di loro false e pretestuose accuse di eresia, idolatria e sodomia, e incaricò Filippo IV “il Bello” di fare piazza pulita.

Venerdì 13 ottobre 1307 il re di Francia diede inizio alla retata, catturò, torturò e giustiziò (senza processo) tutti i Cavalieri del Tempio. Pochissimi si salvarono e la loro storia cadde nell’oblio per secoli.

Italia, anno di grazia 1993: il liquidatore della Democrazia cristiana, il cinico Mino Martinazzoli da Brescia, incarica l’allora quarantaduenne Rosy Bindi da Sinalunga di commissariare la potente federazione regionale veneta, riottosa verso il capo che voleva sopprimere la Dc e riesumare il Partito popolare. Contro i politici e i funzionari veneti vengono scagliate accuse infamanti, generiche e quasi sempre infondate.

La Bindi arriva in Veneto ma i maggiorenti locali non si preoccupano perché vedono in lei una giovane ed  innocua burocrate di partito: errore fatale! Rosy Bindi, infatti – sotto quell’aria bonaria da perpetua di campagna – nasconde un carattere forte, intransigente, da pacata sterminatrice. In Veneto, dove continuano a prenderla “sotto gamba”, cominciano a cadere le teste degli uomini Dc invisi al capo: la plenipotenziaria di Martinazzoli si muove rapida, silenziosa e non fa prigionieri. La fama di Rosy ormai corre di bocca in bocca e molti – al solo sentir evocare il suo nome – cominciano a tremare: la Bindi viene preceduta dalla sua fama di irriducibile Torquemada (come la definisce un noto iscritto Dc veneto di quegli anni, Ettore Bonalberti).

Rosy, risolutamente, porta a termine il suo compito e azzera di fatto la vecchia dirigenza veneta sostituendola con uomini nuovi fedeli a lei e a Martinazzoli: in pochissimi si salvano dalla “purga bindiana” e la loro vicenda cade nell’oblio. Un’intera classe dirigente (democraticamente eletta) spazzata via da una sola persona  – con perfetta tecnica leninista – per far posto ad amici e sodali.

Oggi, trascorsi molti anni, rendiamo giusta memoria ai Cavalieri del Tempio e alla classe dirigente veneta della Dc, vittime di superiori e inconfessabili interessi. Se fossi in Bersani comincerei a preoccuparmi…

1 commento a “Rosy Bindi, la Dc e i Cavalieri del Tempio”

  1. estremo55 scrive:

    Non sapevo che l’ispirazione per Assassins Creed II venisse dalla Bindi …..ragalate una PS3 a Bersani

  2. [...] Per approfondire consulta la fonte: Rosy Bindi, la Dc e i Cavalieri del Tempio [...]

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