Stupro alla realtà
Una vera e propria grandinata mediatica si è abbattuta su “Rapelay”, il videogioco made in Japan del 2006 (non proprio una news) il cui unico scopo è quello di stuprare un’intera famiglia di donne, dopo averle pedinate tra la metropolitana (dove la prima sorellina aspetta il treno nella scena iniziale) e casa loro.
Governo, parlamento, genitori associati, media: un coro unanime di sdegnata indignazione. Peccato però che Rapelay è stato ritirato dal mercato già nel 2009, sia da Amazon che dai negozi giapponesi, e perfino la casa produttrice l’ha tolto dal sito e dalla produzione. L’unico modo per giocarci è scaricarlo illegalmente.
Tra l’altro la software house che l’ha prodotto non ha mai cercato una distribuzione fuori dal Giappone, paese assai diverso dall’Italia in quanto a costumi sessuali e abitudine/assuefazione a questo tipo di prodotti. Massimo Triulzi ha spiegato sul Corriere.it che gli sviluppatori di Rapelay due anni fa hanno bloccato gli accessi al loro sito da Europa e Stati Uniti. Infatti “provando a digitare tale indirizzo, un utente occidentale leggerebbe, in inglese, che l’accesso al sito è stato limitato ai soli giapponesi, unici destinatari dei contenuti dei loro prodotti.”
Si tratta insomma dell’ennesima non-notizia, montata dal media-mainstream nostrano e dalle sue appendici politiche, sempre più impotenti e scollegate dalla realtà. Il “bisogna proibire Rapelay” del sindaco di Roma, ad esempio, suona un po’ come “bisogna abolire la nebbia”: non vuol dire niente. Oltretutto in rete ci sono decine di altre opportunità di stupro virtuale (e di perversioni di ogni genere), sotto forma di giochi, video, foto, legali e non, gratis o a pagamento, disponibili con relativa facilità (per chi ha di questi gusti e sa un minimo come muoversi).
La notorietà che ha ottenuto Rapelay invece (e quindi, prevedibilmente, l’aumento di smanettoni che ne postano copie illegali in Rete e di chi se le scarica) non l’avrebbe saputa garantire neppure una campagna pubblicitaria messa in piedi con un budget importante. La morale della favola è tutta qui.
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