Metriquadri calpestabili/12: Paola se n’è andata e non ritorna più
“Ma se n’è andata veramente?”
“Sh. Sto controllando.”
“Uh.”
“Qua non c’è.”
“Bene, bene.”
“In camera neanche.”
“Ah, lei in camera mai. Lei dorme su un materassino da campeggio in ingresso, non lo sai?”
“Ma per penitenza?”
“No. Per vedere chi entra e chi esce. Ti annusa anche il fiato, è meglio del test del palloncino.”
“Però controlliamo.”
“Sì. No, non c’è.”
“Cucina?”
“No, c’era solo la Debby che lavava i piatti.”
“Salotto?”
“Niente.”
“… quindi?”
“Se n’è andata.”
“… e adesso?”
“…”
“No, dico, adesso.”
“Adesso cosa, Pierluigi?”
“Non fare il fesso, Dario: lo sai. Adesso che è fuori dai maroni, ci toccherà mica fare delle feste serie? Gente che tromba, divertimento, energia? Ze rial Democratic Party?”
“No, ma che, sei scemo.”
“Eh, ma non abbiamo più la scusa.”
“Ma scherzi. Ne abbiamo ancora ben cinque, di scuse. E tutte valide, eh, niente cilici a farle sembrare pazze invasate. Gente che sembra normale. Però fa il suo, ti garantisco.”
“E meno male, valà.”
“Sì.”
“Un po’ ci mancherà, però.”
“Eh…”
“Dai. Ammettilo. Quando c’era lei, era tutto un senso di pericolo, tutt’un coraggio di andare controcorrente. Tutta una forza delle nuove idee. Poi arrivava lei, slap!, coperta bagnata su tutto. Quegli altri, alla fine mica lo so se son capaci di darci giù così.”
“Bisognerà addestrarli.”
“Ma un balletto, adesso, lo potremo fare?”
“Solo se non ci vede nessuno, eh.”

