Tutta colpa di Bertolaso?
Esiste la verità storica ed esiste la verità processuale. Dobbiamo a Francesco Cossiga alcune delle illuminazioni migliori nel commento della politica italiana, ad esempio questa sua recente rammemorazione dell’adagio del grande giurista sardo Salvatore Satta. La verità processuale non appartiene all’analista politico. Quella storica sì, ed è di questa che ci occuperemo in questo articolo di commento alle risposte date da Bertolaso alle fatidiche dieci domande di Eugenio Scalfari.
Sarò netto. Nelle risposte del capo della Protezione civile c’è più pensiero politico e verità storica sull’Italia di oggi e di domani che in tutte le analisi e in tutta la saggistica in circolazione da molti anni a questa parte. Una capacità di pensiero che, fatto importante, proviene da un attore delle vicende italiane di questi anni, non da un osservatore o da un “pens-attore” à la Tremonti. Una riflessione che va ascoltata e meditata, per evitare la tentazione di fare di Bertolaso il capro espiatorio di quanto sta avvenendo in questi giorni, evitando in questo modo di guardare in faccia ai problemi del nostro sistema istituzionale.
Due sono i punti angolari del ragionamento di Bertolaso. In primo luogo il fattore-tempo, rivendicato come vera fonte di legittimazione politica della Super-Protezione civile da lui costruita in questi anni. Quello del tempo non è un argomento capzioso o marginale. Nessuno degli attori politici italiani ha mai formulato in questi anni un ragionamento politico in chiave temporale. Il racconto televisivo della politica, ad eccezione di Blob, è ormai letteralmente “fuori dal tempo”, con gli stessi protagonisti imbalsamati che i servizi dei tg continuano a riproporci senza soluzione di continuità nei loro “panini”, o con i duelli da talk show ridotti a eterna ripetizione del medesimo.
C’è solo il tempo elettorale, con le sue scadenze e i suoi riti anch’essi sempre uguali. Il tempo della progettazione non c’è, è scomparso. Bertolaso sembra dirci “al tempo non ci ha pensato più nessuno, l’ho fatto io”. Ma il dito va puntato sulle responsabilità e sull’incapacità strategica dei “senza tempo”, più che contro il suo decisionismo.
L’altro nucleo del pensiero bertolasiano è invece di carattere “costituzionale”. Lo sguardo di Bertolaso vede e vive le trasformazioni della forma-Stato come nessun altro attore della Seconda repubblica. C’è una sorta di empatia nelle parole del capo della Protezione civile per la macchina statale che non funziona, unita ad una capacità di interrogare i processi storici in corso. Di fronte a questa analisi lucida e spietata non basta come risposta critica l’esultanza per lo stralcio della norma sulla Protezione civile Spa.
Né, tantomeno, aggrapparsi ai non detti delle intercettazioni e alle malizie pruriginose sulle avventure sessuali di “B2?. I poteri acquistati da Bertolaso in questi anni sono stati certo eccessivi rispetto al corretto funzionamento di un ordinamento democratico e al suo sistema di checks and balances. Però le critiche del progetto di Super-Protezione civile mancano il segno se fondate sul richiamo ad un modello di funzionamento dell’Italia astratto e ideale, magari da opporre alle tentazioni autoritarie dell’accoppiata B&B.
Qui le risposte à la Scalfari non servono più. C’è bisogno di un’ottica diversa, che veda allargare il cerchio delle colpe e delle responsabilità. Perchè il disegno della realtà è più complesso, e soprattutto il ritorno alla normalità – il ridimensionamento della Super-Protezione civile – non è il ritorno ad una condizione felice e senza problemi.
Ad esempio, il Parlamento non è stato esautorato dalle sue funzioni solo per la malvagità di Bertolaso e della sua “macchina diabolica”. L’Italia bloccata in cui le grandi opere infrastrutturali non si fanno mai o si fanno letteralmente fuori tempo massimo (o vengono rimosse, vedi alla voce “autostrade del mare”) è una realtà. Di chi è la colpa? A chi va imputata questa responsabilità? Davvero basta prendersela con Bertolaso per risolvere tutto?
Abbiamo sostituito il tanto vituperato centralismo romano della Prima repubblica con lo spezzettamento federalistico fatto di venti nuovi centralismi egoistici, di classi dirigenti locali smaniose di protagonismo, in una via italiana al federalismo su cui pochi hanno riflettuto, preferendo le favolette sul federalismo fiscale salvatore dell’avvenire. Ancora, è vero, può sembrare innaturale che il capo della Protezione Civile possa essere chiamato in veste di commissario straordinario alla guida dei lavori per Expo 2015 (un fatto che con ogni probabilità sarebbe accaduto senza lo scandalo di questi giorni). Ma lo sguardo deve cadere anche su cosa c’è prima. Una città, Milano, che abbellisce il progetto con la retorica delle migliori occasioni, che si pretende autonoma nei suoi disegni strategici dallo Stato centrale e poi dopo due anni si ritrova ferma al palo. E’ solo colpa di Bertolaso?
Il titolo provocatorio di questa riflessione conduce ad un punto. Certo, i timori sul troppo potere della Protezione civile sono fondati, tanto che la loro provenienza è bipartisan. Chi ha a cuore lo stato della nostra democrazia però deve passare attraverso i ragionamenti di Bertolaso sull’afasia italiana, attraverso la loro consistenza reale e fattuale, attraverso l’esigenza di riforma che essi manifestano, e mostrare un’alternativa credibile, una exit strategy dall’impasse di cui sopra. E mostrare quest’alternativa è compito della politica, solo della politica, nient’altro che della politica. Altrimenti lamentarsi, davvero, non ha senso.
Moris Gasparri/LSDP


Un paese imbalsamato, ingessato, dove per aprire un negozio di lavanderia servono più carte ed autorizzazioni che per aprire una nuova centrale atomica in USA, un paese così è destinato all’estinzione. Un paese ripiegato su se stesso, che si guarda solo e continuamente l’ombellico è un paese irreversibilmente destinato a diventare marginale.
Un paese perennemente “appeso” alle parole di un vecchio rancoroso (Scalfari) e di nuove Torquemada (De Gregorio) è un paese già morto….Un paese dove non si muove foglia che PM non voglia è un paese dritto dritto sulla strada della dittatura giudiziaria….
Il compito della politica sarebbe quello di riuscire a fare ciò che è utile per il paese senza intraprendere scorciatoie emergenziali. La vera azione politica sarebbe quella di riformare le regole esistenti non con delle semplici deroghe alle norme vigenti, ma con nuove regole in grado di garantire celerità ed efficienza. La protezione civile factotum non è altre che il risultato dell’impotenza di una politica che non è stata capace in questi anni di fare le riforme che erano necessarie.
Si.
Vi ricordate dello scandalo della missione ‘Arcobaleno’? Barberi pagò colpe non sue, ma lui era allora il capo della Protezione Civile. Nel bene e nel male.
Se come lui stesso ha ammesso di essersi fidato troppo, dimettendosi dimostrerebbe di sapersi accollare, oltre che gli onori, cosa che gli riesce benissimo, anche gli oneri. Ma difficilmente in Italia qualcuno si assume la piena responsabilità del proprio operato. La colpa è sempre degli altri.
Io ritengo, dal mio punto di vista, che in Italia c’è sempre il problema di conoscere qualcuno, di essere presentato, da qualcuno. Si tratti di una visita all’ospedale o di autorizzazioni. Dalla raccomandazione alla mazzetta poi il passo non è così lungo
Alberto, ben detto, condivido.
Il fine della politica è far funzionare il paese, riformare i procedimenti bloccati e bloccanti, sostenere l’impegno, il lavoro, invece ……………..!
Si GianMarco, concordo con te, hai colto pienamente il senso della mia analisi.
[...] Per approfondire consulta la fonte: Tutta colpa di Bertolaso? [...]
La classe politica é lo specchio del paese che rappresenta. Ma davvero si pensa che il paese, cioé noi italiani, i noti e gli sconosciuti, siamo un popolo perbene?
ricapitolando…l’esito massimo che il miglior riformismo italiano…repubblicano…costituzionale…trasversale…insomma, comunque lo si voglia chiamare…è il bertolasismo che consiste nell’affidare nelle mani di un tecnico…limitando e/o annullando controlli e procedure…l’ordinaria amministrazione…per esempio la costruzione di un asilonido…in questo modo riformiamo la pubblica amministrazione…eliminandone le funzioni e tenendocela come soprammobile…ci voleva un genio come b. a pensare una cosa del genere…e tanti piccoli criptob. presenti nel pd…a sostenere questa idea…la prossima mossa sarà quella di commissariare il parlamento…operazione già in atto…col plauso…dei criptob del pd…sveglia…-
Mi ricordo della missione arcobaleno, Franco Barberi,”piacere-tenaja!” e compagnia bella.
E’ CICLICO, ‘o fatto, se questo strano paese non esce dal familismo amorale e dall’ approfittatore-di regime opportunista di massa, non ne usciamo, con le regole, senza regole, poche o molte che siano.
un uomo solo al comando non è mai la miglior cosa! anche per lui!
[...] di Ballarò, qui Bertolaso a Ballarò si difende (bene), qui Uno tsunami di mistificazioni e qui Tutta colpa di Bertolaso? Qui si sottolinea il comportamento del sottosegretario. Qui le analisi dell’on. Granata sulle [...]
non condivido quasi nulla dei ragionamenti di Moris Gasparri, che come il mago Silvan fa sparire tutto il marciume intorno e presenta Bertolaso (che mi sembra fra i pochi che si potrebbero salvare) come un innovatore rivoluzionario. Facendo carta straccia della Carta costituzionale e delle leggi. Il tutto deve passare prima dal parlamento che, piaccia o non piaccia, prima fa le leggi e poi le consegna all’amministrazione e ai giudici (per la parte giurisdzizionale), affinchè le applichino bene. L’atteggiamento di Bertolaso non è altro che il berlusconismo applicato in modo più elegante, ma la sostanza è la stessa. Si tratta di uno strappo alle fastidiose regole che tutti i governi che si definiscono , di ogni colore e di ogni paese, devono osservare e ad esse sottoposti.