Una “nuova” Idv dietro le scelte di Di Pietro in Puglia
È notizia ormai di qualche giorno fa che l’Italia dei valori abbia scelto di candidare al Consiglio regionale della Puglia Lorenzo Nicastro, il magistrato della procura di Bari che coordinava le due inchieste che nel 2009 hanno portato al rinvio a giudizio di Raffaele Fitto, cui vengono contestati i reati di corruzione, abuso di ufficio e concorso in turbativa d’asta.
È poco utile passare in rassegna il prevedibile elenco di dichiarazioni di solidarietà da un lato e di commenti sdegnati dall’altro (tra questi va però annoverato quello del senatore Pd Alberto Tedesco, il contestatissimo ex assessore alla sanità di Vendola), né serve rimarcare il buon gusto che il Pm ha dimostrato nell’annunciare, prima ancora di mettersi in aspettativa, la sua candidatura nello stesso collegio in cui opera da magistrato.
Più utile è cercare di capire perché Di Pietro abbia fatto ricorso a una simile candidatura, porgendo a Fitto un’occasione d’oro per presentare i processi che lo vedono coinvolto come una persecuzione politica. Di Pietro ha modi spicci e gli sono estranee le sottigliezze, ma si può escludere che sia stupido: è verosimile che portare Nicastro alla Regione rientri nel suo progetto di Idv 2.0.
Candidare magistrati non è una pratica giustizialista: il magistrato sottratto alle sue funzioni perde la sacralità che gli viene dall’essere l’emissario terreno della Giustizia. Le sue tesi accusatorie, tradotte in critiche politiche, perdono l’infallibilità che avevano agli occhi del giustizialista. Di Pietro insomma sta scegliendo di sottoporre al meccanismo del consenso quelli che fino a ieri considerava quasi assiomi divini. Sembrerà strano, ma la candidatura di Nicastro pare assecondare le tesi esposte da Bersani ad Annozero, secondo cui esistono comportamenti perseguibili per legge ma valutabili come politicamente positivi, e comportamenti non sanzionabili dalla giustizia ma politicamente deprecabili.
Su un piano più pragmatico, l’iniziativa di Di Pietro vuole soprattutto porre rimedio ad una grave pecca del suo partito, la mancanza di una classe dirigente locale presentabile: il candidato di punta in Puglia è un certo Giacomo Olivieri, la cui campagna elettorale appare finora come la più invasiva e costosa della regione: ex uomo di fiducia di Fitto, Olivieri migra nella Margherita, poi Pd, quando la destra pugliese affonda, sostiene la candidatura a primo cittadino di Emiliano con una ambigua lista civica di “moderati” e si sposta, solo qualche mese fa, nell’Italia dei valori.
Fino a ieri era per i giornali locali l’assessore in pectore in quota Idv. Di Pietro ha creduto che fosse bene frenarne la corsa, e si è procurato un candidato da sostituirgli nell’ambiente a lui più congeniale, la magistratura. Resta da vedere chi sarà premiato dalla sfida delle prefereze: per Nicastro, il cui profilo professionale non era brillante e ancora meno brillante appare il suo profilo politico, la strada è tutta in salita.


Mha riguardo la discesa in campo di PM, io credo che possa essere il miglior regalo al Berlusconismo.
E’ chiaro che quando accadono certe cose l’italiano medio non può che dare pienamente ragione ai teoremi di Mr.B. e quindi votarlo ancora, come fa massicciamente da anni, per impedirgli che il sistema democratico italiano finisca in mano a certi loschi figuri come questo Nicastro.
solo in una Repubblica delle Banane può succedere che un magistrato “de sinistra” (uno dei tanti) prima inquisisca i suoi avversari politici (facendosi scudo della Legge) e poi (a popolarità ottenuta) si candidi contro di essi.
Ma ve lo immaginate spiegare una cosa del genere ad un qualunque cittadino europeo: e poi dicono che in Italia il problema è Mr.B…No, in Italia il vero problema è che una super-casta di impuniti (i magistrati) tenta – non democraticamente – di sovvertire l’ordine costituzionalmente garantito. Banana republic, appunto.
Guardi, non ci sono dubbi sull’infelicità della scelta di candidare Nicastro, un po’ per il “regalo al berlusconismo”, ma soprattutto perché il Pm barese detiene probabilmente informazioni sensibili sul leader stesso della sua coalizione, da cui in virtù di ciò potrebbe aspettarsi particolari “premure”. Per questo alcuni potrebbero considerare auspicabile un flop di Nicastro alle urne, flop in effetti piuttosto probabile visto che la popolarità di quest’uomo è pari a zero (non ha mai usato, o se vi piace essere maligni, non è mai riuscito ad usare le sue inchieste per farsi pubblicità, a differenza di altri pm)
D’altra parte, credo che un cittadino europeo troverebbe ben più incomprensibile che un ministro venga rinviato a giudizio per corruzione rimanendo al suo posto: e qui il pm non c’entra, a meno che lei non voglia ipotizzare un complotto tra il pm e il gup (presto sapremo se anche il giudice di primo grado è coinvolto, e magari lo saranno anche quello di appello e di cassazione), che oltretutto nel rinvio a giudizio ha fortemente ridimensionato le tesi accusatorie.
Tutto questo ovviamente elude dall’analisi giornalistica, quindi mi sembra più opportuno scriverlo in sede di commento.
” ma è mai possibile che un magistrato dopo aver fatto indagini si presenti alle regionali nello stesso territorio,mettendo in discussione la credibilità della magistratura oltre che la propria immagine” Nicola Mancino, dopo il Si del CSM alla richiesta di aspettativa fatta da Nicastro