Verdini in uscita, tutto il Pdl in mano a Bondi
Dunque, ecco l’idea. Sono giorni che Berlusconi semina sfoghi con tutti quelli che incontra: per gli attacchi a Gianni Letta, per i sondaggi non proprio lusinghieri, per i guai in cui si è andato a cacciare Denis Verdini, per il partito che litiga su tutto e che c’è mancato poco che in Campania non finisse come in Puglia, dove Fitto ha tenuto duro sulla sua linea mettendosi su una rotta che (a giudizio del Cavaliere) porterà dritto alla sconfitta.
Per fortuna di Berlusconi, alla fine il campano Cosentino ha ceduto e l’accordo con l’Udc è stato raggiunto. Ma l’incavolatura del capo rimane tutta. L’idea è quella di cambiare facce e nomi al vertice del partito dopo le regionali. E di mollare tutto o quasi nelle mani di Bondi.
Il progetto è ancora in fieri, ma, secondo le intenzioni del Cavaliere, Bondi dovrebbe lasciare la poltrona di ministro dei Beni culturali a Giancarlo Galan, per dedicarsi a tempo pieno al Pdl. Che perderebbe sicuramente l’apporto di Verdini e forse anche quello di Ignazio La Russa, anche se su questo è legittimo nutrire dei dubbi, visto che l’anima ex An dovrà pur essere rappresentata in qualche modo e che, nella fattispecie, l’Ignazio non è tipo da togliere tanto facilmente il disturbo.
Quando l’altro giorno il Cavaliere ha tuonato “fuori dai partiti chi ha guai con la giustizia”, tutti hanno pensato a Nicola Cosentino, che invece, dopo dimissioni pro-forma, è ancora lì. Più probabilmente, Berlusconi si riferiva a Verdini.


Beh… si sa che a Berlusconi piace raccontare barzellette
Mefistofele inaugura una scuola di Catechismo !
Non è proprio una barzelletta.
« Se l’onore fosse redditizio, tutti sarebbero onorevoli. »
Thomas More, italianizzato in Tommaso Moro.
La Chiesa cattolica e la Chiesa anglicana lo venerano come santo; nel 2000 papa Giovanni Paolo II lo proclamò patrono dei governanti e dei politici.
Tommaso Moro coniò il termine “utopia”, con cui battezzò un’immaginaria isola dotata di una società ideale, di cui descrisse il sistema politico nella sua opera più famosa, L’Utopia, pubblicata nel 1516.
E’ uno dei due libri preferiti dal sottile intellettuale, ma è più intrigante il secondo:
” l’Elogio della Follia”!
Basti pensare che in epoca rinascimentale alla ” Stultifera Navis ” di Sebastian Brandt si contrapponeva per l’appunto l’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam.
Ma adesso si esagera: ” stu guvierno è ‘ na varca scurdata “.