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Le vite degli altri (le nostre e quella di Bertolaso)

Da non molto è passato in Tv il bellissimo film – Premio Oscar – Das Leben der Anderen (“Le vite degli altri”), un toccante racconto sullo spietato stile di vita nella Ddr degli anni ’80. Gli uomini e le donne della Repubblica Democratica di Germania erano – a tutti gli effetti – schiavi di un sistema oppressivo basato su delazione di massa, spionaggio, intercettazioni e pedinamenti: nessuno era al sicuro, nemmeno gli uomini della Stasi (che si controllavano tra di loro), nessuno era libero, nemmeno tra le mura di casa. Il terrore permeava la vita di quegli infelici sudditi del socialismo reale.

Signori, come vogliamo vivere oggi in Italia? La domanda non è poi così sballata, se ci pensiamo bene. Calma, anticipo subito le possibili obbiezioni: nella Ddr c’era un regime totalitario, c’era la potente Stasi ed avevano le Trabant (cioè c’era miseria), in Italia c’è la democrazia, c’è una magistratura indipendente e abbiamo le Ferrari (cioè c’è benessere).

Bene, archiviate le banalità andiamo alla sostanza delle cose: la nostra vita è (senza dubbio) già spiata telematicamente senza il nostro consenso. Telecamere di sorveglianza sparse ovunque, telefonini usati come localizzatori, bancomat e carte di credito per controllare il nostro stile di vita, telepass e tutor per sapere dove andiamo, informazioni sensibile ricavate dal web (orientamento politico, sessuale, religioso, abitudini alimentari ecc. ecc.).

A tutte queste forme di subdolo controllo si aggiungono quelle che “gli inquirenti” (categoria molto ambigua) impiegano con estrema disinvoltura per puntellare le loro inchieste: intercettazioni telefoniche “a strascico”, pedinamenti generalizzati, vaste intercettazioni ambientali, accessi alla vita privata. Tutti noi siamo già – di fatto – sotto la tutela di un grande fratello telematico totalmente invasivo e pervasivo della nostra vita.

Signori, dove vogliamo arrivare?

Certo, se tutti (ma proprio tutti) gli italiani fossero “monitorati” senza soluzione di continuità, probabilmente i reati si ridurrebbero a zero. Esiste già la capacità tecnica di farlo. Ma il gioco vale la candela? Siamo cioè disposti a rinunciare a tutta (ma proprio a tutta) la nostra libertà per sconfiggere l’illegalità? In nome di una superiore “ragion di Stato” siamo disposti a barattare la nostra libertà individuale con il “supremo bene” della collettività?

In altre parole, siamo disposti a vivere in una società dove l’entità statuale eserciti il totale e assoluto dominio sulle nostre vite per far trionfare il bene (comunque inteso) sul male, la giustizia sulle ingiustizie? La domanda è tutta qui. Gli uomini e le donne della Ddr hanno già risposto… Noi cosa vogliamo rispondere?

1 commento a “Le vite degli altri (le nostre e quella di Bertolaso)”

  1. estremo55 scrive:

    e anche tutti gli indirizzi IP sono regolarmente tracciati non solo dai siti interessati ad avere nostre notizie , ma anche come riportano vari siti informativi on line dalla federazione anti pirateria..che ha dichiarato consegnato all’autority le tracce direttemente rilevate ci coloro che fanno download di contenuti gravati da diritti…altro che DDR. E’ spionilandia 2.0 .. tutti si spiano a vicenda in bello spregio delle leggi che garantiscono la Privacy

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