L’inarrestabile leggerezza del circo mediatico-giudiziario
E daje un’altra volta. Dopo la querelle fra Gianfranco Miccichè e Paolo Berizzi (giornalista di Repubblica), ci risiamo un’altra volta. Protagonisti della vicenda: Lirio Abbate, “inchiestista” dell’Espresso, e Gaetano Armao, assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia.
Abbate, autore questa settimana di un articolo dal titolo “Alfabeto Criminale”, dove illustra gli affari e i protagonisti del “sistema gelatinoso”, cita l’avvocato Gaetano Armao, coinvolto da Pietro Miceli (commercialista palermitano che i pentiti indicano in contatto con Cosa Nostra e con la massoneria) in alcuni affari che riguardavano l’ampliamento dell’aeroporto di Perugia (su cui avevano messo le mani gruppi imprenditoriali vicini all’ormai famoso Angelo Balducci) e la realizzazione dell’aeroporto di Frosinone, su cui puntava Riccardo Fusi, titolare della Btp, azienda vicina al coordinatore del Pdl Denis Verdini.
Senza se e senza ma, questa volta Armao non perde tempo e segue la procedura abituale dell’annuncio urbi et orbi di querela: “Siamo dinanzi a un caso di giornalismo che merita di essere portato in tribunale – ha detto Armao -. Il mio nome sarebbe citato in una intercettazione telefonica tra professionisti e imprese che discutevano tra loro di una iniziativa di project finance (il testo della telefonata è stato pubblicato dal Messaggero). Nel corso della conversazione, pare che uno degli intercettati mi abbia citato come avvocato amministrativista con esperienza in materia aeroportuale”.
“Mi permetto di segnalare – aggiunge – che né la telefonata in sé, né i fatti specifici a me riferiti, né altre circostanze di contesto costituiscono reato: si tratta, a ben vedere, solo di un riferimento, non richiesto, di persone a me estranee, che discutevano della mia professionalità di avvocato. Senza considerare poi che le vicende si riferiscono a un periodo in cui non facevo parte del governo regionale”.
E poi sferra l’attacco al circuito mediatico giudiziario : “Ne discende che siamo dinanzi a un inaccettabile esempio di giornalismo d’assalto: associare il mio nome a quello di persone coinvolte in inchieste su appalti e affari e inserirlo in un ‘alfabeto criminale’ è assolutamente scorretto”. La querela ci sarà o c’è già stata, adesso si aspetta la scommessa. Che si preparino le agenzie di scommesse. E daje un’altra volta.


Proposta: e se abolissimo le cronache giudiziarie, sostituendole con le cronache dibattimentali? Eviteremmo figuracce ai giornalisti faziosi, alla ricerca dei fantomatici “zii” di Palazzo Chigi e finalmente ai lettori si darebbero notizie sui fatti oggetto del processo, e non sulle chiacchiere. Qualcosa del genere esisteva già in Svezia, dove non era permesso scrivere dei processi in fase di istruzione.
Il titolo ed il sottotitolo dell’articolo sono i seguenti:
“Alfabeto criminale
I protagonisti. Gli affari. I referenti politici. Guida alla cricca che si è spartita per anni denaro pubblico. Tra appalti milionari e costi gonfiati.”
Il testo alla lettera A dell’alfabeto è il seguente:
“Aeroporti più grandi e più costosi.I gruppi imprenditoriali vicini ad Ângelo Balducci avevano messo le mani sui lavori di ampliamento dell’aeroporto di Perugina, mentre Riccardo Fusi, titolare della BTP, azienda protetta da Denis Verdini, puntva a realizzare quello di Frosinone. In questo caso, l’intermediario con la politica era l’indiziato mafioso Pietro Di Miceli, palermitano, che i pentiti indicano in contatto con Cosa Nostra e con la massoneria. In questo affare Di Miceli coinvolge anche l’avvocato Gaetano Armao, attuale assessore regionale in Sicilia.”
Fossi io al posto di Armao, non avrei querelato Abbate, ma sarei andato ad aspettarlo fuori dal giornale e gliele avrei suonate per bene. Quello di sopra non è giornalismo, ma delinquenza pura al riparo della cosiddetta libertà di stampa. Sarebbe ora che qualcuno di questi cosiddetti giornalisti invece di una querela si beccassero una scarica di legnate.
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