rss twitter facebook youtube search
top

Le inutili chiacchiere sulla corruzione e le riforme che non si fanno

Il palinsesto italiano mette in scena in questi giorni la pièce Attenti alla corruzione. Sarebbe spuntata come un fungo dopo le piogge di queste settimane, dicono le cronache. Molti pensano che con la primavera elettorale svanirà: nessuno ne parlerà più, come nelle migliori tradizioni della nostra compagnia di giro politico-mediatico-giudiziaria.

Ma per ora a teatro c’è il tutto esaurito. Ai protagonisti di sempre – il vecchio trio Lescano del moralismo Travaglio-Di Pietro-De Magistris – si sono aggiunti i siparietti dell’apocalittico Galli Della Loggia (“La corruzione e le sue radici”: siamo bacati dentro, mi salvo solo io); il pol-pop Bersani (“L’occasione fa l’uomo ladro”: si annunciano successive riflessioni su mezze stagioni e zampini di gatte); il prudentissimo Pisanu (“La corruzione è dilagante, l’Italia può rimanere schiacciata”: un tipico detto-non detto di stampo moroteo); e naturalmente Berlusconi, il più figo di tutti, che, per non restare fuori del palcoscenico, ha addirittura preparato un bel decreto contro i birbantelli.

Chiacchiere. Inutili, controproducenti, buone solo per fare propaganda, creare allarmismi e magari ulteriori bardature burocratiche. Unica conseguenza certa, una nuova caduta di credito e di autostima del paese.

Solo in due – Fini e Montezemolo – hanno detto qualcosa di sensato: “Il compito della politica è riformare la cosa pubblica”; “Colpa delle riforme mancate”. Fuochino. La rinuncia alle riforme è una delle ragioni di fondo dell’attuale emergenza-corruzione. E’ come se la politica – bruciata dai molteplici tentativi falliti, e abdicando alle sue funzioni fondamentali – lanci da tempo a tutti un messaggio disperante: il sistema è strutturalmente malato e irriformabile. Ergo: ognuno faccia quel che crede.

Calate questa impotenza, questa assenza di visione e di leadership, su un paese non particolarmente dotato di spirito pubblico, e otterrete il risultato. Scontato, matematico. In un sistema che fa acqua da tutte le parti, la corruzione diffusa non può che aumentare.

Se questo è il quadro, invece di urlarsi addosso, flagellarsi, giustificarsi, denunciare, titolare, esagerare, bisognerebbe fare una sola cosa. Tornare, con un inopinato scatto di serietà, a parlare di riforme. E magari a farle. Ma temo che non avverrà, e che dovremo sorbirci molte repliche della pièce, almeno fino alle prossime elezioni.

10 commenti a “Le inutili chiacchiere sulla corruzione e le riforme che non si fanno”

  1. sophia colpiacca scrive:

    standing ovation for you!

  2. madcap scrive:

    Ho letto or ora l’articolo di Galli della Loggia:

    “la corruzione di questo Paese – anche quella pubblica – è invece qualcosa che viene dal profondo, che rimanda alla storia vischiosa, oltre che del nostro Stato, della nostra società; ai suoi meccanismi e vizi inveterati”

    …mhm, ma lui non li considerava anti-italiani quelli che la pensavano così?

  3. Mario scrive:

    Caro CV, ma quante riforme si sono fatte in Italia negli ultimi quarant’anni e non é cambiato nulla?

    Come è possibile credere che siano le sole leggi a frenare la delinquenza e la corruzione?

    Di leggi mi risulta ne abbiamo dieci volte tante di quelle che si hanno in altri paesi. E allora?

    Non sarà che c’è una eccessiva propensione al delinquere dell’italiano medio? Una diffusa mancanza di etica personale?

    Chi è onesto non ha bisogno di leggi né di “riforme” per esserlo. Non di leggi o riforme, ma dell’applicazione pura e semplice della legge, con durezza e senza sconti, si ha bisogno. Ciò, secondo me, non diminuirà di un ette la corruzione in Italia. Ma per lo meno si vedranno andare in galera i disonesti, e rimanerci. Il ché non è poco.

  4. Claudio Velardi scrive:

    @ Mario. Parlo di riforma della Costituzione e delle istituzioni, di cui si parla dal 1982, mi pare. Riforma necessaria, visto che ormai il sistema è totalmente dissestato, privo di equilibrio, di pesi e contrappesi, etc… Quanto alla “natura” degli italiani, è un dato che con un sistema funzionante e coerente potrebbe progressivamente migliorare…

  5. andrea lucangeli scrive:

    Povero Conte di Cavour si starà rigirando nella tomba a vedere com’è ridotta la sua povera italietta post-sabauda…
    Riforme? Chi tocca muore, dire Bicamerale è come dire patibolo, ne sa qualche cosa il povero D’Alema “impallinato” come un tordo per aver osato ammiccare al Berlusca in anni passati…
    Però non sono convinto che gli italiani siano geneticamente dei ladri, è il sistema che invoglia….Anche un tedesco – dopo dieci anni passati in Italia – “fa il furbo” quando può (parlo per conoscenza diretta e personale….)

  6. Antonio scrive:

    Monsieur de Lapalisse (che poi non è vero che dicesse cose ovvie e scontate, la storia è diversa):
    1 – Per fare le riforme occorre ESSERE riformisti.
    2 – In Italia i riformisti VERI sono stati e sono ampia minoranza
    3 – Ergo, scordiamoci per moltissimo tempo riforme concrete ed incisive

  7. Mario scrive:

    Mmmm….Costituzione e istituzioni…norme e regole…sulla carta. Migliorarle di certo non fa male.

    Ma sono gli uomini a renderle funzionanti oppure no. Ho passato la mia vita lavorativa in grandi aziende high-tech.

    Mai visto una azienda prosperare solo perchè si fosse dotata di norme e processi interni buoni o perfino eccellenti. Ne ho viste molte, invece, andare a rotoli, anche se, sulla carta, molto bene organizzate.

    Perché sono gli uomini, il fattore umano a far la differenza.

    Le regole e le norme sono come l’intendenza di Napoleone: seguono.

  8. Paolo Pantani scrive:

    La corruzione & le riforme, la £ questione morale $, assomigliano alle giaculatorie del rosario de’ femminielli: uno, doje, tre e quattro,
    cinche, seje, sette e otto.
    Sembrano osceni, in realtà simboleggiano il rapporto con la morte, un passaggio collettivo esorcizzato in modo pagano, nemmeno sincretico.
    Avevamo fatto una bella legge per il contenimento energetico dieci anni fa, i tedeschi ce la hanno copiata appunto, i decreti attuativi sono usciti solo l’anno scorso.
    Non servono solo leggi, ci vuole una riforma intellettuale e morale che parta dagli ultimi, cosa che è sempre auspicata in italia e mai minimamente tentata o cominciata, ridevano qauando ci provò Berlinguer.
    Forse siamo vecchi, troppo vecchi, aspiriamo solo alla morte o all’oblio, un lungo sonno, come tanti gattopardi.
    In un mondo di addormentati, i semi-desti sono detestati se non si organizzano con ottimismo : ma come, non ce conviene a tutti continuare così?
    Ma chi ce ammazza a noi?
    E vai con il tango, il legittimo impedimento, el paseo, la comparsita y el casquè.

  9. John Doe scrive:

    @ Mario: non farei i paragoni tra l’Italia e le aziende serie (high o low è lo stesso).
    Prova ad essere un amministratore che fa e disfa alleanze con i suoi concorrenti tutti i giorni. Poi magari perdi anche 1/3 del fatturato. Poi il tuo principale concorrente ti offre un posto di prestigio nella associazione europea di categoria, e lo perdi perchè i tuoi consociati esteri ti impallinano. Ah, finalmente trovi uno strapuntino in Italia, ma sempre grazie al tuo concorrente…..vincitore sul mercato e non ai tuoi meriti commerciali e finanziari.
    Quanto dura un amministratore così in un’azienda seria? Dai dimmi la verità Mario :-)

    Mah, sti aperitivi mi fanno male, a me sta storia ha ricordato Max D’Alema :-)

  10. [...] Vai a vedere articolo: Le inutili chiacchiere sulla corruzione e le riforme che non si fanno [...]

  11. Mario Giardini scrive:

    Per John Doe.
    Scusa, ma quello che dici somiglia a questo: la squadra di calcio va male, soluzione: via l’allenatore. Poi la squadra finisce in B, comunque e molto spesso. O magari migliora di un pochino. O perfino (evento saltuario come l’intelligenza a sinistra) vince il campionato nazionale.Mai visto però undici brocchi vincere la coppa dei Campioni. O, meglio, la SuperCoppa (mondo globalizato). Tutto il ragionamento di Claudio poggia su una ipotesi non dimostrata e non dimostrabile: migliora le regole, e migliorerai la nazione. (Ovvio che parliamo dell’Italia di oggi, e solo di quello).
    PS: l’accenno al high tech era solo perché corrisponde alla mia esperienza di lavoro. Nulla più.

  12. [...] via Le inutili chiacchiere sulla corruzione e le riforme che non si fanno – The Frontpage. [...]

Che ne pensi? Commenta!

top