Metriquadri calpestabili /13: Per voce sola
“Vai a dirgli qualcosa.”
“Io? E perché?”
“Dai. Dario. Vai.”
“Ma perché io, scusa?”
“Perché potevi esserci tu, al posto suo.”
“E va bene, ma questa me la pagate. Pierluigi?”
“Eh.”
“Dai, non fare quella faccia.”
“Ma lasciami stare, lasciami.”
“Dai, poteva andare peggio.”
“Tipo peggio come? Che bombardavano l’Ariston?”
“Ma no, vabbè, dai, si è visto pure in televisione che Claudio aveva la claque, dai, non te la prendere. Vieni qua che ci facciamo due spaghi, Anna ha portato le sarde fresche.”
“Ma no, ma senti, guarda che io mica la posso prendere bene, una cosa così.”
“Eh, capisco. La figuraccia.”
“Eh, ma scusa. Uno va lì tutto pronto, avevo fatto anche i gargarismi con lo Iodosan, mangiato il miele, scaldato la voce prima… ero tutto pronto…”
“Pier… non… non mi pare che il problema fosse la voce.”
“Uno va lì, dico, tutto pronto… mi avevano detto che avrei fatto il duetto con la Clerici… un medley di Va’ pensiero e Avanti popolo, una robina bipartisan… e mi mettono davanti gli operai.”
“…”
“Voglio dire, al Festival ci vanno a cantare tutti, perfino gente che fino all’altro giorno non poteva mettere piede in Italia, e io no?”
“Pier…”
“Mi avevano assicurato, as-si-cu-ra-to cinque minuti di palco tutto per me, poi saliva Claudio, raccontava due barze e alla fine arrivava Bigazzi riabilitato con un chilo di spezzatino di soriano. Lacrime e pubblicità e par condicio. Invece mi hanno fatto il trappolone, mi hanno fatto.”
“Non te la prendere, Pierluigi, ma non penso che ti avessero chiamato lì per quello.”
“No?”
“No.”
“E cosa si aspettavano? Che dicessi pure delle robe di contenuti prima delle tagliatelle di nonna Pina?”
“Probabilmente no.”
“E allora. Ah, ma l’anno prossimo mica mi faccio fregare: mando prima l’agente a contrattare la comparsata.”
“L’anno prossimo.”
“… tanto siamo ancora qui, no? L’anno prossimo?”


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