Due quotidiani e due tv per un Pd senza voce
“Il problema del Pd? E’ afono. Parla ma non lo senti. E se per caso urla, ne vien fuori una specie di brontolio”. Fatevi un sondaggio ai piani alti del Nazzareno e sentirete più di uno lamentarsi così. Perché a cinque mesi dal varo del bersanismo e a meno trentatré giorni dalle Regionali questo è uno degli incubi che scuote il sonno dei democratici.
Non è tanto la mannaia del cosiddetto Milleproroghe, che pure i suoi danni se non cambia in corso d’opera è destinato a fare. E’ proprio che si sente il vuoto di regia – proprietaria, finanziaria e strategica – sul fronte in assoluto meno congeniale al duo piacentino Bersani-Migliavacca. I quali, da gente pragmatica, sentono tutta la gravità del momento, ma sono alquanto refrattari nel metter mano a una babele di sigle e voci di bilancio che la teoria elementare dovrebbe spingere a spianare con le ruspe. Invece No. Invece si prosegue lungo una rotta che definire confusa è poco.
Due quotidiani diretti da Stefano Menichini e Concita De Gregorio. Due televisioni (sic), la veltroniana YouDem e la cassintegrata Red. Un bimestrale dalemiano (Italianieuropei) e sullo sfondo quel plateau di bollettini riviste newsletter emanazione del correntismo e simbolo decadente di un partito che si è sciolto nel movimento, in senso letterale. Quintali di parole e tonnellate di carta con peso specifico di rado superiore allo zero. Informazione liquida, la definirebbe Bauman, ma col tono dello sfottò.
La diaspora di menti e risorse, va detto per onestà, non è imputabile all’ultimo arrivato. Pierluigi, poveretto, ha ereditato il pregresso. La questione è che più o meno da vent’anni si continua a spolpare l’osso, o ciò che ne resta, della grandeur di partiti in conflitto antropologico con uno straccio qualunque di management editoriale. Sogni di gloria alternati a buchi spaventosi nelle entrate. Restyling di grafica e formato (lo ricordate vero, il doppio dorso dell’Unità di Veltroni?) abortiti nel tempo record del semestre.
E poi – sempre parlando del quotidiano fondato da Antonio Gramsci – il trauma della chiusura e la riapertura colombiana ma, da allora in poi, senza più remore o censure nello schierarsi dove volevano direzione e proprietà. e in barba al vecchio azionista politico. Azionista, per altro, che nella tradizione dei becchi e bastonati ha proseguito a trasmettere milionate di finanziamento pubblico, come se nulla fosse.
Il risultato attuale è alquanto deprimente. Verso Europa si respira tanta bonomia e il dispiacere di una diffusione semi clandestina. Quanto a l’Unità il quadro è più complesso. Stando ai numeri in circolo, la testata continuerebbe a vendere fra le 45.000 e le 50.000 copie (ma c’è chi giura che sarebbero parecchie di meno). Il che, per inciso, non era scontato all’atto del divorzio della triade Travaglio-Colombo-Padellaro. Invece la Direttrice ha coperto il buco. E lo ha fatto con un giornale che alla media diffusa dei dirigenti del partito non piace, ma che oggettivamente ha giustificato sin qui la sua tribolata esistenza, almeno sotto il profilo delle cifre.
Di Soru, l’editore attuale, non sono note o chiare le intenzioni. Pare voglia sganciarsi dall’impresa, ma con stile, senza strappi e ricercando in accordo col nuovo leader la cordata giusta per un passaggio di mano. E qui gli scenari non sono un numero infinito, soprattutto se si escludono quegli Angelucci che in piena epopea veltroniana un pensierino lo avevano fatto, salvo ripiegarsene offesi sulla creatura di Velardi e Polito. Comunque sul fronte del denaro se ne riparlerà, forse, a primavera inoltrata, una volta archiviato il voto e misurata la stabilità di Bersani.
Per intanto Concita scuote i salotti televisivi, amata e ammirata quanto basta, e regola il traffico della redazione con pugno severo. Cosa, pare, all’origine di frequenti malumori mai però certificati da un vero dissenso. Tutto come ieri e tutto come sempre, insomma, in attesa di quello scossone che in diversi attendono almeno dal crollo del Muro di Berlino ma che, con ogni probabilità, tarderà ancora un po’. Nell’attesa è comprensibile che uno si butti a sinistra. Pardon, a Sanremo.


Premesso che concordo sulle difficoltà di comunicazione del Pd, trovo singolare che in un sito come questo si valuti la “voce” del Pd solo sulla base delle sue “tonnellate di carta” o al massimo di canali tivù, mentre sarebbe un po’ più interessante e significativo, nel 2010, valutarne pregi e difetti in termini di comunicazione on line e soprattutto di web reputation.
Ci sarebbe parecchio materiale in merito, non vi pare?
Un caro saluto
ag
Web reputation: come scrivere sull’acqua
Noto un singolare lapsus del relatore dell’articolo: se youdem è veltroniana, perché redtv è etichettata semplicemente come “cassaintegrata”? Non sarebbe più corretto precisare “dalemiana e ora cassaintegrata”?
A Walter quel che è di Walter, a Massimo quel che è di Massimo.
Di giornali del PD ve ne sono diversi, il notizia mostra poco coraggio parla delle ruote di scorte che hanno la loro funzione, ma solo nell’emergenze, un pò come la protesione civile.
E’ chiaro a tutti che siamo il paese delle emergenze in tutti gli angoli e in tutti gli ambiti , però perchè non parlare del giornale di proprietà della tessera numero 1 del PD.
La vera corazzata.
Il giornale del direttore che partecipa alle primarie e dichiara di astenersi dopo aver dato la linea.
Un pò più di sincerità, “ma anche” di coraggio.
Dall’altro lato i giornali sono ben più di due e con ben note risorse, più pubblicitarie che di vendita.
Ma questo disturberebbe il sostegno alla donna che spezzerà in due l’italia, la patria, la nazione: quanti sono i giornali che sostengono la “Polvere di stelle ” ?
[...] Passo velocemente al secondo motivo. Alcuni parlano di un nuovo interessamento degli Angelucci per l’Unità, sempre su sponsorizzazioni interne al PD, in questo caso molto altolocate; l’obiettivo sarebbe quello di mettere l’attuale direttore del Riformista, Antonio Polito, al posto della De Gregorio. La notizia non è nuova, il blog dei D’Alema boys, Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino, da un pezzo ha iniziato a spingere per la scalata. [...]