Una fiaba metropolitana sulla politica e l’invecchiare bene
Al centro di Roma, in un raro pomeriggio di sole, una conversazione captata per caso su un autobus ci svela che tra i politici c’è qualcuno consapevole che si può non morire in politica. L’”antidinosauri” è un uomo alle soglie dei 70 anni, con alle spalle una importante carriera e autorevoli incarichi di nomina politica. Adesso, racconta ad un amico, è il momento di dedicarsi a se stesso.
«Sono tornato ad essere padrone del mio tempo», diceva. Raccontava di una recente conversazione con un altro amico, anche lui fuoriuscito dal giro prima di intraprendere la strada del cimitero degli elefanti: si erano scambiati vicendevolmente complimenti e sentimenti di soddisfazione, al grido di «abbiamo già dato». L’amico sul bus obiettava: eppure tanti politici restano in carriera ricoprendo incarichi fino a tardissima età. Il nostro uomo replicava: non sono loro che restano in attività perché gli assegnano incarichi, ma accade il contrario: si procurano l’incarico per non ritirarsi.
Sindrome da parlamentare, così l’ha definita: dopo anni e anni di routine in trincea, il politico affetto dalla sindrome, quando arriva il martedì, scalpita e deve partire, andare a Roma a lavorare. E poi arriva il giovedì e si va in giro, “sul territorio”, a coltivare il collegio elettorale. L’ex politico del bus conosce i sintomi perché anche lui si era ammalato, ma adesso è guarito e può gestire il suo tempo da padrone.
Si potrà obiettare che forse l’“antidinosauri” oggi parla così perché la politica l’ha messo da parte. Può darsi, ma intanto è una bella notizia sentire un autorevole ex rappresentante delle istituzioni che scopre il piacere di vivere fuori dal Palazzo. Qui non si mette in dubbio l’utilità dell’esperienza, né l’importanza della saggezza nell’agire politico, ma se qualcun altro seguisse la strada dell’ex parlamentare che chiacchierava sull’autobus, la politica italiana ne trarrebbe certamente un beneficio di motivazione e dinamismo.


Concordo. Ma in Italia, purtroppo, la professione del “politico a tempo pieno” è un male comune alla destra ed alla sinistra. Vogliamo fare dei nomi? Fini, Casini, D’Alema, Pannella, Bonino etc. etc. tutta gente senza arte ne parte (cioè senza un lavoro vero nella vita) che hanno fatto della politica il loro unico mezzo di sostentamento…
Ricordo ai più distratti che Tony Blair si è ritirato dalla politica attiva poco oltre i cinquant’anni…..
Scusate, nella lista ho dimenticato di inserire Bossi….
fosse per me, diventerebbe obbligatorio lasciare la politica attiva ad una certa età; il “pensionato politico” dovrebbe poi, al limite, fare “volontariato politico”, leggasi insegnamento, alle nuove generazioni di aspiranti politici.
la pensione maturata, forse meritata, li supporterebbe comunque ampiamente.
lucangeli hai dimenticato il meglio:
Cicchitto, Gasparri, Polverini, Bondi, Capezzone, Rutelli, Veltroni, Mastella e consorte, Bertinotti, Formigoni, Giordano, per falititare si potrebbe prendere la navicella.
Sebbene non credo che i vari Ghedini, Sircana, Borghezio per il sol fatto che abbiano una professione siano policamente più competenti degli altri.
I fatti ci narrano che non vi è più selezione di classe dirigente, nella politica e nella sociatà, si è scelti per cooptazione nelle professioni, nella politica, non vi è più mobilità sociale, quella poca che c’è ha un apercentuale bassissima, infinitesimale.
L’altro fatto è che sono in tanti, in troppi. Si tende sempre a taglaire la rappresentanza nei comuni medi e enlle città, e questo può andare anche bene, basta poi non proliferare in aziende consortili, ma dove occorrerebbe tagliare seriemante non lo si fa.
Mi sembra serio che il molise abbia trenta consiglieri regionali? e poi due consigli provinciali e la campania o la lombardia che saranno oltre 15 volte più popolose hanno tra i 60 e gli 80 consiglieri e poi 1000 parlamentari.
Ridiciamo il numero che si alzerà anche la qualità.