“Con quella faccettina, si vergogni, Concitina”
O noi reprobi! O noi immondi! O noi che rifuggiamo dai sacri offici televisivi di Santa Concita De Gregorio come l’indemoniato innanzi all’esorcista. O noi malati di garantismo che, invece di intonare un osanna alle sentenze catodiche della pia direttora, ritmiamo uno spudorato inno al demonio:
“W Ignazio La Russa” - gridiamo alla volta dello schermo quando l’antropomorfizzazione ministeriale dello sterco del diavolo replica alla bionda incarnazione della moralità pubblica, bestemmiando: “Con quella faccettina, si vergogni, Concitina”.
A noi che le apparizioni di Santa Direttora aureolata da democratica indignazione ci innescano l’irrefrenabile istinto a sacramentare nefandezze con tale demoniaca veemenza che persino il quadrupede domestico, assopito sul divano, sopraccicigliando, ci prega di cambiar canale.
Noi che la postura di Concita – ispirata, intellettuale, santa – non sapremmo sostenerla neppure per scherzo, figuriamoci concepirne la traduzione pubblica nel linguaggio tv. Noi che ai primi piani televisivi della Concita silente ci sbellichiamo di risa, mentre a quelli della Concita parlante ci contorciamo di dolore.
Noi che spacciamo per manipolazione bieca e sfacciata le declamatorie verità che la Santa rivela, con il conforto – anzi, il pretesto – delle carte. Noi che dalle carte ricaviamo tutto un altro film rispetto a quello che Concita descrive – lo sguardo elegantemente occhialuto, matita tra le dita – e che il conductor proietta a beneficio di noi ciechi, di noi sordi. Di noi che dalla Verità-fatta-Concita non riusciamo proprio a farci illuminare.
Ebbene, noi… Noi siamo perduti. Ed è inutile penitenziare o fare fioretti: manco la sottoscrizione di un abbonamento a vita all’Unità riuscirebbe a mondarci dai peccati commessi in nome dell’umana libertà, perché noi che la lectio a divinis dispensata a puntate in tv ci spinge tra le braccia del demonio – diciamolo -, noi non abbiamo alcuna chance di redimerci.
Perché, benedetti figlioli, quello che noi non potremo capire mai è che la salvezza è questione di stile. Di tono della voce. Di collanine di perline che si insinuano tra le dita e che, nel loro aereo fluttuare mediatico, sembrano un vezzo da abc della seduzione femminile mentre invece sono l’esprit della moralità. L’estetica è etica. E la prossemica, in questo, è magistra vitae.
Il sopracciglio che si leva sbigottito innanzi all’ardire dell’interlocutore di contestare il verbo… ma santoddìo come non capire che quel sopracciglio è un monito a tutti noi a tacere. Perdìo! Tacciamo per salvarci. E reprimiamo la tentazione di lavorare di neuroni finendo magari con il dar fondamento alle improbe argomentazioni degli impuri. Accidenti, è così chiaro che la salvezza non ammette incursioni nell’oscura perversione dell’universo altrui.
Noi che la “faccettina di Concitina”…
Noi siamo perduti. E di questa perdizione abbiamo l’impudica velleità liberale di sentirci fieri.


Gentile Signora,
Le consiglio vivamente di cambiare spacciatore.
[...] 25 febbraio 2010 di Kuliscioff per The Front Page [...]
Se un adolescenziale pudore non consente di condividere apertamente con altri la propria idea di bene e di male. Se come fanno talvolta i bambini, per paura di essere vittime del lupo cattivo, si finisce a identificarsi con quello ed a fare la sua parte. Se della propria indifferenza verso la sensibilità ed i problemi degli altri si fa una fede e non un problema. Allora direi che è davvero meglio parlare di posture e faccettine e di quanto sono ridicoli coloro che non hanno bisogno di nascondersi dietro il dito della propria paura.
Il giornalismo – in democrazia – è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai giornalisti…..professionisti……
La Concita che butta secchiate di guano contro tutto e contro tutti (ma non tollera di essere interrotta o contraddetta) è la solo la (patetica) versione femminile del travaglismo…..
non si capisce niente, che voleva dire questo post?
accidenti che carognata……. Verebbe da dire che solo le donne sanno essere VERAMENTE perfide……
poverina.Non ha le fisique du ruol.Come fare a credere davvero che quelle labbra turgide e imbronciate possano dire qualcosa di freddo ,o addirittura di decomposto? Come immaginare che sotto quella chioma ben lisciata e composta si celi una scalmanata pasionaria?Come ammettere l’esistenza del piglio rivoluzionario in quelle gambe glabre di peli bindoniani?
physique du role, Sofia ColPH (PH > o < 7?)
Il commentatore è stato colpito dall’accidia, solo così si comprederebbero tali analisi sconclusionate.
Non so se tale status abbia colpito anche gli amministratori che pubblicano a go go note e commenti il cui filo rosso è sempre e solo indirizzato verso persone che detestano e che però non riescono a mettere in ombra.
In altra epoca si sarebbe afferemato : “Avanti Savoia !!
avete toccato il fondo…il partito dell’amore…liberali…e poi…non conoscete l’italiano…e vi avventurate nel francese…
Admin, lieve ’stu post ca nunn’é venuto ‘bbuono
[...] Per approfondire consulta la fonte: “Con quella faccettina, si vergogni, Concitina” [...]
CO-SIN/SIN-CO ovverosia: Il coglione di sinistra – Parte I
Il coglione di sinistra non è, contrariamente a quanto il sostantivo lascia presumere, il testicolo che occupa la posizione di babordo, a sud della testa di cazzo del suo padrone.
Nossignore. Il coglione di sinistra è un abito mentale, una “cultura”, un modo d’essere identificabile, conoscibile e conosciuto.
Il coglione di sinistra è il solo segno componente il DNA dell’imbecille universale.
Il coglione di sinistra è perseverante, irremovibile, impermeabile al dubbio, impersuasibile dal raziocionio. E’ un baluardo inespugnabile posto a difesa delle sue ipocrite e fraudolente persuasioni.
Schiavo perenne della sua inestinguibile accidia, è il tonto del villaggio globale, eternamente sedotto dalla femmina sbagliata, che non lo caga nemmeno al cesso.
Al pari di ogni idiota, si reputa abile, dotato, sveglio, pronto, perspicace, avveduto ed acuto. Non di rado, seducente e simpatico; ma sempre, macho o topa cosmico/a.
Si giudica infallibile. Purtroppo lo è: infatti, è infallibile nello sbagliare.
Brama eccellere in tutto. Politica, arte, filosofia, giornalismo, teatro, cinema, musica, storia, sono solo alcuni dei campi in cui il coglione di sinistra predilige svelare la sua impareggiabile inettitudine.
Spassionatamente definibile anche quale sinistro coglione, date le catastrofi filantropicamente elargite ad ogni società umana in cui attecchisce, d’ora in poi lo appelleremo co-si o sin-co a seconda dell’opportunità.
Non sussiste pericolo che un co-si doc si mascheri: il suo DNA monolettera glielo vieta.
Per tutta la vita sosterrà gagliarde corbellerie: “In Russia, un uomo entra (nel gulag ndr) come criminale ed esce come un normale individuo, ammesso che si riesca a convincerlo ad uscire. Da quel che ho potuto capire i prigionieri possono fermarsi quanto vogliono. (G.B.Shaw, ndr)” a dimostrazione del suo sublime ed inarrivabile co-sinismo.
Stanarlo è facile, giacché il sin-co è ossessionato dalla celebrità, e, pur disdegnandola a parola, dalla ricchezza.
La ricerca del sin-co universale, sottospecie italica, non è lo scopo di questo dizionario.
Trovarli e contarli è gioco di bambini. Basta infirlarsi in una marcia per la pace, in un raduno no global, assistere ad un outing o al gay pride day. Troppo banale.
Sono interessato al ciclo di vita del co-si. Voglio scoprire quali sono le condizioni che ne consentono l’apparizione, la crescita, e l’espansione, per combatterle.
E quali invece, ne ostacolano il doveroso trapasso, con lo scopo di rimuoverle, se mi riesce, collaborando operosamente all’estinzione della specie.
NDR: esiste scritto equivalente che descrive il Co-Des, cioé il coglione di destra. Appena un articolo lo esigerá, posterò, per par condicio, il suddetto scritto. Trovo difficile collocare il Co-cen, cioè la descrizione del coglione di centro. Che la redazione di thefrontpage mi aiuti.
Bravi.Siete preparati.Non si scrive così.L’ho scritto come si legge, così capite tutti e avete un motivo per prendervela con me e non con chi ha scritto il post…:-)
[...] via Con quella faccettina, si vergogni, Concitina [...]
Sopia:
ne sai una più del diavolo, tu …