E’ Concita la vera vittima dell’Unità
Non troppo tempo fa, in un’assemblea di redazione dell’Unità, Renato Soru se ne uscì, per una volta, con una frase chiara: “Prima di salvare voi devo salvare i miei, quelli di Tiscali. Voi siete soltanto un obbligo che ho contratto con Veltroni”. Non c’è che dire, con un editore del genere non è facile coltivare speranze per il futuro. E la prima a capirlo, naturalmente, è stata Concita De Gregorio.
A sedurre Concita fu, come è noto, Veltroni. E lo fu nel suo modo suadente, che molti conoscono per amara esperienza personale, carico di promesse e di visione, gravido di impegni e di prospettive… Nel piano di Veltroni, l’Unità in minigonna doveva diventare, con la direzione di Concita e i soldi di Soru, un giornale chic e cool, trendy e modaiolo, molto democrat e molto veltroniano.
Le cose invece sono andate in un altro modo, e tanto Soru quanto Veltroni sono caduti molto prima di quanto tutti si aspettassero. E, paradossalmente, sono caduti insieme: per l’Unità, un pessimo presagio. Tant’è che Soru, un secondo dopo le dimissioni di Veltroni, ha chiuso i rubinetti. E Concita s’è trovata, suo malgrado, a battere i corridoi del partito o della Cgil per strappare qualche promessa e qualche abbonamento, anziché i salotti culturalmondani che le erano stati promessi. Della gloria che non fu è rimasta soltanto la presenza fissa a Ballarò, ultimo bastione del veltronismo reale (Fabio Fazio, come si sa, è sempre lesto nel riposizionarsi)
Così Concita ha cominciato subito a darsi da fare per trovare una nuova occupazione. Ma la strada è in salita. A Repubblica la porta è sbarrata, un po’ perché i rapporti non sono rimasti ottimi, e un po’ perché la ristrutturazione in corso prevede prepensionamenti e cassa integrazione, non certo nuove assunzioni “pesanti”. Con la Stampa di Mario Calabresi – altro rampollo del noto gruppo politico-editoriale – le cose non sono andate meglio, e l’autocandidatura alla vicedirezione è naufragata (sembra anche per un’antipatia di Jaki Elkann). Il terzo tentativo di Concita è stato con l’Espresso, e anche questo si è concluso con un buco nell’acqua.
Quanto a Soru, il suo pallino resta la televisione. Aveva cominciato a parlarne quasi due anni fa, raccogliendo pareri e proposte da varie fonti e sondando la possibilità di una sinergia con RedTv (che nel frattempo è morta). E continua a parlarne oggi. L’idea è un canale all-news sul digitale terrestre, in diretta concorrenza con RaiNews24 e l’annunciato canale d’informazione di Mediaset cui stanno lavorando Mauro Crippa e Alessio Vinci. A lavorarci dovrebbero essere prevalentemente, o forse esclusivamente, i giornalisti della Nie (la società che controlla l’Unità, per l’80% di proprietà di Soru), che peraltro non hanno alcun tipo di esperienza del genere. Eppure Soru dice di voler debuttare in tarda primavera, dopo le elezioni regionali. Un motivo in più per tentare la fuga.


Se la sig.ra De Gregorio rimanesse disoccupata per il resto della sua vita sarebbe un bene per tutti. A cominciare dai suoi lettori.
Concordo con Mario….
Alcuni commenti e alcuni interventi in questo sito sono la cartina di tornasole che sostenere che molti sono infastiditi dall’ascolatre ragionamenti diversi dai loro e per questo sono disposti a far tacere o etichettare gli altri eancora di più le altre i malo modo.
In Italia chi non volesse restare disoccupato, in fondo, ha sempre una possibilità offrirsi al miglior padrone, in molti lo fanno, altri hanno deciso diversamente e questo disturba tanto il manovratore di turno e i suoi adoratori.
Fortunati quest’ultimi che hanno la verità in tasca!
Per il resto la dr.ssa Concita continuarà a scrivere non so dove, “ma anche” ad avere un certo seguito di lettori, come è successo per Padellaro e Colombo e prima ancora per Sansonetti, per Renzo Foa e Caldarola, tutte delle ottime penne che in altri giornali e con altri mezzi avrebbero avuto sicuramente maggior seguito nella pubblica opinione.
I Sardi non fingono e non diplomatizzano, pastori sono, chiamano le cose con il loro nome, per qusteo carol V, l’inventore della contro-riforma, li chiamava pocos, locos y malunidos, (pochi, pazzi e divisi).
Sardo:
Procurad’e moderare,
Barones, sa tirannia,
Chi si no, pro vida mia,
Torrades a pe’ in terra!
Declarada e’ già sa gherra
Contras de sa prepotenzia,
E cominza’ sa passienzia
In su pobulu a mancare.
Italiano
Fate in modo di moderare,
Baroni, la tirannia,
se no, per la mia vita!,
Ritornate a piedi in terra!
Dichiarata e’ già la guerra
Contro la prepotenza,
E comincia la pazienza
Nel popolo a mancare.
@ Loremaf
“molti sono infastiditi dall’ascolatre ragionamenti diversi dai loro”…se quelli della sig.ra De Gregorio fossero ragionamenti, potrei anche dissentire senza dileggiare…ma non lo sono…
“In Italia chi non volesse restare disoccupato, in fondo, ha sempre una possibilità offrirsi al miglior padrone, in molti lo fanno, altri hanno deciso diversamente e questo disturba tanto il manovratore di turno e i suoi adoratori.”…la sig.ra De Gregorio è stata esemplare nell’adorare i “manovratori di turno” (o ritenuti tali fino al ’89) tant’è che ancora si sente orfana delle idee dei detti manovratori…
“Per il resto la dr.ssa Concita continuarà a scrivere non so dove, “ma anche” ad avere un certo seguito di lettori, come è successo per Padellaro e Colombo e prima ancora per Sansonetti, per Renzo Foa e Caldarola, tutte delle ottime penne che in altri giornali e con altri mezzi avrebbero avuto sicuramente maggior seguito nella pubblica opinione.”
Se ho capito bene, sono i mezzi, non le idee, che procurano seguito nella “pubbblica opinione”…tesi singolare….
vorrei,per cortesia, una delucidazione da P.Pantani:”cosa significa l’accostamento dell’inno sardo con la premessa che i Sardi…….”Forse non brillo per intelligenza ma,francamente,non ho capito esattamente il messaggio.Ringrazio anticipatamente per la risposta.
Mario, i mezzi non sono neutri in questo mondo, il merito fa il resto. In questo paese, negli ultimi 50/60 anni ricorso solo due personalità tra le penne che hanno fatto tendenza e creato gironali dal nulla : Montanelli e Scalfari, sono stati aiutati ma hanno fatto significativamente la loro parte.
Altri sono stati capaci di innivare, di allargare le vendite, di fare opinione, ma senza lasciare traccie per tempi lunghi.
Poi vi sono state altre esperienze di nicchia come il manifesto o come per altri versi il fatto, per il quale è ancora troppo presto per dare un giudizio definitivo sull’esperienza.
Poi altre esperienze da L’occhio a L’indipendnete o Reporter e altro ancora è naufragato prima di un tempo ragionevole.
Poi vi sono esperiense televisive, ma il disocrso si farebbe più lungo.
Poi per ritornare al punto di partenza, può non piacre il modo di fare informazione della direttore de L’unità, bene la si confuti nello specifico, nel merito, invece di prose che nascondono il nocciolo della questione.
Poi i fatti personali meglio lasciarli a parte.
Poi qunado cambiera la proprietà del controllo del giornale cambierà anche il direttore, è parte dell’evoluzione dell’informazione, e del suo modo di essere.
Sarà l’edicola e i lettori a dire la loro, e per adesso l’unità, nonostante il calo complessivo di lettori, la concorrenza nella stessa area dei due precedenti direttori, tiene bene .
buone cose!
Mentre l’altra grande isola mediterranea la Sicilia ha espresso, SUO MALGRADO, una corte, un imperatore, Federico II di Svevia, una capitale imperiale vera, la prima lingua cortese volgare e una classe aristocratica feudale come i gattopardi, la Sardegna ha espresso culture agro-pastorali e comunali, antichissime tra l’altro, le quali non hanno bisogno di ipocrisie cortigiane e di diplomazia,la sua antichissima storia si dipana fra Genovesi-Pisani, Catalano-Aragonesi e Regno Sardo, ma senza capitale del regno omonimo, accettato dai Piemontesi solo per avere un titolo regio, infatti cercarono sempre di barattarli con altri possedimenti e imposero loro solo imposte e oppressione.
@ Loremaf
“può non piacre il modo di fare informazione della direttore de L’unità, bene la si confuti nello specifico, nel merito, invece di prose che nascondono il nocciolo della questione”…il punto è proprio questo: la sig.ra De Gregorio non fa informazione, ma propaganda politica…il ché sarebbe perfettamente lecito, se fosse una politica e se non si spacciasse , invece, per giornalista. E’ di una tale faziosità, mostra un tale disprezzo per idee e posizioni altrui, è così certa di essere dalla parte della verità, della giustizia, della democrazia, e dell’etica da rendere impossibile, per chi volesse esecitarsi nel compito, di confutarla nello specifico.
Questi atteggiamenti da (sinistri) savonaroli provoca proprio questo: il rigetto in blocco. Così come la storia ha seppellito in blocco le idee e la parte politica da cui proviene.
Mario, di giornalisti militanti è piena la stampa italiana, l’informazione in genere, in modo particolare quella televisiva.
Ciascuno scegle il giornale che gli aggrada la mattina in edicola, come pure le trasmissioni in Tv, poi non sarà un caso che vi sono giornali che vendono di più e altri di meno, come pure trasmissioni più seguite e altre meno.
Tutti , perfino qualche ministro, a scandalizzarci quando Santoro fa certe trasmisioni, nessuno che dice olà di trasmissioni e incarichi di ex-vicedirettori de la Padanìa o di trasmissioni sulla droga condotte da Vespa, mentre se le fanno altri, al rogo lui insieme a tutti i telespettatori.
Vogliamo parlare dell’informazione di parte. parliamone.
Personalmente quando seppi che renato Soru comprava l’Unità fui contentissimo, ricordo che in quel periodo il giornale fondato da Antonio Gramsci rischiava di finire nelle grinfie degli Angelucci (proprietari di Libero) e di avere Antonio Polito come direttore..roba che mi vengono i brividi solo a pensarci. Apprendere che Soru ha acquistato l’Unità non per impulso, non perchè non sopportava che il giornale di un grande sardo come Gramsci finisse in mano al miglior offerente, ma solo per fare un favore a Veltroni che evidentemente deve averlo implorato..bè questo mi dispiace un po’ ma sarò sempre grato a Soru di aver salvato l’Unità dagli Angelucci.
E ribadisco che secondo me Concita de Gregorio fa un’ottima informazione e non capisco l’antipatia che suscita in molti..non vorrei che dipendesse dal fatto che è una donna e perdipiù bella.
E’ donna, è bella, ma il giornale non si vende lo stesso, non si distribuisce più la domenica e nemmeno alle manifestazioni, è “L’Umiltà”.
Ci vorrebbe un “Fortebraccio” e una attrattività più orientata al lettore di informazione che a quello già impegnato ma limitato di tiratura.
Ma secondo me si stanno impegnando: ogni lunedì c’è una rubrica sulle nuove tecnologie, Rinaldo Gianola ha fatto una serie di inchieste a puntate sul mondo del lavoro, poi altre inchieste sull’immigrazione e sui guai giudiziari di Berlusconi (evidente qui la necessità di rispondere alla concorrenza de Il Fatto Quotidiano), le rubriche di Goffredo Fofi e Luigi Manconi sempre interessanti. E poi Il congiurato (a quanto pare è un ovviamente anonimo esponente del PDL che svela i retroscena della sua parte politica)
Un altro Fortebraccio penso sarà difficile trovarlo, ma c’è Francesca Fornario che è brava.
So che recentemente hanno subito una dolorosa ristrutturazione che la proprietà gli ha praticamente imposto e hanno aumentato il prezzo a un euro e venti, ma pensavo fosse per via della crisi generale (aggravata dal taglio dei contributi statali alla stampa) e non per un calo di vendite.
Mi dispiace perchè secondo me è un buon giornale.