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La signora De Gregorio e l’uncinetto delle migliori banalità progressiste

Concita De Gregorio sta a Walter Veltroni come Rockefeller (stava) al (falso) ventriloquo Josè Luis Moreno, lo ricordate no? Umanamente parlando, in questa quasi coincidenza brilla qualcosa di miracoloso, di prodigioso e forse perfino d’incredibilmente politico.

Veltroni, infatti, dopo aver collezionato alcune brillanti e validissime sconfitte tutte per sé, ha pienamente meritato il titolo onorifico di cadavere politico, ciononostante, allo stesso modo del trombettiere indiano interpretato da Peter Sellers in Hollywood Party, l’uomo, il leader, il trapassato prossimo tuo continua a emettere un suono di fanfara. Talvolta addirittura per interposta persona. Nel caso de l’Unità, per voce, volto e penna rossa della signora De Gregorio appunto.

Ma buttiamola in cultura, alta cultura, cerchiamo di sfuggire al livello mediocre cui siamo stati costretti negli ultimi lustri proprio dall’ex militante della Fgci romana Walter, cui Pasolini in persona, pochi mesi prima di finire tragicamente all’Idroscalo di Ostia, chiese di “non applaudire sempre i luoghi comuni”. Inascoltato, va da sé.

Dunque, Francis Picabia era un artista molto dandy, un dadaista, un collezionista d’auto. Un vero uomo di mondo. Un tipo che, in vita sua, molto probabilmente non avrebbe mai neppure sfogliato l’Unità, perfino l’originale di Gramsci e Togliatti. Figuriamoci quest’ultima in formato nano, griffata Oliviero Toscani, diretta da Concita De Gregorio, succedaneo, appunto, veltroniano, in assenza dello stesso Veltroni.

Con la signora già garantita dal suo lavoro a Repubblica, piazzata lì in nome di un programma politico-antropologico certamente caro alle anime belle della romana piazza della Maddalena che prediligono il tacco basso, la zuppa di farro, le stesse che fra una discussione sull’assoluto michelangiolesco di un pompino o magari un 69 simili a un giudizio universale e un film di Nanni Moretti dedicato, metti, a un ex giornalista del manifesto costretto a riciclarsi come animatore di feste per bambini fra Monteverde Vecchio e Nuovo, scelgono quest’ultima eventualità, terribilmente convinte d’essere nel giusto.

Anime tempestate da un bisogno di buon senso e di moderazione, convinte di dover proteggere così ancora una volta buon gusto ed eleganza “civili”, piuttosto che la verità delle cose, la rabbia, l’ironia, la luce, in questo però spalleggiate dallo spettro in spolverino bianco ghiaccio di una sinistra che sempre in tema di senso del ridicolo ha smarrito, temiamo, perfino il proprio codice fiscale.

Ciononostante, volendo ragionare nel profondo, volendo volare alto, ben oltre le miserie dei cucirini e gli imparaticci di Chiarone, di Capalbio Scalo, di Garavicchio, ignorando perfino il giardino dei tarocchi di Niki de Saint Phalle piazzato proprio lì sotto, ecco che la pittura del dandy irriducibile Picabia ci viene incontro per spiegare il concetto di dissolvenza incrociata, così come appare osservando, sempre in filigrana, il plusvalore veltroniano che proprio la De Gregorio sta consegnando all’ex organo del Partito comunista italiano.

Ora, se è vero che il Pd è musica leggera per ceti medi. In tutto medi (il copyright della presente definizione è di chi scrive), il contenuto politico di quel foglio è bene che sappia innalzare sul girarrosto della post-sinistra alcune chiarezze rassicuranti: le stesse che simbolicamente figurano in un recente manifesto realizzato sempre dal Pd in occasione delle prossime elezioni regionali: il volto di una trentenne inarrivabile, sopracciglia tempestate dal benessere, volto levigato da un senso di superiorità morale (che temo si riassuma soprattutto in uno shopping ragionato fra le boutique “De Clecq e De Clercq” di via dei Prefetti, la difesa di una stronza ineguagliabile come Ingrid Betancourt, la convinzione che Veronica Lario sia una tua quinta colonna piazzata a Arcore, e ovviamente la doverosa presenza all’ennesima marchetta del nostro sponsor Walter all’Auditorium).

Un manifesto, un giornale, un’ospitata da Floris o ad Annozero che servirà a piazzare ancor più sul cazzo dell’antipatia la sinistra, anzi, un oggetto informe che un tempo accompagnava, come dice il poeta, “l’epopea degli umili”, mentre adesso nel migliore dei casi l’Unità ti accompagna al Dopofestival di Sanremo, ti consegna gli strumenti per lavorare all’uncinetto le migliori banalità progressiste. Uno spettacolo che finisce col rendere l’orrendo Berlusconi gigantesco e degno del teatro della crudeltà di un Artaud Artaud.

Fulvio Abbate ha appena pubblicato Manuale italiano di sopravvivenza, che si può acquistare qui.

30 commenti a “La signora De Gregorio e l’uncinetto delle migliori banalità progressiste”

  1. Gian Marco scrive:

    Concitina deve averla fatta grossa per meritare tutte queste attenzioni da questo blog di Uomini di Mondo. Del resto a nessuno sfugge che nel paese dei Di Girolamo, dei Mokbel, dei Berlusconi, dei Previti, dei Dell’Utri, degli Anemone, dei Balducci, della mafia, della ndrangheta, della camorra, dell’illegalità diffusa, delle leggi ad personam, del conflitto d’interesse, dell’evasione fiscale, dell’economia immobile da vent’anni, l’unico vero problema che merita attenzione è Concitina ed il suo uncinetto.
    E’ l’estetica che comanda, parbleu.

  2. Roberto scrive:

    Sarà il caso di ricordare che Fulvio Abbate è stato segato come collaboratore da Concita, non appena arrivata all’Unità? Temo che il suo giudizio non sia sereno.

  3. d.l. scrive:

    beh, a me la De Gregorio non è mai stata particolarmente simpatica e tuttavia non riesco a dare torto a Gian Marco (qui sopra)

  4. dvd scrive:

    Perbacco, complimenti, mai letto un tale concentrato di cripto machismo fascista. Abbate, con la mano ben fissa sul pacco, come si adice ai veri maschi, tira fuori una serie di luoghi comuni contro una donna che dirige un giornale (e solo perché donna) che farebbero inorridire pure il bar dello sport. Maurizio Gasparri sarebbe stato più fine.

    No, sul serio, esattamente qual è il problema della De Gregorio? Che le piace la zuppa di farro? I tacchi bassi? Cose tra l’altro neanche vere, ma che corrispondono all’idea di donna dotata di pensiero autonomo che probabilmente ha Abbate. Idea veramente banale e stupida. Di cosa scriverà la prossima volta Abbate, sui negri che hanno la musica nel sangue? Sui tedeschi che sono un precisi ma un po’ freddini.

    O forse ad Abbate dà fastidio che all’Unità non ci sia un degno rappresentante dell’attuale classe dirigente italiana. Un puttaniere, insomma, che ama vantarsi con gli amici al bar.

  5. Bob Daniele scrive:

    Velardi, e questa porcheria sarebbe la “buona informazione politica” che manca all’Italia? non vi leggerò più.

  6. Mellow scrive:

    Ma questo Fulvio Abbate é uno che scrive per professione? questo pezzo é scritto da cani, sgrammaticato e fascistoide, pieno di citazioni pseudocolte da depliant turistico, e pure volgare. Comunque esiste Wikipedia, e si puo’ pure immaginare che forse a questo signore Concita non abbia rinnovato il contratto…

  7. loremaf scrive:

    Mi sfugge qualcosa ……………… a parte che la Direttora de L’Unità stia antipatica al duo che amministra il sito, e questo ci può stare, ma che poi si usano articoli ben scritti ma di contenuto molto banale e pieno di rancore questo è sicuramente non in linea con chi affermava di voler fare della buona informazione ………………..qualcosa vi deve essere sfuggito e adesso continuate su una china molto pericolosa ………………… i rancorosi !
    Lo scrivere bene non significa scrive e sostenere qualsiasi cosa, perfino nefandezze.

  8. Antonio scrive:

    Mon Dieu (ma si sfoggiamo un pò di aristocratico francese) tanto livore e tante ricercate parole per disquisire sul… nulla!
    Non è nè elegante, nè onorevole sparare sulla Croce Rossa (mi scuso con la benemerita istituzione per il paragone fuori luogo). Ho il vago sospetto che Roberto abbia qualche ragione.

  9. matar scrive:

    per questo post e per tanti altri: ma per chi scrivete?

  10. Marco scrive:

    Condivido tutto (T-U-T-T-O) quello che hai scritto.
    Ti faccio sentiti complimenti tanto per il tuo modo di scrivere quanto per l’intelligenza.

  11. Claudio Velardi scrive:

    Calma e gesso, amici. tFP è libero, tFP non emette giudizi divini, su tFP si scrivono tante cose di segno diverso: è il caso di prenderne atto. E poi anche il più discutibile o controverso dei post può insegnare qualcosa. L’importante è non avere paura delle parole, non andare in cerca di verità rivelate, non inseguire sempre complotti, manovre e dietrologie, liberarsi dell’ossessione del nemico (ma come, nel paese dei Di Girolamo, dei Berlusconi, etc…). Tutto qui

  12. alberto biraghi scrive:

    Il pezzo di Abbate è mefitico per snobismo, svarioni e veteromaschilismo. Talmente scadente da far diventare quasi simpatica Concita Superstar (che l’ha segato, una delle poche cose buone che ha fatto a l’Unità).
    Però – per parafrasare Abbate stesso – sembra il pezzo scritto da Ed Murrow se lo si confronta con la scolata di miele andato a male dell’ex portaborse di D’Alema, qui sopra. Non c’è limite allo squallore.

  13. filippo gazzaneo scrive:

    sai bene…che non è tutto qui…

  14. Mirella scrive:

    L’unica cosa che condivido è che Ingrid Bétancourt (specialmente dopo aver letto un suo libro-lettera ai figli dalla prigionia infarcito di sentimentalismo ipocrita) pare anche a me un’ineguagliabile stronza.

  15. Mario Giardini scrive:

    “O forse ad Abbate dà fastidio che all’Unità non ci sia un degno rappresentante dell’attuale classe dirigente italiana. Un puttaniere, insomma, che ama vantarsi con gli amici al bar.”….

    ….sarà che i puttanieri esistono fino a quando ci sono puttane sul mercato?

  16. KIKKUZ scrive:

    Caro Fulvio,
    erano secoli che speravo che qualcuno levasse la voce contro la demenza della De Gregorio. La stupidità non è necessariamente nè di destra nè di sinistra, così come l’ignoranza non è ne maschia nè femmina. In questo caso la colpevole mediocrità ha la forma rotonda e bionda di una donna della corrotta media (c’è il copyright, pagherò) borghesia di sinistra. Per di più con i tacchi bassi. E’ solo un dato biografico, o fiscale.
    Ancora una volta: la banalità del male, colta da pochi, troppo pochi.

  17. Pierpaolo scrive:

    E questo sarebbe un articolo? “ma mi faccia il piacere!” (visto che fare citazioni più o meno insulse è di moda…)
    PUAH! Onestamente spero che “Il fatto quotidiano” non dia più spazio né a Lei né a quelli come Lei.

  18. cilios scrive:

    Semplicemente disgustoso!!!!!!!!!!!!!!

  19. giovanni scrive:

    Pezzo meraviglioso che approvo in pieno. La puzza sotto al naso della concita è uno dei tanti motivi per cui la sinistra perde ed è destinata a perdere. sono daccordo con Velardi che un giorno mi spiegherà come fa una persona tanto intelligente a imbarcarsi nella mission impossible napoletana. io un’idea ce l’ho, ma non si puo’ dire…

  20. andreamasala scrive:

    a mario giardini direi che è il contrario: esisteranno puttane finché esisteranno puttanieri, per una banale regola di mercato. però non capisco cosa c’entrino le puttane, sembra che in italia appena si comincia a parlare di politica debbano per forza sbucare peripatetiche. se magari ci si sforzasse di declinare in termini contemporanei l’emancipazione, la democrazia, la cultura…

  21. Paolo Scatolini scrive:

    Seguo Teledurruti e apprezzo Fulvio Abbate per tante cose, ma quando parla di Concita De Gregorio meglio lasciarlo perdere, il suo astio gli impedisce la necessaria serenità di giudizio. In parte lo capisco: venir cacciato da l’Unità dopo dieci anni senza che nessuno ti esprima solidarietà dev’essere brutto, ma d’altronde bisogna capire che un direttore responsabile ha il sacrosanto diritto di scegliersi i propri giornalisti e collaboratori esterni, insomma un direttore ha il diritto di fare il “suo” giornale. Mi dispiace che Concita abbia ritenuto di fare a meno di Fulvio Abbate e Diego Cugia (che, a differenza di Abbate, non fa la vittima), ma non si può parlare di censura, sono discutibili ma legittime scelte di un direttore di giornale nell’esercizio delle sue funzioni.
    Comunque continuo a leggere l’Unità e posso dire che non ha perso il suo smalto: ci sono nuove ottime collaborazioni come Igiaba Scego, Carlo Lucarelli, Giancarlo De Cataldo, Francesca Fornario (solo Villaggio mi delude un po’, non è più quello di una volta) e ottime inchieste sul mondo della scuola, sull’università sulla situazione dei lavoratori a causa della crisi.
    Insomma Concita de Gregorio sta facendo, secondo me, un ottimo lavoro (mi risulta che l’Unità abbia aumentato le vendite) e non mi fa rimpiangere Padellaro e Colombo (che comunque continuo a leggere come lo stesso Abbate, su Il Fatto Quotidiano).
    Poi ricordo che una volta allontanato da l’Unità Abbate corse a rifugiarsi tra le braccia di due “campioni della sinistra libertaria” come Giuliano Ferrara (Il Foglio) e Antonio Polito (Il Riformista) e poi ovviamente pure loro l’hanno cacciato..ma come avrà fatto a fidarsi di simili personaggi?

  22. Mario Giardini scrive:

    andreamasala….”direi che è il contrario: esisteranno puttane finché esisteranno puttanieri, per una banale regola di mercato”…a me premeva solo di notare che se c’è un mercato (i puttanieri) c’è anche un prodotto per tale mercato, e che tale prodotto chiamasi mignotta o puttana…cosa che da noi si dimentica spesso….se poi nasca prima il prodotto o il mercato è cosa di nessuna importanza e, dunque, perfettamente inutile da decidere, tant’è che in un qualsiasi testo di marketing, anche il più scalercio, parla sempre di prodotto-mercato….

  23. FR scrive:

    Cari amici della redazione di Front Page,
    ho visto le reazioni al mio pezzo sulla signora Concita. Vi confesso che sto copiosamente godendo.
    Mi chiedo: hanno forse paura del fatto che si nomini un pompino, coloro che vorrebbero che fossi cacciato perfino dal “Fatto” ? Oppure ritengono che l’Unità sotto la direzione De Gregorio stia dando un serio e valido contributo alla fantasia politica? Mi aspetto risposte in questo senso, di’ pure a chi mi accusa d’essere “maschilista e fascista”, nonchè analfabeta, che non mi avranno mai. E che provo pena per la loro mediocrità. Dio, come mi amo.
    Fulvio Abbate

  24. Paolo Scatolini scrive:

    Caro Fulvio (posso darti del tu?)

    Io non sono di quelli che credono che tu sia maschilista e fascista. Ti seguo su Teledurruti quindi so che non lo sei: apprezzo le tue battaglie laiche e antireligiose (ma allora perchè hai accettato l’ospitalità del teo-con Ferrara? Pensavi davvero che sarebbe durata?) e anche la tua difesa della libertà sessuale e dell’amore libero, non ho problemi a sentir parlare di pompini e al tempo stesso apprezzo il cinema di Moretti, sinceramente non vedo contraddizione.
    Così come non vedo sostanziali differenze tra l’Unità di Concita De Gregorio e quella di Colombo e Padellaro su cui tu scrivevi anzi c’è una sostanziale continuità sul piano delle battaglie antirazziste, laiche, contro le leggi ad personam, per i diritti dei lavoratori.
    Non ci siete più te e Cugia (e mi dispiace), Travaglio ha spontaneamente lasciato l’Unità (ma il suo posto è stato preso da Luigi De Magistris che sulla legalità è rigoroso almeno quanto lui) per iniziare la lodevole avventura del Fatto Quotidiano con te, Colombo e Padellaro e altri giornalisti alcuni dei quali vengono proprio da l’Unità. non ci vedo niente di strano: ognuno fa le sue scelte e i direttori hanno il diritto di scegliersi i collaboratori.
    Piuttosto mi permetto io di chiedere a te quale contributo alla fantasia politica avrebbero dato Il Foglio di Giuliano ferrara e Il Riformista di Antonio Polito con i quali tu collaboravi.

  25. tommaso scrive:

    Fulvio Abbate tra gli altri ha scritto un libro intitolato “Sul conformismo di sinistra”. Non mi pare che avesse torto.

  26. DE KIRIK scrive:

    La disarmante stupidità della gente de sinistra, è solo pari alla volgarità dei berluscones.
    Gente anti conformista come Fulvio a sinistra non è mai stata capita. Questa è la storia del PC, PDS, DS PD-L e lo sappiamo tutti: mediocri, burocrati, piccolo borghesi con le cospicue rate del mutuo x la casetta al mare, l’Unità sotto il braccio(POCHI)e dopo i 50 (tutti)con un improvviso dubbio sull’esistenza di Dio. W Fulvio!

  27. giovanni anselmi scrive:

    Dire male di quella cretinetti – la parodia fatta persona della macchietta stereotipata della sedicente intellettuale “de sinistra” – è cosa altamente meritoria.
    A monito di tutti gli imbecilli in vena di imitazioni (e ce n’è un sacco anche qui).

  28. umberto scrive:

    Caro Fulvio, l’invettiva, èun genere letterario che tu conosi bene, come conosci bene le punte alte, dell’invettiva. Come sai meglio di me, il trucco, sta nell’apparire immediata come uno sfogo, e invece essere frutto di un lavoro assai meditato. Ora si potrebbe obiettare che un semplice post non dovrebbe esssere oggetto di critica formale, ma poichè tu sei uno scrittore, è inevitabile che questo accada, almeno per quanto mi riguarda.
    Dell’invettiva, è poco interessante entrare nel merito, perchè ciò che conta è la voce, la precisione, il disvelamento di un piccolo tabù.
    Con simpatia e amicizia, ti dico, umilmente, che hai scritto invettive migliori. Diciamoci la verià, non c’è tabù, e, scelto il bersaglio, anche la mira, poteva essere migliore.

  29. Anna scrive:

    Beh, non è che il fatto che Concita sia una donna debbe essere una categoria protetta scevra di critiche! Di stupidaggini ne dice, e con quanta arroganza! Certo, nella forma, sarebbe carino che le critiche fossero con meno contenuto di minchiatine (scusate il francesismo) mascoline (l’uncinetto e compagnia bella). Ma se li soddisfa tanto usare queste metaforine femminili, lasciamoli fare. Noi donne siamo anche questo e di più…li voglio vedere io capaci nello stesso tempo di reggere un’azienda, una famiglia e saper lavorare anche all’uncinetto!

  30. laura scrive:

    Un inutile esercizio di incomprensibilità e le solite, gratuite, insolenti metafore con riferimenti sessuali. Pulizia, chiarezza e brevità avrebbero aiutato.

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