Pietre miliari/La sinistra dei traslochi di Gianni Cuperlo
Questa proprio ci mancava. Dopo la “Generazione Tuareg”, la “Generazione Futuro”, la “Generazione X”, ecco arrivare la “Generazione Traslochi”. E per la verità il nomignolo – copyright di Gianni Cuperlo, deputato triestino e brillante comunicatore – rende bene l’idea del nomadismo cui sono stati sottoposti i quarantenni reduci del Pci-Pds-Ds-Pd. Ah già, passando per L’Ulivo. E chissà se è davvero finita.
Perché se per Guccini e i Nomadi lunga e diritta correva la strada nel lontano 1979, oggi per il Partito democratico quella strada dritta non lo è di certo, e con questo andazzo lunga rischia di non diventarlo proprio. Al di là delle parole di circostanza e delle false, spesso un po’ ipocrite, convinzioni di molti barricaderos.
Nel frattempo, tra uno scatolone e l’altro, manco fosse un impiegato deluso e appiedato di Lehman Brothers, Cuperlo ha scritto Basta zercar (“E’ sufficiente cercare”, per i non triveneti, Fazi Editore, pagine 220, euro 16). Un libello agile in cui raccoglie un po’ di tutto: pensieri, analisi, appunti. In maniera un po’ confusa, forse, e apparentemente senza soluzione di continuità. Anche se alla fine un filo si scorge, eccome. Il problema sono questi benedetti traslochi. Tutti in pullman presumibilmente, vista la passione per il mezzo fin dai tempi del prode Prodi, o in treno. Mai che ci avessero mandato un aereo! Fatti non si sa bene con chi, per chi, perché.
Il problema allora, a ben guardare, è la crisi d’identità. Quell’esigenza – quando non costrizione – di “andare oltre”, traslocata assieme a pacchi e cartoni, senza avere chiari origini e destino. Fermatevi un attimo, perbacco! Macché. Ci aveva pensato il povero Fassino, con il pantheon di riferimento, a fissare qualche punto e a mettere dei paletti. Senza seguito ovviamente, e subito ingiustamente sbertucciato da chi ha voluto far terra bruciata di tradizioni e radici. Vade retro, che sono mai ancora queste solfe identitarie. Tutti novelli Attila.
Cosa rimane adesso? Un po’ di giovanile nostalgia, anche se è difficile ammetterlo, quella “nostalgia canaglia che ti prende proprio quando non vuoi”. Ma più che altro “un senso di vuoto verso quello spirito di comunità pensante e appassionata” andato irrimediabilmente perduto. Amare, amarissime le constatazioni di ciò che non va. Poche, pochissime le soluzioni per la ripresa, con una certezza: la necessità di definirsi. Magari servirebbe un commissario. Perché “siamo la protezione civile della sinistra”, chiosa Cuperlo fin dalle prime pagine. Chissà se anche loro avranno bisogno di Guido Bertolaso.

