La settimana rosa di Pier Luigi Bersani
Nonostante la contestazione (pilotata dal centrodestra della Rai?) dell’Ariston, la comparsata demopop in terza fila al festival di Sanremo ha garantito due interviste di spessore al segretario del Pd. Pier Luigi Bersani si è diviso a metà tra i due colossi editoriali del nostro paese, Mondadori e Rcs. Una sorta di par condicio del gossip: una conversazione con il berlusconiano Chi di Alfonso Signorini e un’altra con Novella 2000 di Candida Morvillo.
La musica, ovviamente, al centro delle riflessioni del leader democrat. Grande appassionato di Vasco Rossi, stavolta Bersani ha elencato tutti i suoi cantanti preferiti e ha rivelato che all’epoca del bipolarismo Beatles/Rolling Stones lui parteggiava per le pietre rotolanti. Su Chi la foto grande che illustra il servizio è un capolavoro. Più che moderna icona demopop, un’immagine di autentica e sana democrazia popolare d’antan: Bersani, cravatta rossa e spilla dello stesso colore sul bavero della giacca gessata, saluta con il pugno chiuso la folla che lo circonda.
Anche l’incipit del pezzo è folgorante. Racconta il Caro Pier Luigi: “C’è stata quella volta di Bob Marley a San Siro. Era il 1980. Tra quei centomila sul prato c’ero pure io. Solo che mi aggiravo in giacca e cravatta, un po’ stordito da quell’odore fortissimo di marijuana. Ero già pelato e tutti mi guardavano con sospetto. Un poliziotto o un agente dei servizi segreti? Chissà. E invece non avevo avuto il tempo di cambiarmi. Ero stato eletto consigliere regionale dell’Emilia Romagna e, appena era finita la cerimonia di insediamento, ero saltato su un pullman da Bologna”.
A proposito di fumo. Su Novella 2000, Bersani specifica di non aver mai fumato uno spinello, al contrario di Fini e Casini: “Purtroppo ho iniziato a 14 anni a fumare sigarette nazionali senza filtro, poi sono passato ai sigari, e quella roba dolciastra non mi ha mai attirato. E neanche altro”. Torniamo alla musica. Nel suo pantheon, oltre a Vasco, il segretario democrat inserisce Guccini, Led Zeppelin, De Andrè, De Gregori, Mina, Celentano, finanche Bobby Solo e aggiunge che la musica è sempre stata al centro della sua vita. Ancora da Chi: “Quando, nel 1996, a Roma i costituzionalisti decidevano con Prodi se bisognasse tornare al voto in Emilia-Romagna, di cui ero presidente, in caso di una mia nomina a ministro, andai a Bologna a vedere gli AC/DC. Concerto bellissimo”.
Con una vita giocata sul filo delle sette note, l’interrogativo è d’obbligo: Bersani canta sotto la doccia? Sì. La risposta è consegnata a Novella 2000 ed è clamorosa: “Canto tutto, prevalentemente musica italiana. Ma quando intono canti di montagna canto pure in friulano, per esempio Stelutis Alpinis. Francesco De Gregori ne ha fatta una versione bellissima”. Un’immagine fantastica, nel senso che fa volare la fantasia del lettore: Bersani nudo e insaponato sotto la doccia che canta Stelutis Alpinis in friulano. Altro che D’Alema ai fornelli che cucina il risotto. L’unica stecca il Caro Pier Luigi la prende su un eventuale inno del suo Pd: “Sono un ragazzo fortunato di Jovanotti. Ha l’idea positiva del nostro sogno”. Basta con Jovanotti, abbiamo già dato.
(Ps. Per motivi di spazio la scelta della lettera migliore spedita alla rubrica Signora mia di Carlo Rossella su Chi si prende un turno di riposto).


Capisco che in molti tutto ciò risulti ridicolo, ma trovo che il Bersani stia facendo uno sforzo di comunicazione popolare e non snob molto interessante, perchè presenta se stesso … la sua cultura musicale ed il suo modo di essere. Può piacere o meno, ma so che questo tizio che va a vedere Bob Marley in Giacca e cravatta dopo un impegno politico sia proprio Lui. Non finge, non vuole fare il presenzialista (almeno anche l’intervento a S.Remo no l’ho inteso negativamente, anche se io odio S.Remo) però non ha vergogna di comunicare anche le sue passioni extra politiche.