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Sicilia/Lombardo vuol scaricare Micciché e imbarcare il Pd?

A Gianfranco Miccichè piace smarcarsi dal suo partito e dai suoi alleati, ci ricorda qualcuno che ha il suo stesso nome e milita nel suo stesso partito. Però, a differenza di questo “qualcuno”, la diplomazia non è un suo tratto distintivo: lui è “un ribelle, anzi un po’ discolo”, come si definì in un’intervista al Foglio.

Questa volta, sembra non abbia digerito la dichiarazione d’amore che il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ha inviato al Pd: “Non escludo possibili futuri accordi di governo con il Partito democratico”. Secca la replica di Miccichè: “Io sì”.

Si vocifera che tra il “separatista”, come è stato soprannominato Miccichè nel mezzo della battaglia con Giulio Tremonti (e il Cav.) per il sud, e “Arraffaele”, come alcuni amici chiamano Lombardo, non scorra più buon sangue. Miccichè si è stufato poiché ha dato l’appoggio al Lombardo-ter con il Pdl-Sicilia (miccheiani più finiani), ha rotto con Schifani e Alfano, ma la stagione delle riforme “ancora non si vede”. La dichiarazione di Lombardo lo ha indisposto.

Si è sentito scaricato, come se Lombardo volesse  il Pd  al posto del Pdl-Sicilia nella giunta regionale, perché “Arraffaele lo sa che in giunta con i democratici, lo ribadisco, io non ci vado”. Come dire, “ Lombardo mi sta provocando. Aspetta che faccio  la prima mossa, per poi scaricarmi”.

Ma non è finita. Da quando Tremonti ha accusato il Mezzogiorno “di buttare quei quattrini” (riferendosi  ai fondi per il sud), Miccichè certo non ama il ministro di via XX Settembre. E Tremonti, con la sua ultima dichiarazione (”Da metà Italia in giù tutto il sistema è in default… Quando incontri un assessore non sai bene se è un assessore o un camorrista”), non ha di certo firmato  un armistizio con il sottosegretario siciliano.

Così, il “separatista” sudista ha subito tuonato dalle pagine del suo blog: “Chieda scusa o si spieghi meglio anzitutto con gli italiani del Meridione. Chieda a loro scusa non per queste insulse parole, ma proprio per quel default, che egli attribuisce alla metà d’Italia dove essi vivono, provocato non soltanto (come comodamente si vorrebbe far credere) dalle colpe delle classi dirigenti locali, ma anche e soprattutto da una politica del governo centrale, quasi monopolizzata, a beneficio del Nord, dagli stessi che poi si mostrano preoccupati per l’altra metà del Paese e lanciano ipocrite grida d’allarme, dispensando ricette e panacee. Qui, da queste parti, ci si è francamente stancati delle Penolepi della politica, che da un lato tessono e dall’altro scuciono, soprattutto se quelli che aspettano il compimento della tela sono milioni di meridionali, che vivono nella speranza che un giorno questa loro eterna odissea possa finire”.

E poi conclude: “Chieda scusa a se stesso, perchè ha perso un’occasione per affermare e dar credibilità a concetti (sulla Sanità e sul federalismo fiscale) che sarebbero stati ampliamente condivisibili, se non ne avesse vanificato il senso e la portata con quelle parole. Purchè lo faccia senza usare frasi ad effetto, che poi risultano inopportune, sensa senso ed offensive. Altrimenti, finirà che quando incontreremo Giulio Tremonti non sapremo bene se è un ministro della Repubblica italiana o un militante oltranzista del leghismo nord più estremo”.

Così, a suon di dichiarazioni, la guerra politico-mediatica Sud contro Nord continua. E si sussurra che qualcuno vicino al Cav. abbia affermato: ”Meno male che in Sicilia non si vota”.

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