Napolitano ha giustamente firmato un decreto giusto
La sinistra – o per meglio dire quel pochissimo che ne resta fra gli illuminati di Repubblica e gli scagnozzi dipietrini – sta compiendo in queste ore il più clamoroso degli autogol. L’“insurrezione democratica” contro Giorgio Napolitano segna un punto di non ritorno nella battaglia politica e culturale che l’ha dilaniata nella Seconda repubblica. Il giustizialismo ha vinto.
Oggi, attaccando il Capo dello Stato (o accettando passivamente che lo si attacchi) con toni, parole e metodi identici a quelli della destra peggiore, la “sinistra” mostra di aver smarrito ogni residuo senso della politica. I riformisti hanno perduto; i mozzaorecchi del Fatto e di Repubblica, viola di rabbia, guidano saldamente le truppe vocianti dell’opposizione contro il Quirinale. Davvero un bel capolavoro.
Non mi sfugge certo il comportamento dissennato, intimidatorio, volgare e violento del centrodestra, dei suoi candidati e del suo leader, che dopo aver combinato il famoso “pasticcio” hanno scalciato e insultato anziché chiedere scusa e riconoscere l’errore. È il loro modo di stare al mondo e di fare politica, e io non posso farci niente (a parte non votarli). Il mio modo, però, il nostro modo non può non essere diverso.
Che cosa si imputa a Napolitano? Un decreto “interpretativo”, spiegano i costituzionalisti, non ha per definizione rilevanza costituzionale, e dunque non può essere respinto dal Capo dello Stato. Dunque Napolitano ha fatto il suo dovere. Di più: è possibile che abbia dato una mano nel trovare la soluzione. Tanto per cominciare, ha smobilitato la piazza pidiellina, convincendo Berlusconi a rinunciare alla manifestazione di Roma. Ha poi respinto ogni ipotesi di sanatoria e ogni ipotesi di intervento nel merito (per esempio la riapertura dei termini di presentazione delle liste). Infine, ha accettato, perché costituzionalmente tenuto a farlo, il decreto “interpretativo”.
Il Capo dello Stato è stato a dir poco brillante nel risolvere politicamente, e senza fratture costituzionali, un problema politico di primissima grandezza: il diritto alla rappresentanza elettorale. E di fronte a questo capolavoro, che cosa fa il Pd dopo aver letto l’editoriale di Ezio Mauro? Perbacco, convoca una manifestazione! Anzi, ne convoca tante, ovunque, in modo febbrile quanto incosciente.
E infatti quando piomba la bomba dipietrista – la richiesta di impeachment per Napolitano – il Pd è totalmente impreparato, indifeso, imbarazzato. E resta prigioniero della sua stessa stupidità, con una manifestazione nazionale indetta per sabato prossimo che Di Pietro, il popolo viola e Repubblica hanno già trasformato in una manifestazione (anche) contro Napolitano.
Vergogna!



Si magari un decretino interpretativo per la vostra estinzione…io se fossi capo dello stato lo firmerei senza indugio.
Ma con molto molto piacere!!!!
@ Melechov. L’omicidio non è una violazione di norma. Forse qualche lettura in più non guasterebbe.