Che noia la campagna elettorale in Puglia
Chi è reduce delle infuocate amministrative baresi del giugno scorso, delle tristi primarie del Pd e delle fratricide primarie Vendola-Boccia stenta a credere alla rilassatezza che questa campagna elettorale mantiene a venti giorni dal voto.
A livello di dibattito pubblico i temi sono sempre gli stessi: Palese accusa Vendola soprattutto di non aver risolto i problemi della sanità, e Vendola ha gioco facile nell’imputare alla decennale gestione Fitto l’esistenza stessa di quei problemi. Adriana Poli Bortone cavalca il fatto che entrambi i suoi avversari abbiano delle colpe così da potersi presentare come unica incensurata, ma le sue proposte programmatiche vanno poco oltre la banalità.
La funzione di Michele Rizzi, un oscuro candidato di Alternativa Comunista che non fa che accusare Vendola di aver dato aiuti alle imprese, si esaurisce nel vanificare in maniera quasi comica l’accusa esattamente opposta che gli rivolge Palese. Nel complesso una noia mortale.
Unico elemento di novità è il fatto che Vendola, da quando il suo staff gli ha fornito un agile prontuario di dati economici riguardanti la Puglia, stia imparando a tenere discorsi pragmatici, malgrado si avverta come il presidente-poeta viva quasi come una sconfitta dover sfoderare i dati in una discussione.
Ed è un peccato, perché i dati macroeconomici sono molto positivi. Si prenda la crescita del Pil: tra il 2001 e il 2003 c’è un tracollo (da +1,6 al -1,1 del 2003: in quell’anno il Mezzogiorno perdeva lo 0,3% e l’Italia rimaneva ferma); nel 2004 c’è una ripresa e nel 2005, anno della vittoria di Vendola, la crescita è nuovamente negativa (-0,1 contro un +0,4 del Sud e +0,7 dell’Italia); i due anni successivi vedono un Pil pugliese che cresce del 2,6% all’anno, surclassando la media nazionale e quella del Mezzogiorno, e nel 2008 la regione resiste alla crisi con una crescita negativa dello 0,2%, contro il -1 dell’Italia e del Sud. Positivi anche il tasso di occupazione e quello di disoccupazione, che tra il 2004 e il 2008 ci danno rispettivamente il +3,8 e il -25%, dati che trainano la media nazionale.
In questo quadro il rischio più concreto che corre Vendola è quello di adagiarsi su un’eccessiva sicurezza.


Vendola ha più culo che anima.