Aiuto, è rinata l’Unione!

120754704-b206de0f-dabd-4c6a-a6c2-c5f9003c503bDunque è rinata l’Unione, la grande alleanza dei mille partiti che in questo quindicennio ha dapprima paralizzato, e poi polverizzato la cultura riformista della sinistra. La notizia che viene da piazza del Popolo è questa. Paolo Ferrero, di cui le cronache avevano perso le tracce, ha proposto esplicitamente una nuova union sacrée contro il premier; Antonio Di Pietro, ricordando con sbrigativa efficacia che “la matematica non è un’opinione”, ha invitato tutte le opposizioni a fare fronte comune per liberare il Paese dal “piduista Berlusconi”. E Pierluigi Bersani, cui è toccato l’onore di chiudere la lunga serie di interventi, ha chiosato: “Ecco la festa dell’alternativa”.

Alternativa a che cosa? e in nome di chi, con quali obiettivi, con quale programma? L’idea che tutto ciò che sta all’opposizione sia di per sé potenzialmente coalizzabile, solo che lo si voglia, è antica quanto la sinistra e le sue sconfitte. Può riscaldare i cuori e accompagnarci più sereni a casa, dopo una giornata tra vecchi compagni, ma non conduce da nessuna parte. Per la buona ragione che al di fuori del teatrino autoreferenziale del centrosinistra italiano ci sono gli italiani, i quali vanno pazientemente convinti, uno per uno, non che Berlusconi sia un criminale, ma che il centrosinistra dispone di soluzioni migliori per la scuola, il lavoro, le tasse: per i problemi della gente, e anche per i loro sogni, le loro paure, le loro speranze.

Nichi Vendola, che frequenta la buona letteratura, ha sottolineato come il “racconto berlusconiano” non funzioni più, sia entrato in crisi. Può darsi che sia così. A maggior ragione, allora, bisognerebbe costruire un “racconto” alternativo: un racconto per l’Italia, non un guazzabuglio di contraddizioni. La nuova Unione nata ieri in piazza del Popolo non ha una posizione comune neppure sulla concezione della politica e del ruolo dei partiti, figuriamoci sulle grandi questioni di politica sociale, economica, internazionale. Illudersi un’altra volta che l’antiberlusconismo sia un collante sufficiente per vincere le elezioni e candidarsi a governare l’Italia sarebbe davvero imperdonabile.