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Il fascino discreto di un sorriso discreto

La Vespa, insetto della famiglia degli imenotteri.

Insetto sociale, come l’ape, ma tacciata per tradizione di avere un temperamento cattivo e un pungiglione velenoso. Non tutte le vespe pungono. Ma tutte possono pungere.

Incontro spesso Bruno Vespa. Siamo quasi, per pochi metri, dirimpettai. A volte calpestiamo contemporaneamente gli stessi “sanpietrini” di una tranquilla via romana dove io ho il mio studio professionale e lui, credo, dimori. Anni addietro lo incrociai, per caso, a Ponza, abbronzatissimo.

Mi diverte sempre incontrare i personaggi noti, osservarli mentre si muovono, notarne la gestualità nella quotidianità, spesso diversa da quella mediatica. Personaggi che sono ”simpaticissimi” in video, mentre affabulano, o come spesso capita confabulano, nel mondo reale sono invece scostanti o addirittura sprezzanti. Lui, il “dottor Vespa”, insettone sociale, ma non socialista, no. Forse, dunque, non è una coincidenza questo incontro ricorrente. Chissà, prima o poi lo inviterò per un tè.

Confesso (perché poi confesso? Si confessano i peccati) che mi piace quest’uomo che fa salotto in seconda serata. E quando lo incontro talvolta mi saluta, come si saluta un vicino qualsiasi, con fare discreto, cortese, rapido. Non mi saluta perché sono io, non mi conosce, ma perché è educato. L’ho udito rispondere con garbo al saluto di cittadini qualsiasi che, riconosciutolo, lo hanno salutato ammirati.

Lo credevo più alto. Potenza dello schermo al plasma. E quando lo vedo passare devo, a forza, sopprimere la sinestesia automatica tra l’elegante “din don” del campanello della sua porta televisiva, il celeberrimo tema di Via col vento, che ho sempre pensato abbia scelto lui personalmente per sottolineare la mondana fugacità vanitosa delle carriere dei suoi ospiti, e la sua persona fisica, la sua pacata gestualità, quasi sacerdotale a volte, più raramente francamente indispettito.

Ma il suo vento, che non va via ormai da anni, seminato così argutamente, da ingegnere eolico della politica mediatica, a giudicare dal numero di anticorpi che produce sistematicamente, ha generato più di una tempesta. Perché mai l’educazione e la pacatezza dei fatti, e nei fatti, è così poco apprezzata? Se, come nelle arti marziali e nello Zen di cui sono impregnate, la forma diventa la sostanza, perché accanirsi sempre contro un uomo perchè dice ciò che pensa senza malacreanza ma con la calma del giusto?

Un uomo di poche espressioni, e per lo più bonarie. Un gentleman che, come gli antichi, bacia la mano, soprattutto degli amici, o forse dà una annusatina al profumo del momento (sarà “Egoiste” di Chanel  o “Arrogance Uomo”?)

Un uomo senza volgarità. Non certo come certi suoi detrattori che vivono di esuberanze provocatorie per lo più inutili e che, inconsapevoli della complessa fisiologia pelvica, lo accuserebbero, evidentemente per averne avuto a loro volta necessità, di far uso di afrodisiaci idraulici per evitare di bagnarsi i piedi (ai quali specificherei che l’erezione e la minzione sono incompatibili, per cui o non conoscono l’una o hanno tentato di tutto per evitare loro stessi di aggiustare il proprio tiro), o di aggressività da trivio che evidentemente coglie appieno la necessità umana di volgarità a basso costo. E che, consumati demagoghi che si credono demiurghi, sfruttano appieno.

Una lunga carriera di serietà quella di Vespa Bruno. Fantomatico figlio di Mussolini, per una possibile somiglianza (e Marco Rizzo dove lo vogliamo mettere? E Montalbano? E Claudio Bisio?)

Un altruista. Un gentleman in grado, come i nostri cugini primati non umani, proprio per altruismo di manifestare, in seconda serata, un’attività di grooming (la pulizia reciproca del pelo), attività che si attribuiva a necessità genetiche nei primati, ma che forse rappresenta atteggiamenti del tipo “io faccio una cosa per te… e tu ne fai una per me”.

E’ interessante scoprire (vedi Ecology Letters) che, almeno per i primati non umani, e le vespe sono di fatto insetti, quindi un mondo separato, i comportamenti di grooming aumentano in modo particolare nei confronti di chi ci governa. Un altro tassello a favore della teoria dell’evoluzione.


Ma la gestualità del dottor Vespa, pur con goffi tentativi di imitazione di più famosi primati,


rimane garbata, raramente “umma umma” (è lecito, quando si conoscono tanti segreti) e più spesso tranquillizzante.

Ma può una vespa avere la natura di Buddha? Può Vespa Bruno avere una propria buddhità? E’ un koan, una sorta di indovinello senza soluzione, inventato proprio per indurci a prendere atto dei limiti del ragionamento logico, e, talvolta dei limiti dell’informazione.

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