L’arroseur arrosé
L’organismo di controllo dei giudici controlla i controllori che sono stati mandati dal governo a controllare i giudici che hanno controllato il capo del governo mentre controllava sia i media, che controllano, di mestiere, l’operato del governo, sia il controllore di quelli che controllano l’operato del governo, cioè il povero Innocenzi (il cognome non gli fu d’aiuto).
Questa trama, che potrebbe sembrare complicata, ricalca la versione del primo esempio di trama cinematografica comica dei fratelli Lumière, nel film L’arroseur arrosé, cioè L’annaffiatore annaffiato. La storia: un giardiniere sta annaffiando un giardino con la pompa, arriva un tale che mette un piede sul tubo. Il giardiniere guarda nel tubo per verificare come mai l’acqua si sia fermata, il tale leva il piede, la pressione dell’acqua esplode e il giardiniere si bagna. Inizia un inseguimento tra i due, e, come sempre nelle comiche, alla fine ce n’è per tutti.
Tempo fa il prefetto francese Paul Giraud de Langlade (nome assonante con parti intime maschili) all’aeroporto di Orly di Parigi, si era meravigliato che tutti alla dogana, perfino quelli che facevano i controlli, fossero neri. Cosa che accade spesso alla manovalanza. Contrariato che un nero lo stesse controllando, lui che di lavoro faceva il controllore, in particolare dei neri, esclamò: “Ma qui sono tutti neri, sembra di stare in Africa!” La frase gli costò l’espulsione da Brice Hortefeux, ora ministro degli Interni, già ministro dell’Identità nazionale e dell’Immigrazione – inquietante ministero sarkozyano inventato per controllare le immigrazioni, ma volendo dare bene a vedere che il razzismo non c’entra, un po’ come fa la Santanché a Pomeriggio 5, l’unico vero talk veramente politico (ma questo ancora non è stato reso noto).
Un bel giorno, anche Hortefeux, ministro dei controllori, si fece fotografare (per dare il messaggio che non era razzista) con un arabo, ed esclamò buontempone: “Il problema non è uno solo, è quando sono tanti!” Grande scandalo suscitò la sortita del ministro sui giornali. Ovviamente il problema fu che questa frase fosse uscita proprio sui giornali che controllano l’operato della politica, che però controlla i lettori e gli elettori dicendogli che sono liberi, e lavorando per la loro libertà. E del resto, Hortefeux giurò che stesse parlando degli auvergnati e non degli arabi. Quindi la colpa fu dei media (o semmai dell’arabo entrato nella foto).
Pertanto quando ieri sera, nel solo spazio aperto per riflessioni “politiche” e per i liberi controlli alla politica, cioè L’infedele di Lerner, Alessandro Campi di Generazione Italia (nome scopiazzato da Génération Mitterand, dell’88…: della serie i sogni son desideri) suggeriva fiero che Fini si ispira alla “democratica” Francia, è bene credergli.


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