Telecomando
“Buonasera, Gianfranco, quanto tempo che non ti vedo, carissimo!”
“… Silvio..”
“Posso sedermi?”
“Certo.”
“Che danno di bello, stasera?”
“Niente di che.”
“Dov’è il telecomando?”
“Non so…”
“Dai, tira fuori il telecomando, su.”
“Ma non so dov’è.”
“Alzati un po’, scusa?”
“No, ho mal di schiena.”
“E alzati?”
“No, ho la sciatica, sai, l’età. Oh! Ehi! No! Mettetemi giù! Silvio! Di’ ai tuoi scagnozzi che mi mettano giù!”
“Mettetelo giù, ragazzi. Oh, eccolo, vediamo un po’ cosa c’è in televisione.”
“Veramente io stavo guardando Lerner.”
“Ma cosa guardi Lerner se ci sono dei così bei programmi su altri canali? Ecco qua, guarda: Tutta colpa della Mazza. Guarda che bello.”
“Silvio, ridammi il telecomando.”
“Ma perché? Tu guardi sempre questi programmi brutti, che mettono angoscia… corruzione, reati, pessimismo, bugie… non vedi il mondo intorno a te com’è bello? Ti pare il mondo della televisione?”
“Ma che stai dicendo? Disoccupazione, crisi economica, precari di quarant’anni che vivono a casa con i genitori, razzismo, strade sporche, ignoranza e Mariastella che ha deciso che studiare di meno fa bene a tutti e ha buttato via tutti i libri che abbiamo in casa per far posto a un maxischermo che proietta solo le finali di Amici in loop. Dove sarebbe il bello del mondo?”
“Anche tu sei ostaggio della propaganda comunista. Che tristezza.”
“Silvio, se i comunisti avessero tutto questo potere di persuasione che dici tu, al posto di Mariano che ti canta le serenate in cameretta la sera avresti Guccini che ti sfragna le palle con La locomotiva. Ridammi subito il telecomando e falla finita.”
“Ma no, non ti devi deprimere con l’informazione faziosa e comunista, guarda qua che bello questo documentario.”
“My Super Sweet Sixteen. Documentario.”
“Ma sì, vedi? La gioventù che si gode la vita… la bellezza… la comodità… tutte queste giovani donne dal volto angelico…”
“Silvio, capisco, sì, la televisione di intrattenimento, ma ogni tanto bisogna anche sapere cosa succede. Capito. I fatti.”
“Quali fatti, quali fatti! Questi mi ascoltano al telefono mentre parlo delle cose mie private e tu li chiami fatti!”
“Le cose tue private? Tipo che volevi far togliere l’antenna condominiale e sostituirla con un montaggio di commedie sexy anni ’70 e filmati delle tue vacanze? Queste sarebbero le cose tue private?”
“Falsità! Menzogne!”
“Seh.”
“E dai. Gianfranco. Non sei sempre il mio compagnuccio? Non siamo sempre amichetti?”
“Non so.”
“Dai dai. Ché se non fosse per me, mica potresti vivere qui. In tutto questo comfort moderno. Mara che ti porta il caffè. Mara! Anche due pasticcini, ti dispiace?”
“No che non mi dispiace, come ti viene in mente? Le pari opportunità per le donne sono anche questo: poter avere il part-time dal lavoro per occuparsi della famiglia.”
“Brava Mara. Tu sì che mi capisci sempre. Vai, vai, brava.”
“Silvio, non ti viene mai in mente che forse stai un pochino esagerando? Un pochino, eh?”
“Ma io lo faccio per voi. Per rendervi felici. Siete voi che non capite, io sono davvero il grande incompreso di questa casa. Un perseguitato. Un martire crocifisso dagli uomini di Stalin. Un…”
“Ho capito il concetto, grazie.”
“Beh, senti, io devo andare adesso. Mangiati i pasticcini anche per me, eh? Ciao ciao.”
“Ciao ciao. Ah, aspetta, dove vai, vieni qua.”
“Cosa?”
“Ridammi le pile del telecomando.”


[...] Approfondimento fonte: Telecomando [...]
Divertente. Di questi tempi ci vuole davvero