La Val d’Aosta ha inventato il telefono
Può darsi che la Lega ottenga la maggioranza assoluta nel Veneto e vinca anche in Piemonte. Cosa significhi questa prospettiva dal punto di vista culturale lo dimostra un piccolo caso valdostano. Che vuol dire la frase “connotazione culturale legata al territorio”, così a sproposito valorizzata da ogni forza politica in questa campagna?
Ecco un esempio valdostano: i fiammiferi furono inventati nel 700 da François Maurice de Challant, mentre gli “orologi marini” da Jean François Vercellin. Il telefono fu inventato dall’aostano Innocenzo Manzetti (nella foto), che nel tempo libero si occupò anche di un motore ecologico. Il fratello di Innocenzo, Ananie Manzetti, inventò una miracolosa pozione di erbe (migliore della cura Di Bella?), geniale birraio fu Anton Zimmermann, mentre il precursore della moderna psichiatria fu il medico. Quanto alla fotografia, uno dei pionieri ottocenteschi è sicuramente tale Jean Villier di Courmayeur.
Lo affermano in una ricerca due studiosi valdostani, Luca Poggianti e Massimo Caniggia, realizzatori di un quaderno di studi commissionato per il centro culturale De Tillier di Aosta. Il leitmotiv dell’opera è presto detto, dichiarano i due autori: “Già per il fatto di aver dato i natali ad Innocenzo Manzetti, la Val d’Aosta può essere chiamata terra di inventori. La nostra ricerca però si è concentrata anche su tutti quegli uomini che, pur non essendo inventori in senso stretto, grazie al loro lavoro hanno permesso di realizzare risultati importantissimi nel progresso umano”.
Ne risulta un quadro funzionale ad un’operazione di esaltazione micro-nazionalista: la Valle non più come piccola realtà ottocentesca marginale ed isolata, ma Atene delle Alpi e culla di arti, scienza e tecnica. Un Mit alpino nel 1800. Lo stereotipo ideologico è l’esaltazione del paesano geniale, spesso ingannato e derubato della sua invenzione dal perfido cittadino.
Nella costruzione di identità antagoniste all’Italia e in genere alla città, ostile in quanto abitata da “foresti e marocchini”, questo è un passaggio fondamentale. In Valle queste amenità fanno ormai parte del programma scolastico grazie all’espediente del bilinguismo: la materia del francese è definita “français et civilisation valdotaine”, un espediente per non insegnare Voltaire o Balzac, ma per parlare (in francese!) di Manzetti. Non oso pensare cosa succederà nelle scuole venete.


Mamma mia che post … di quelli che ti aprono gli occhi … complimenti!
ciao – Tigullioweb