Interrogativi sulla leadership di Berlusconi
Chissà se Silvio Berlusconi avrebbe cercato di trasformare le elezioni regionali in un referendum sulla sua persona anche senza lo scandalo della Protezione civile, senza il caos delle liste a Roma, senza l’inchiesta di Trani. La risposta probabilmente è sì, avrebbe fatto lo stesso. Per lui centralizzare e politicizzare al massimo le campagne elettorali è ormai un automatismo, ancor più se non è candidato, ancor più se si tratta di esorcizzare lo spettro del declino. E’ la tecnica sperimentata per massimizzare il risultato.
Semmai la specialità del momento è un’altra: al centro delle elezioni non c’è il carisma del Cavaliere ma la domanda sulla crisi della sua leadership, che è stata il vettore e non la risultante dell’egemonia di un nuovo blocco sociale. Sulla crisi della leadership punta il Pd di Pier Luigi Bersani, che si è avvicinato alle regionali con molti timori, che ancora non è in grado di offrire un progetto alternativo al Paese, e che spera di ottenere dal risultato un po’ di stabilità interna e un viatico affinché la nuova segreteria cominci davvero.
Con la crisi della leadership berlusconiana cominciano a fare i conti gli alleati leghisti e i candidati alla successione interna: e, al di là della battaglia nazionale, bisognerà verificare i numeri delle singole Regioni per misurare forze, potenzialità, insuccessi. Per negare, o ritardare, la crisi della leadership lo stesso Berlusconi è consapevolmente impegnato. Non sono tanto i magistrati che lo turbano, non sono le tv non allineate, non sono i rischi di un nove a quattro, quanto la possibilità che sulla narrazione del suo declino tanti comincino a costruire i progetti e le congetture del dopo.
Le elezioni regionali non saranno decisive. A meno di sconvolgimenti allo stato non prevedibili. Tuttavia, anche se il 29 marzo non cambierà il quadro politico, anche se la previsione di tre anni senza elezioni generali indurrà a commenti più sobri, è indubbio che il voto modificherà gli equilibri. Tra Pdl e Lega. Tra Pd e centrosinistra. Tra Udc e Pd. Tra centristi e Pdl. E ancora dentro il Pdl e dentro il Pd. Per questo per fare un bilancio politico della campagna elettorale non si può che partire dal premier. Perché è stato lui finora il baricentro delle forze. E ciò che accadrà nella seconda metà della legislatura dipenderà molto dalla distribuzione delle nuove forze reali.
Certo, sono un po’ deprimenti gli argomenti che vanno per la maggiore sui giornali e le tv. Non che si senta davvero la mancanza dei concreti programmi per le Regioni: a parte la retorica, la Regione è fra tutte le istituzioni territoriali rappresentative forse la più nascosta all’attenzione dei cittadini. Persino gli addetti ai lavori faticano a giudicare la qualità di un’amministrazione regionale. Il problema dell’Italia è che, in un’elezione così carica di significati politici, dense cortine fumogene impediscono di affrontarli e di valutare la posta in gioco per quella che è.
Le riforme potrebbero diventare cruciali nella seconda metà della legislatura: ma in campagna elettorale tutti si sono guardati bene dal tirare fuori le carte vere. Sulla giustizia, invece, è stato un fiorire di intimazioni, di progetti agitati come clave, di principi usati come scudi: l’impressione però è che nessuno abbia per ora voglia di uscire dalla rappresentazione di uno scontro di poteri, allo stato apparentemente senza soluzione, benché ormai inaccettabile in un Paese evoluto. Infine la tv: la par condicio vige da dieci anni, ma stavolta abbiamo assistito all’inedito della mordacchia sui talk show. Alla fine Berlusconi potrebbe anche scoprire che il silenzio gli ha nuociuto, smentendo così il suo mitico istinto.


[...] al massimo le campagne elettorali èContinua a leggere il post originale su The Front Page: Interrogativi sulla leadership di BerlusconiSharePotrebbero interessarti anche questi Post:Riforme, il premier punta sulla giustiziaBerlusconi [...]
Berlusconi, per le elezioni regionali personalizza lo scontro e promette mari e monti: l’anno scorso in Sardegna è venuto più di 15 volte in un mese e mezzo, ha promesso i fondi FAS per la Sassari-Olbia, la conservazione dei posti di lavoro alla Petrolchimica di Porto Torres, il G8 della Maddalena come rilancio dell’economia e dulcis in fundo un PIANO MARSHALL per la Sardegna, dopo le elezioni in cui è stato eletto il suo burattino non si è più visto, e sopratutto dopo più di anno niente di quello che aveva promesso è avvenuto…chi deve votare nella propria regione rifletta
25 marzo 2010:
Santoro 2 Berlusconi 0.
Santoro passa il turno.
Minzolini, Masi & company in Zimbawe.