Fenomenologia di Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi è un uomo raro. Figlio d’un padre al quale la storia accorderà certo le circostanze attenuanti, ma comunque degno di grande stima; adorno di poche virtù private e di qualcuna pubblica, preoccupato più della sua fortuna che della sua salute, dei suoi affari più che della sua persona, è conoscitore di poche lingue, e dei linguaggi di tutti gli interessi, ch’egli parla correntemente.
Astemio, e quindi sempre sobrio, sereno, tranquillo, qualche volta paziente, buon capitano d’industria, prima del mattone e poi dei media, è un self made man avendo cominciato da intrattenitore nelle navi da crociera. Sa cantare e raccontare barzellette ed è un mirabile rappresentante della «classe media», ch’egli però sovrasta, essendo in ogni modo più grande di essa. Grandezza che si misura soprattutto a suon di moneta: è arcimiliardario, tanto da essere soprannominato “Paperon de’ Paperoni”.
Espansivo in pubblico (e in privato) tanto da apparire talvolta imprudente nella sua espansione, ma d’una meravigliosa abilità in quell’imprudenza, noto per la sua prodigalità, spinta o dal capriccio o dal semplice piacere di spendere un’infinitesima parte dei suoi averi, ama i libri, ma è poco sensibile alle lettere. Cavaliere ma non gentiluomo – dell’etichetta o bon ton se ne infischia – ama le donne, soprattutto se giovani, e odia l’aglio. Ma non ci va d’accordo (con le donne s’intende, non con l’aglio): ha avuto due mogli ma se n’è separato. E’ adorato dai numerosi figli e dalla servitù; è odiato da quasi la metà dell’elettorato, come forse mai nessun leader italiano, che lo vorrebbe in galera o in miseria. Ma è amato dall’altra metà che gli è comunque grata per aver impedito, nel 1994, ai comunisti, di prendere il potere.
Parlatore affascinante, uomo di Stato caparbio e non facile alle illusioni, interiormente freddo, dominato dall’interesse immediato, che governa sempre il più da vicino possibile, è capace di rancori ma anche di riconoscenza e generosità. Ha il dono del fascino, specialmente sulla folla dei suoi sostenitori. Gli fa difetto la signorilità: va spesso per le spicce, sebbene leader; porta i tacchetti, sebbene brevilineo; e non ha i capelli bianchi, sebbene vecchio.
Fertile d’espedienti, di promesse, di volti e di maschere; ricorre spesso all’astuzia e non ripudia assolutamente la bassezza, purchè preservi la politica dagli urti violenti, lo Stato dalle fratture e la società dalle catastrofi. E’ infaticabile e non si arrende mai; talvolta in contraddizione con se stesso, fino a smentirsi, testardo fino all’inverosimile, è poco attento alle intelligenze, ma buon conoscitore di uomini; buon senso pronto e penetrante, saggezza pratica, parola facile, anzi facilissima e spesso torrenziale, ha una memoria prodigiosa, ed è sempre pronto ad attingere a quella memoria, unico suo punto di somiglianza con Cesare, Alessandro e Napoleone. Ai quali guarda senza alcuna modestia, non conoscendo neanche il significato di questo termine.
Coltiva il culto della personalità; la sua ovviamente. Abilissimo nell’imputare alla piccolezza della realtà l’ostacolo all’immensità delle sue idee, amico di Mosca come di Washington, di Tripoli come di Gerusalemme, conosciutissimo nello scacchiere internazionale per le sue numerose gaffes, Silvio Berlusconi sarà classificato fra gli uomini di spicco del suo secolo, e se non sarà collocato fra i più illustri governanti italiani, sarà perché dei suoi magnifici programmi avrà realizzato poco o niente.
Ha visto i partiti della Prima repubblica comparire alla sbarra; ha visto il suo grande amico Bettino Craxi costretto all’esilio inseguito da vari mandati di cattura, e sparire nell’ignominia la Democrazia cristiana, da lui sempre votata e giudicata immortale. E gli è rimasto nell’animo il timore di quel terrore giudiziario, conosciuto come “Mani pulite “ o Tangentopoli, terribile quanto la giustizia del Dio della Bibbia. La traccia lasciata in lui da quel terrore è prodigiosa. Il suo ricordo è un’impronta vivente di quei terribili anni, quasi minuto per minuto: un giorno, davanti a un testimone del quale è impossibile dubitare, rettificò a memoria tutta la lettera “A” dell’elenco dei deputati che ascoltò il famoso discorso di Craxi il 3 luglio 1992.
Silvio Berlusconi è un democratico. Lui premier, la stampa è libera, i sindacati sono liberi, il diritto di associazione è tutelato, il voto è libero, la coscienza e la parola sono libere. La satira, che dovrebbe fargli un monumento perché lui si presta in ogni modo a farsi pupattezzare, è libera. E i tribuni televisivi, che lui detesta (ne è tanto ossessionato da brigare per farli chiudere) e che si occupano quasi esclusivamente di lui, sono liberi di metterlo in croce il lunedì, il martedì, il giovedì. Anche le cosiddette leggi ad personam sono trasparenti.
E’ fortunato. Quando per una ragione o per un’altra la sua stella sembra declinare – i sondaggi cioè lo danno in discesa nel gradimento degli italiani – subisce un’aggressione violenta (dicembre 2004 con un treppiede a piazza Navona, a Roma; dicembre 2009 con una riproduzione del Duomo in pietra, in piazza del Duomo a Milano) che impietosisce gli italiani facendolo schizzare in alto nei sondaggi, ai quali lui crede ciecamente.
Settantaquattro anni, Silvio Berlusconi è al suo quarto governo. Può contare su una vasta maggioranza parlamentare rappresentata dal partito di cui è presidente, il Pdl, e su un formidabile alleato, l’Italia dei Valori. Si tratta del partito fondato da Tonino Di Pietro, ex Pubblico ministero della Procura di Milano ed eroe di Tangentopoli.
Di Pietro e il suo partito combattono una battaglia senza quartiere contro Berlusconi e il suo governo, quindi formalmente sono all’opposizione. Ma i metodi dell’Idv – la maggior parte dei suoi esponenti sono tutti ex magistrati – sono così pesanti, irragionevoli, faziosi, aggressivi che i cittadini elettori finiscono per solidarizzare con Silvio Berlusconi, anche quando questi ha torto. E guardano con terrore all’ipotesi che Di Pietro, una volta al governo, faccia un uso indiscriminato delle manette, che lui fa tintinnare ad ogni piè sospinto.
L’altra opposizione, la sinistra, cioè il Partito democratico, che si chiama così dopo vari altri nomi e parecchie vicissitudini, ha provato a farlo fuori – politicamente, s’intende – con tutti i mezzi. Primo fra tutti quello giudiziario, con la complicità di parecchi Pm il cui cuore batte a sinistra, e di un giornale-partito, la Repubblica, proprietà di Carlo De Benedetti, altro capitano d’industria e finanziere in concorrenza spietata nel business mondiale con Silvio Berlusconi e il suo impero. Berlusconi è stato imputato in oltre venti procedimenti giudiziari, nessuno dei quali si è concluso con una sentenza definitiva di condanna, per via di assoluzioni, prescrizioni e depenalizzazioni dei reati. Inutile dire che con i magistrati è in guerra continua.
Poi, il Pd ci ha provato additandolo ai benpensanti – sempre con la complicità della Repubblica- come un uomo dalla morale dubbia per le sue frequentazioni di donne allegre. Ma anche qui è andata male (le faccende di letto non interessano più di tanto gli elettori). Il Pd ha provato altre strade, ma sempre infruttuose. Il Pd è alleato dell’Idv: è cioè, “oggettivamente”, alleato di Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi , salute permettendo, governerà altri vent’ anni.


Un buon tema di quinta liceo.
Negli ultimi sei capoversi c’è del vero.
per l’ultimo,perché mettere limiti alla Provvidenza?
Amabile compitino in memoriam di Bottino Craxi, lo sprovveduto Aladino che fece uscire il genio della trash tv dalla lampada.
Chi ce lo rimette dentro?
Ora il golem delle televendite, inventato dal dr Frankestein del socialismo delinquenziale, impazza distruggendo il Paese.
Quando raggiungerà Bottino, ci vorranno 30 anni per riparare i guasti di questo Vanna Marchi dello psudoliberismo.
La descrizione dell’uomo è perfetta.
Provo a mettere in fila le cose, che hai scritto aggiungendo qualche commento tra parentesi:
- Parlatore affascinante ( diciamo grande comunicatore), -
-uomo di Stato caparbio e non facile alle illusioni, interiormente freddo ( verissimo),
- dominato dall’interesse immediato (verissimo, io avrei scritto opportunista tu lo hai detto in maniera più elegante),
-capace di rancori ma anche di riconoscenza e generosità (vero).
- Ha il dono del fascino, specialmente sulla folla dei suoi sostenitori ( giusta precisazione,agli altri sembra un venditore più che un uomo politico).
- Gli fa difetto la signorilità: va spesso per le spicce, sebbene leader; porta i tacchetti, sebbene brevilineo; e non ha i capelli bianchi, sebbene vecchio( tutto vero).
- Fertile d’espedienti, di promesse, di volti e di maschere; ricorre spesso all’astuzia e non ripudia assolutamente la bassezza, purchè preservi la politica dagli urti violenti, lo Stato dalle fratture e la società dalle catastrofi ( ti quoto al 100%).
- E’ infaticabile e non si arrende mai; talvolta in contraddizione con se stesso, fino a smentirsi, testardo fino all’inverosimile, è poco attento alle intelligenze, ma buon conoscitore di uomini; buon senso pronto e penetrante, saggezza pratica, parola facile, anzi facilissima e spesso torrenziale, ha una memoria prodigiosa, ed è sempre pronto ad attingere a quella memoria, unico suo punto di somiglianza con Cesare, Alessandro e Napoleone. Ai quali guarda senza alcuna modestia, non conoscendo neanche il significato di questo termine ( niente da dire)
-Coltiva il culto della personalità; la sua ovviamente. Abilissimo nell’imputare alla piccolezza della realtà l’ostacolo all’immensità delle sue idee, amico di Mosca come di Washington, di Tripoli come di Gerusalemme, conosciutissimo nello scacchiere internazionale per le sue numerose gaffes, Silvio Berlusconi sarà classificato fra gli uomini di spicco del suo secolo, e se non sarà collocato fra i più illustri governanti italiani, sarà perché dei suoi magnifici programmi avrà realizzato poco o niente.( quoto al 100%)
Quest’ultima cosa è la più vera di tutte.
Faccio un’aggiunta: metto in fila l’una dietro l’altra le cose buone fatte dal suo Governo in sette anni degli ultimi 9: il divieto di fumo nei locali pubblici, la patente a punti, la riforma del processo civile, la legge sullo stalking, una riforma sulle pensioni.
Non mi viene in mente altro.
Ha ancora tre anni davanti per rimpolpare questo carnet di risultati. Veramente magro.
Aggiungerei che il suo successo è il risultato, oltre che della debolezza dell’altrui proposta politica, di una determinazione, di una vitalità e di una capacità di manovra impressionanti.
Capitate all’uomo più sbagliato possibile- secondo me- mentre un uomo onesto, disinteressato e con un forte senso dello stato con doti di questo genere avrebbe fatto molto per questo paese.
Ma senso dello stato e disinteresse non sono il suo forte.
Quanto all’onestà decideranno i giudici.
Oppure come al solito prescrizioni, depenalizzazioni, processo breve, legittimo impedimento e via …lodando.
Sì, ma quanti ce ne sarebbero voluti di anni se Prodi fosse rimasto solo un quarto d’ora in più come Primo Ministro?
Per cui, amici cari che evidentemente preferireste quegli maneggioni del PD, quei manettari dell’IDV, o magari avete un tenero ricordo di antichi ministri cocainomani Colombostyle (oh, quelli sì erano raffinati e signorili, vero?), dovete pur sempre pensare a cosa offre la politica in Italia.
Sarebbe bello potere permettersi di non votare. Il problema è che la sinistra al governo sarebbe un disastro totale.
Ergo, meglio altri vent’anni con Berlusconi.
molto intelligente e lucido. Purtroppo anche nel finale.
è una delle poche persone che non vorrei tra i miei amici
questi bassetti che fanno i simpaticoni non mi sono mai piaciuti
se facesse solo l’imprenditore e non ci tediasse con le sue beghe giudiziarie ne sarei molto contenta…
è un finto allegro un finto buono e si nota dalle espressioni che assume quando …non è in scena
è bugiardo ma è il primo a credere alle sue bugie
una brutta persona
A molti di sinistra e di destra non piacerà, ma mi sembra un ritratto molto somigliante e non molto diverso da come lo vedo anche io, nelle sue luci e nelle sue ombre, in piedi, sorridente o vituperante, sotto un fuoco continuo di artiglieria pesante, quale nessun uomo politico ha mai dovuto affrontare prima, nel nostro paese e che, invece di distruggerlo, lo sorregge.
La descrizione è corretta nei minimi particolari. L’uomo è esattamente come lo descrivi.
Ed è vero anche che l’uomo non ha realizzato granchè.
Se penso ai suoi sette anni di governo
(degli ultimi 9)mi vengono in mente poche realizzazioni : la riforma del processo civile, la legge sullo stalking, la patente a punti, il divieto di fumo nei locali pubblici.
Deve il suo successo ad una genialata: il comunismo è morto quasi del tutto, ma lui lo tiene in vita per farsi percepire come un argine.
Avesse il senso dello stato, e fosse un uomo disinteressato, con le sue doti di tenacia e di determinazione, avrebbe potuto fare del bene al paese.
Avesse….
Tendo spesso a sovrapporre la Fenomenologia di M. Bongiorno (alla quale certamente ti sei ispirato) con l’Elogio di Franti. Ricordi come si chiude l’Elogio? Freudianamente direi: con Gaetano Bresci.
Anche il finale del tuo bell’articolo lo leggo allo stesso modo, forse perché sono da tempo convinta che Berlusconi non sia un personaggio comico (la satira, le barzellette, una battuta una gaffe ecc ecc…), ma tragicamente tragico. L’ultimo stalinista in circolazione. E sotto sotto, il tuo “oggettivamente” buttato là al momento giusto, con le virgolette d’ordinanza, mi fa pensare che anche tu, in qualche angolo recondito, covi lo stesso sospetto.
A vent’anni faceva l’intrattenitore a bordo di navi da crociera. A 36 aveva costruito Milano 2 (chi non sa cosa sia, vada, avrà una lezione di vita, vita italiana, s’intende).
A 50 inventa la televisione commerciale in Italia.
A 58 fonda un partito in due mesi e vince le elezioni, diventa Primo Ministro e ruba le caramelle a Occhetto.
Non solo, ma (pare) scopa pure, e alla grande.
Ovvio che lo si odi. O è solo invidia?
Anche De Gasperi ha rubato le caramelle ad Occhetto.
Di che squadra di calcio era presidente?Aveva vinto la Champions col Trento?
Scopava alla grande?
Era stato sdoganato nell’etere da qualche socialistoide di mano lesta?
Invidia?
No,pena per questo Paese che in il lui, mago Do Nascimiento della tele-politica,si riconosce ed esprime. Un arci-italiano.
Se tutti gli italiani fossero come me ,questa persona sarebbe durata 2 giorni e sicuramente oggi vivremo in un paese molto migliore .
Altro che fenomeno adesso sarebbe in carcere a scontare le sue pene.
Non discutiamo di come sarebbe l’Italia, magari discutiamo di com’e’.
All’analisi mancano ancora alcune informazioni sul Cavaliere.
E’ ossessionato dalla pulizia personale. Sua ma anche altrui. Si sa che un vago odore di sudore implica l’esclusione dal suo entourage.
E’ un conservazionista amante dei giardini e delle piante. Ha un rapporto freddo con gli animali. Strano perche’ di solito i dittatori amano i cani.
Ama le donne tipo “segretaria” livello aziendale 1a super.
E’ un iracondo freddo, ma gli passa in fretta.
Non e’ un “pedofilo”
Articolo lucido e impietoso con la sinistra che dorme , sognando una italia che non c’è.
Solo una caduta di stile nel passaggio sulla sua “fortuna” nell’essere stato colpito : io non rido, per principio, quando qualcuno scivola, figuriamoci quando a qualcuno viene spaccato un dente…
Ha ragione Bill: sono bastati solo due anni di governo Prodi per distruggere la sinistra in Italia. Fin tanto che non si capisce questo…
A Gianluca :di cognome fai Cristo?
Scenderò dal pero indubbiamente ma, di grazia signori, quali sono le sue reali colpe? E’ possibile conoscerle? Quello di essersi fatto da solo, forse? O che forse, cosa imperdonabile questa, gli piacciono le donne anziché i trans o gli omosessuali? O forse, ancora, perchè ha abolito il politichese e parla con linguaggio “umano”? porta i tacchi oppure il parrucchino? Sono queste le sue colpe?
Io penso che sicuramente questi tre anni che Berlusconi ha davanti siano determinanti per il giudizio definitivo sulla sua azione politica.
Ma una cosa va detta: non è vero che nei cinque anni del suo governo non combinò nulla. Venne approvata una riforma costituzionale, che oltretutto realizzava anche tante proposte che oggi sentite uscire dalla boccuccia degli immacolati (si fa per dire, dato che governano le regioni come una cosca, sono indagati ovunque, e fanno pure i moralisti: io non vorrei quei partitocrati orrendi come amici,cara Daniela) sinistrorsi.
E l’allegra coalizione degli indignati del piffero fece in modo che non passasse, con una azione propagandistica penosa e cialtrona quanto i loro pseudogiornali, anchormen e comiconzoli vari.
Fosse passata quella riforma, non staremmo qui imbalsamati a sentire parolette su numero di parlamentari, presidenzialismo, federalismo etc etc, ed un ottantenne milionario rimbecillito parlare di rivoluzione vestito di cachemire.
Chi ingessa questo paese è l’antiberlusconismo cretino e moralistoide, senza una proposta, un’ideuzza, un proposito che vada oltre il tassa&spendi prodiano. Sempre alla ricerca di scandaletti, quando hanno un armadio pieno di scheletri.
PS: mi piacerebbe leggere un’indagine psicologica anche su un leader di sinistra. Peccato che, visti i soggetti, non si saprebbe chi prendere come oggetto di ricerca: ci si addormenterebbe dopo due righe..
caro Onofrio, esame lucidissimo di B.
Fort: ancora con questa storia che si è fatto da solo?! mi sa che scende davvero dal pero:-)
[...] sua persona, è conoscitore di poche lingue,Continua a leggere il post originale su The Front Page: Fenomenologia di Silvio BerlusconiPotrebbero interessarti anche questi Post:Interrogativi sulla leadership di BerlusconiRepubblica, [...]
Lei ha dimenticato un particolare: viene dall’”Isola”, quartiere di Milano, Porta “Gariba”, dove risiedevano una dozzina di miei compagnoni, el “Pepinetu”(ebreo)compreso, con i quali amavamo mettere a segno negli anni 50 un sacco di spassose goliardate.
Passiamo al serio.
Con suono di fanfare, feste, solenni celebrazioni e inni Mamelici, ci hanno portato 65 anni fa la democrazia (dal greco “governo di popolo”).
Da quel momento, siamo divenuti arbitri del nostro destino.
Abbiamo infatti avuto i governi, i governanti, gli amministratori,la sanità, la giustizia, la Salerno-Reggio, le case antisismiche e, perchè no, il Berlusconi che ci meritiamo e che ci siamo meritati.
Splendida e veritiera descrizione.
Aggiungo solo che se i suoi alleati migliori sono Italia dei Valori e Partito Democratico, ottimi alleati sono anche le altre frange della sinistra.
Per questo governerà altri 20 anni solo se non si avvererà la profezia di Don Verzè, altrimenti gli anni saranno 40.
[...] This post was mentioned on Twitter by The Front Page. The Front Page said: Fenomenologia di Silvio Berlusconi: Silvio Berlusconi è un uomo raro. Figlio d’un padre al quale la storia accorde… http://bit.ly/9vmQUM [...]
Caro Onofrio, arrivo in ritardo ma arrivo a commentare la tua interessante e in gran parte condivisibile nota in cui tratteggi un ritratto di B. che somiglia molto al protagonista di “Finché c’è guerra c’è speranza” di Sordi: commerciante d’armi, quando un giornale scrive un articolo finisce alla gogna. Moglie e figli lo criticano, ma poi non hanno intenzione di rinunciare ai benefici economici dei suoi traffici.
Berlusconi, insomma, come arcitaliano, ci sta tutto.
Trovo invece parziale la tua ricostruzione quando descrivi la situazione della stampa: il partito-giornale Repubblica (e hai scordato “Il Fatto quotidiano”) e i “tribuni tv” da una parte vanno bene. Ma non si può omettere il ruolo giocato da Giornale – guidato da un Feltri che un tempo (ho il vizio della memoria lunga) osannava Mani pulite -, Libero e da altre trasmissioni tv appiattite sulle posizioni del premier.
Il suo maggior pregio, a tuo dire, è quello di aver smontato la “macchina da guerra” di Occhetto nel 1994. Ma sono trascorsi sedici anni. E, come sottolineava Filippo – e tu stesso – le cose fatte sono pochine. E gli annunci tanti.
A questo proposito mi sarei aspettato che parlassi anche del suo più clamoroso dei suoi annunci: “nei prossimi tre anni di governo sconfiggeremo il cancro”.
E ciò non tanto per l’enormità della cosa, quanto per evidenziare un altro aspetto che lega a B. quella metà degli italiani che lo ama: il linguaggio religioso. Amore, miracolo, martirio, sono le ricorrenti parole-chiave della comunicazione del premier. Il quale ha anche saputo sfruttare al massimo l’anticomunismo viscerale da sempre inculcato nei cattolici dalla chiesa indicando come “comunisti” tutti coloro i quali non la pensavano come lui.
B., dunque, non nè soltanto un monarca assoluto, come lo definì Fini in un “fuori onda” che il presidente della Camera non ha mai (raro esempio di dignità) smentito, ma un papa-re. E questo è nell’immaginario di larga parte del suo elettorato.
Per il Sig.Giuseppe Lazzaro
Si da il caso che il predecessore di B. governasse ufficialmente assieme comunisti vetero, elegantemente (cashmir) rifondati, travestiti (Ds), catto e per di più sotto l’eccelsa presidenza di un comunista DOC da loro eletto.
Anticomunismo viscerale.
Secondo i dettami del mirabile “Manifesto del Partito Comunista” (se lo legga bene in versione originale) il vero comunista e un individuo apolide, nullatenente, per lui non esistono leggi o responsabilità civili, morali, religiose e famigliari e non deve possedere altre culture se non quella che gli inculcano (absit injuria verbis)le istanze del partito.
Oddio! Da ultraottantenne modestamente acculturato ed avendo avuto modo di vederli all’opera e di apprezzarne i risultati anche fuori di qui, ecco, direi che più che un “anti-” una commiserazione anche se non propio viscerale se la meritano.
PS. L’esimio filosofo fondatore ed estensore del mirabile documento, per non morire di fame, si faceva mantenere con famiglia da un “lurido” borghese (Engels) esattamente così come fanno da sempre i suoi fedeli successori e seguaci.
Eh! Se B.si decidesse a mantenerli!
Caro signor Pippo,
se è per questo anche B. ha un paio di ministri ex comunisti, a cominciare dal soffice Bondi, o portavoce ex “sinistri” come l’ineffabile Capezzone.
Quanto alle altre considerazioni, conosco preti – e loro seguaci – tuttora convinti che il vero sacerdote debba essere senza legami terreni, nullatenente, al di fuori, se non al di sopra, di leggi o responsabilità civili, morali, e non debba possedere altre culture se non quella che gli inculcano.
La differenza è che i comunisti non esistono più, perlomeno nella forma da lei agitata, i preti e i loro seguaci sì, come dimostrano anche recenti e tristissimi fatti di cronaca.
Commiseriamoli, dunque, gli irrinunciabili comunisti “cattivi”, ma non diamo patenti di bontà a chi rappresenta la loro immagine speculare…
C’è una piccola differenza:
i “preti” hanno contribuito, forse a modo loro, a fare arrivare a noi il compendio di civiltà plurimillenarie che ci hanno permesso di passare in un secolo dalla candela allo sbarco sulla luna.
I comunisti,in un secolo, hanno eliminato finora 100 milioni di esseri umani (preti compresi) per portare alla bancarotta, alla rovina e alla miseria tutti indistintamente i paesi da loro governati e che governano, compreso quello più ricco di risorse del pianeta (UdRSS).
Melechov ti pròpi un imbezéll! Bottino tò surèla…