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Tre anni a palazzo Chigi, poi il Quirinale

Le due della notte tra lunedì e martedì. Un falco berlusconiano, di quelli tostissimi, è in lacrime. Piange di gioia e farfuglia: “Silvio è grandissimo, gli dobbiamo tutto. E’ stato l’unico a crederci anche quando oggi pomeriggio sembrava profilarsi una disfatta. Lui continuava a ripetere: “Ce la faremo, ce la faremo”. Ha avuto ragione e ha vinto ancora una volta. Rispetto ai professionisti della politica, è un leader vero perché continua a mantenere un rapporto con il paese reale”.

E così grazie al paese reale, il Cavaliere immortale (politicamente parlando) archivia il suo lungo annus horribilis iniziato con il Noemigate. Il risultato delle urne ha spazzato via la strategia del logoramento alimentata dagli scandali sessuali, dalle rivelazioni del pentito mafioso Spatuzza e di Ciancimino, dal Bertolaso-gate, dall’inchiesta di Trani sulle pressioni Rai. Tutto liquidato in una notte, con i risultati arrivati dal Piemonte e soprattutto dal Lazio, dove la finiana Polverini appena eletta ha subito ringraziato Berlusconi, omettendo il nome del presidente della Camera.

In queste ore, nell’inner circle del premier fanno l’elenco degli sconfitti interni ed esterni: i complottisti della cerchia più ristretta (Letta ma anche Tremonti, che però resta un’incognita alla luce dell’avanzata leghista che ha trasformato il Nord per la prima volta in Padania), il partito trasversale Napolitano-Fini, il fallimento dei laboratori con l’Udc voluti in primis da D’Alema. Addirittura, il Cavaliere ha battuto persino il suo partito, destinato ormai a una rivoluzione vera: ma non come vorrebbe Fini, con cui prima o poi regolerà i conti, piuttosto nel segno dell’ex democristiano Scajola.

Risorto una settimana prima di Pasqua, adesso il premier ha tre anni davanti a sé per completare la legislatura e preparare la sua possibile ascesa al Colle. Gli avversari non possono fare altro che rassegnarsi. La forza di Berlusconi è nelle urne, nonostante Santoro e Travaglio. D’ora in poi, di fronte ad altre eventuali mosse per logorarlo e mandarlo casa, il Cavaliere mostrerà sul tavolo bene in vista la sua pistola: le riforme istituzionali anche a maggioranza. Ossia la rottura gollista, come la chiamano i falchi. In subordine c’è il mitra: la minaccia di elezioni politiche anticipate, ennesimo referendum su Silvio, il più amato dagli italiani.

4 commenti a “Tre anni a palazzo Chigi, poi il Quirinale”

  1. Se Berlusconi vuole davvero fare le riforme del sistema elettorale deve puntare sull’elezione diretta del Presidente del Consiglio, con più poteri, sul Presidente della Repubblica garante dell’Unità nazionale per equilibrare il Federalismo da attuare , sulla riduzione della metà dei deputati da eleggersi con un colelgio unico nazionale, istiuzione del Senato delle Regioni. In sintesi, un modello simile a quello Tedesco, più adatto alla nostra situazione.Va scartato decisamente il sistema Francese, troppo centralista che provocherebbe inutili e stressanti conflitti.

  2. sabina scrive:

    ooooo finalmente un po’ più di poteri a Berlusconi e che diamine! Come si fa a finire il massacro dell’Italia?

  3. LUCHI scrive:

    Non parliamo di Berluska per favore…..la più grande sciagura dell’Italia, forse più grande di Mussolini….vade retro
    Il partito dell’amore pornograFICO…

  4. lino scrive:

    perchè mussolini è stata una sciagura? questa è nuova!

  5. [...] due della notte tra lunedì e martedì.Continua a leggere il post originale su The Front Page: Tre anni a palazzo Chigi, poi il QuirinalePotrebbero interessarti anche questi Post:God bless America, and PolveriniAmerica alla svolta con la [...]

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