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I guai del populismo di sinistra

Ascoltate Umberto Bossi. Nei suoi brevi discorsi, “federalismo”, “gente” e “Lega” sono il 90% delle parole totali. “Federalismo” e “gente” fanno parte dello stesso uffizio politico-religioso. “La gente vuole il federalismo, il federalismo lo vuole la gente”. Renata Polverini, con un mazzo di rose rosse in mano, dice che, al di là delle polemiche, “la gente” ha dato un segnale. Insomma, la conseguenza del voto delle Regionali 2010 è che la gente esiste. Il popolo si risveglia, anche quando è dato per morto, ed è per definizione capace di mobilitazione continua nella Lega della Libertà.

Moderati nominati. I commenti dei rappresentanti centristi all’indomani del risultato elettorale evidenziano una debolezza di fondo. La loro argomentazione può essere così riassunta: viviamo in un Paese ostaggio degli opposti estremismi, che si polarizza sempre di più e che non riesce a fare le riforme, quindi serviamo noi, dobbiamo governare noi. Fine. Quest’argomentazione evidenzia l’incapacità di vivere nel Pianeta Elezioni, che possiamo chiamare anche “La Gente”. Non si può governare se si ha una percentuale di voti che, se va bene, se la gioca con Beppe Grillo. Ne consegue che i moderati intendono essere nominati al governo, oppure raggiungere il potere attraverso operazioni elitarie e opache di “ingegneria politica”, capaci – ancora una volta – di mobilitare La Gente contro di loro. Oppure, infine, credono che l’astensionismo in ascesa sia tutto potenziale voto moderato. Ma si sbagliano.

La Forza della Gente. Enrico Letta, vicesegretario del Pd, nel suo Costruire una cattedrale (uno dei pochi tentativi politici di analisi della situazione italiana) ha teorizzato una divisione dell’elettorato italiano in progressisti, moderati e populisti, sostenendo l’insufficienza dei progressisti, e la loro necessità di allearsi stabilmente coi moderati. Quest’analisi è corretta sull’insufficienza dei progressisti, ma è totalmente sbagliata per quanto concerne la divisione (un terzo/un terzo/un terzo) dell’elettorato italiano. E’ ora di affrontare la realtà. I “populisti” sono una forza ben più consistente delle altre due messe insieme, perché, al contrario di progressisti e moderati:
a) sanno chi sono;
b) sanno a chi parlano;
c) sono in grado di trasformarsi, a seconda delle esigenze, in progressisti, moderati o quello che vogliono.

Perciò i populisti, in Italia, sono gli unici che fanno politica. La miseria del moderatismo è la sua incapacità di fare i conti con questo fatto, continuando a sottovalutare colpevolmente questo fenomeno. Vale la pena di citare Antonio Di Pietro: “La candidatura della Bonino non è piaciuta ai laziali e alle componenti moderate. Era una candidatura che andava bene per fare protesta ma non per governare”. Sistema e casino.

C’è un altro aspetto su cui dobbiamo riflettere: a destra i populisti riescono a essere un elemento di sistema, mentre il centrosinistra fa sempre casino nella ricerca del suo populismo, che viene invocato dai suoi mezzi d’informazione e allo stesso tempo demonizzato, in un circolo vizioso che non porta da nessuna parte. Perciò il centrosinistra costruisce un populismo di rappresentazione a cui difficilmente corrispondono risultati politici, in termini di lessico e di consenso: la “gente” di Bossi si mangia i tentativi di centrosinistra di dare voce al “lavoro”, durante la crisi economica; il “populismo del merito” non è capace di trascinare le masse.

Finora il populismo di sinistra ha fallito miseramente alla prova elettorale, oppure ha fatto casino e alimentato una logica di piagnisteo. Questa è la prova del nove che attende il centrosinistra all’indomani del voto, col doppio rischio di vedere Vendola come messia o come corpo estraneo, e col prevedibile e inutile lamento nei confronti di Grillo, che con l’accusa di “aver fatto perdere la Bresso” è già diventato un attore politico di prim’ordine, quale non era mai stato.

Alessandro Aresu/LSDP

9 commenti a “I guai del populismo di sinistra”

  1. andrea lucangeli scrive:

    Mi spiace ma non condivido la definizione di “populismo” data alla Lega. La Lega è un partito solidamente-di-popolo ma non populista. Le istanze del Nord sono chiare, nette, inequivocabili, non c’è da rimestare nel torbido. Gli elettori della Lega hanno ben chiari i loro propri legittimi interessi e non si fanno di certo ammaliare dalle parole d’ordine….

    Il federalismo è una necessità ineluttabile del Nord, e lo era anche ben prima della nascita della Lega quando la Dc prendeva i voti in Veneto e se li spendeva a Roma, lasciandoci le briciole….Tutti mugugnavano e così nacque la Liga Veneta, la madre di tutte le Leghe. Sminuire e ridicolizzare le richieste legittime di una grossa parte di popolazione italiana (situata al nord) è stato l’errore capitale conmmesso dai partiti della Prima Repubblica (PCI in testa). Il Pd continua su quella strada e – così facendo – perderà pure l’Emilia Romagna…

  2. Enrico scrive:

    @ Lucangeli
    Seguo da tempo questo blog e devo dire che sono sempre d’accordo al 100 % con i suoi commenti.

  3. andrea lucangeli scrive:

    @ Enrico: grazie anche a nome del….Padano (che sono sempre io…)

  4. madcap scrive:

    Non sono così sicuro che gli elettori della Lega sappiano di cosa stanno parlando. O meglio, in effetti, sanno cosa vogliono, ma non sanno come ottenerlo: prendiamo ad esempio il tema del federalismo. Purtroppo, non mi sembra che i rappresentanti leghisti sappiano come mettere in pratica questa loro impellente necessità. Certo ha ragione Andrea nell’affermare che le istanze leghiste non sono cosa tralasciabile o da liquidare come il capriccio di un popolo che non sa cosa vuole. Ma affermare di volere qualcosa, senza sapere in concreto come realizzarla è cosa di solito deleteria, anche se elettoralmente convincente. So che possono sembrare questioni di lana caprina, ma c’è una bella differenza tra federalismo, autonomia e decentramento. E la differenza può comportare costi e conseguenze molto differenti. I leghisti (compresi i loro dirigenti, stando alle loro parole e alla modifica costituzionale che anni fa la Lega aveva imposto al governo) di questo non sembrano preoccuparsene, convinti come sono che i soldi gestiti dalle regioni invece che dallo Stato saranno senz’altro spesi meglio. Ma avrei qualche dubbio in proposito. Un’amministrazione regionale può benissimo battere in opacità un’amministrazione centrale e i recenti scandali – da quello della sanità pugliese e lombarda, a quello degli appalti qui in Umbria – dovrebbero far riflettere. D’altronde tutta la tradizione del nostro decentramento è stata caratterizzata da un reclutamento clientelare di partito (o peggio) di un personale poco qualificato. All’elenco di recriminazioni potrei aggiungere il nodo dei «costi aggiuntivi»: la riforma federale tanto auspicata dalla lega comporterà infatti (al contrario di quello che viene detto ai leghisti) un aumento consistente della spesa pubblica. Esistono a riguardo anche studi di tutto rispetto (come quelli di Massimo Bordignon e Floriana Cerniglia della Cattolica di Milano) che calcolano attorno ai 60 miliardi di euro (il 40% in più della spesa pubblica) un’eventuale applicazione federalista.
    Ecco, promettere qualcosa come il paradiso in terra per avere un rafforzamento elettorale, senza curarsi delle gravi conseguenze di lungo periodo (alcune delle quali possono contraddire le legittime aspettative degli elettori), questo è populismo: urlare “Meno immigrati nelle nostre città!” e poi non riuscire a concretamente (anche per limiti oggettivi) a fare nulla per il problema.

  5. Il qualuquismo imperversa…

  6. Mauro scrive:

    Se gli elettori leghisti non sanno di cosa stanno parlando, figurarsi gli altri. Sono stato a Milano fino a 16 anni fa, ora sono in Abruzzo. Ai tempi i leghisti venivano considerati razzisti, peccato che ci fosse una base fatta anche da meridionali immigrati. Sostanzialmente, si vota lega per sperare in una parte politica un poco pragmatica. Ma osservate la sinistra: giù botte da orbi su Berlusconi da 18 anni, per inezie (dal punto di vista della massa degli elettori): i processi? sono ovviamente persecuzioni (se ci fossero prove schiaccianti sarebbe già stato condannato da un pezzo); le donne? ma magari potessi farlo io; sfacciato? no, disinvolto. La sinistra deve smettere di attaccare B. per come si comporta o per cosa avrebbe fatto: lo deve attaccare su cosa ha detto (da lustri) di voler fare e non ha fatto: liberalizzazioni, semplificazioni burocratiche, comunicazioni, internet veloce, riduzione dei costi della politica, ecc., e smettere di difendere l’indifendibile (come la squola pubblica creata a misura di masse di insegnanti e non a misura degli studenti).
    O la sinistra dice che abbiamo una Scuola (perdendo ulteriormente la faccia), oppure suggerisce modifiche praticabili per aumentarne l’efficienza, se vuole criticare B.
    La riforma della giustizia serve, eccome; per esempio, i 3 gradi di giudizio (o 4 o 8, non si capisce quanti) sono funzionali a mantenere schiere di azzeccagarbugli: la tattica per prolungare processi e prebende è chiara: tirare fuori le carte all’ultimo momento utile, quindi arrivare sempre e comunque all’ultimo grado di giudizio. Ma tant’è, quando il B. ha fatto una cosa ragionevole (se l’imputato è dichiarato innocente in primo grado, morta lì), dagli al colpo di stato alla costituzione. Ma ci si rende conto che la nostra impeccabile costituzione non attua la separazione dei poteri? Pensateci bene: il governo è eletto dall’assemblea legislativa, ergo chi controlla detta assemblea controlla il governo…
    Ai paladini senza macchia e senza paura della nostra costituzione consiglierei di leggere un po’ Jefferson:
    “A generation may bind itself as long as its majority continues in life; when that has disappeared, another majority is in place, holds all the rights and powers their predecessors once held and may change their laws and institutions to suit themselves. Nothing then is unchangeable but the inherent and unalienable rights of man.” –Thomas Jefferson to John Cartwright, 1824. ME 16:48

    Scusate se sono stato un po’ dispersivo.
    Saluti a tutti (e merito ai coraggiosi che hanno letto tutto!)

  7. [...] dello stesso uffizio politico-religioso.Continua a leggere il post originale su The Front Page: I guai del populismo di sinistraPotrebbero interessarti anche questi Post:Donne e politicaIL CONSIGLIO NAZIONALE del PARTITO [...]

  8. madcap scrive:

    Beh, certo, se i dirigenti leghisti sanno cosa vogliono ma non sanno come ottenerlo, quelli del Pd sembrano non sapere neanche quello che vogliono. Ma questo è un altro discorso…

  9. Alessandro A. scrive:

    @andrea lucangeli: grazie per il tuo intervento e per la tua capacità di sintetizzare le istanze leghiste.

    Dobbiamo intenderci sui termini, perché anch’io credo nella rappresentanza degli interessi. Inserivo la Lega nel “populismo” in una divisione tra “moderati”, “populisti” e “progressisti”, per cercare di argomentare che moderati e progressisti, anche insieme, possano essere una minoranza nei voti e che un’alleanza tra moderati e progressisti (e mettiamoci dentro pure gli “astenuti”) non sia per forza la quadratura del cerchio. Quindi, entro questo ragionamento, ho allargato la forbice del populismo anche a istanze “di popolo” che denotano interessi chiari e distinti e a partire da essi hanno una capacità di mobilitazione molto forte. Inoltre non darei un senso per forza negativo al termine “populismo”. Suggerisco il contrario, e anzi il problema su cui mi concentro alla fine è il fallimento del populismo a sinistra: come elemento di rottura esclusiva non funziona, e per me “Gli italiani sono stati lobotomizzati da Antonio Ricci” non è un programma politico, bensì una stupidaggine. Insomma, un bel problema. Inoltre, tendo a credere che, in generale, la visione negativa o meno del populismo dipenda dall’osservatore: come sapete, negli Stati Uniti il populismo è importantissimo, e questi due libri (http://www.garzantilibri.it/default.php?CPID=1996&page=visu_libro e http://www.libreriauniversitaria.it/giusto-sbagliato-america-lieven-anatol/libro/9788820037734) ne danno una lettura differente.

  10. [...] Approfondimento fonte: I guai del populismo di sinistra | The Frontpage [...]

  11. madcap scrive:

    felice di sapere che il prof. Sartori, a distanza di qualche giorno dal mio intervento, ha detto più o meno le mie stesse cose:

    http://www.corriere.it/editoriali/10_aprile_15/le_incognite_del_federalismo_sartori_53d1e20c-484a-11df-8e1e-00144f02aabe.shtml

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