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Il Pd “non ha perso” e non è neppure diviso

Franceschini ha fatto l’offeso, Bersani ha tenuto il punto. Non su quella frase, su quella il segretario ha giurato: mai detto “ho ereditato un partito morto”, com’era stato riportato dai retroscena di alcuni giornali. Ma su tutto il resto, compresa la sostanza di quest’ultima affermazione, Bersani durante la riunione del coordinamento di ieri sera non si è mosso di un millimetro dalle cose che aveva detto in conferenza stampa il pomeriggio: non canto vittoria, accetto che mi si dica che c’è molto lavoro da fare, ma non accetto che mi si parli di sconfitta. Ammissioni di errori, zero: non sulle candidature, non sulla politica delle alleanze, niente.

La riunione è andata avanti fino a molto tardi, ma non è stata così tesa come può apparire dai giornali di oggi. Secondo un antico e non elegantissimo costume, si tende a essere assai più espliciti coi giornalisti di quanto poi non lo si sia nelle sedi più proprie di confronto. Ma i contendenti sono usciti più o meno com’erano entrati: con Bersani e i suoi fermi sulla linea, i dalemiani a difesa del segretario senza sottovalutare il molto lavoro che resta da fare, la Bindi ormai più battitrice libera che esponente della maggioranza, e però non critica con la segreteria.

In Area democratica le posizioni sono più articolate di come appare. Piero Fassino è ormai in avvicinamento al leader, e pur facendo una valutazione molto problematica dell’esito del voto (oltretutto l’ex segretario dei Ds sente molto come è ovvio il peso della sconfitta in Piemonte, e si sente in dovere di lavorare per recuperare la battuta d’arresto), è convinto che una resa dei conti interna farebbe solo danni. Veltroni invece è tentato di lanciare un’offensiva sullo smarrimento dello “spirito autentico” e della vocazione maggioritaria. Franceschini ieri sera non si è differenziato molto dagli argomenti dell’ex sindaco di Roma.

In chi lo ha ascoltato però è rimasto un dubbio: e cioè che più che prepararsi a dar battaglia insieme a Veltroni, il capogruppo mirasse a tenerlo marcato e a mettersi al riparo da qualche critica di eccessiva vicinanza alla segreteria che in Area democratica ha già cominciato a serpeggiare nei confronti di Fassino. Sta di fatto che le cose che Franceschini chiede a Bersani (ora basta pensare solo alle alleanze, ora dedichiamoci al partito, alla sua proposta e alla sua identità), alla fine paradossalmente più che al ritorno alla vocazione maggioritaria di Veltroni sembrano finire per alludere al ritorno alla piattaforma congressuale del segretario in carica. Sarà difficile che, messo di fronte ad argomenti di questo tipo, Bersani si senta troppo in difficoltà.

4 commenti a “Il Pd “non ha perso” e non è neppure diviso”

  1. anna pia fantoni scrive:

    bene, tutto a posto, allora.
    siamo già pronti per il 2013.

  2. andrea lucangeli scrive:

    Le “convergenze parallele” all’interno del Pd…..

  3. [...] riunione del coordinamento di ieri sera nonContinua a leggere il post originale su The Front Page: Il Pd “non ha perso” e non è neppure divisoPotrebbero interessarti anche questi Post:Gli dèi accecano chi vogliono perdereWomen are heroesIl [...]

  4. Dico questo.

    Quando scoppiò il caso ” Piero Marrazzo”, presidente della regione Lazio e in seguito le sue avvenute dimissioni quindi anche quelle della sua giunta, il PD si trovò nella condizione di dover esprimere un nuovo candidato presidente perchè da li a qualche mese la regione avrebbe dovuto indire nuove elezioni.

    Tutta la nomenclatura del Partito democratico ” in blocco” voltò le spalle per la dannata paura di subire un tracollo politico personale visto l’andazzo che lo scandalo Marrazzo aveva prodotto, insomma, i cittadini elettori erano alquanto schifati oltre che incazzati contro una classe politica a dir poco vergognosa.

    Nessun politico del Piddì osò metterci la faccia. Nessuno “POLITICO” democratico ebbe il coraggio di rischiare la sua immagine, sapendo di dover combattere una battaglia elettorale effettivamente difficoltosa.

    Solo il sottoscritto si fece avanti. solo io, Amerigo Rutigliano presentai la mia candidatura al Partito democratico fecendo inoltre un comunicato stampa.
    Non ottenni alcuna risposta. Il Piddì ignorò un’offerta che poteva essere vincente perchè innovativa, fuori dagli schemi classici, un outsider, una candidatura che avrebbe messo daccordo tutti: Sinistra radicale e sinistra moderata,cattolici e laici. Il Partito democratico preferì al contrario adagiarsi sull’ auto candidatura della radicale Emma Bonino. Un auto candidatura perdente in partenza perchè non in grado di esprimere tutte le istanze ad iniziare da quelle cattoliche. ( Monsignor Bagnasco in seguito organizzò una “Gladio” contro la Bonino)
    Un auto candidatura quella della Bonino che esprimeva giustamente solo la lista ” Bonino Pannella”.

    Avrei vinto a mani basse ed ora la regione Lazio sarebbe ancora governata dal centro sinistra.

    Il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani, la direzione e l’organizzazione del partito, hanno commesso errori davvero grossolani.

    Ghettizzare la candidatura di Grillo alle primarie del 2009 e ilgnorare la sua lista “cinque stelle” è stato un errore.

    Candidare in Calabria “Loiero” è stato un errore.

    Candidare in Campania De Luca è stato un grosso errore.

    Candidare in Piemonte la Bresso, non considerando minimamente le critiche dei No Tav è stato un errore.
    Non esprimere un candidato democratico nel Lazio è stato un enorme e non scusabile errore.

    Annullare la mia candidatura ( sostenuta da migliaia di cittadini iscritti al PD ) alle primarie deel 2009 è stato un errore.

    Gli errori continuano ancora oggi leggendo le incredibili affermazioni del segretario cui lascia intendere che in fondo il Partito democratico ha aumentato il suo consenso in relazione alle elezioni europee.

    410 senatori hanno inviato una lettera al segretario Bersani, lamentandosi e chiedendo urgente incontro al fine di definire una situazione politica grave che avvolge il Partito democratico, incapace com’è di reagire.

    Questo Partito democratico assente nei territori. Sordo e muto di fronte alle legittime richieste dei cittadini. Risposta a richieste e aspettative che sembrano purtroppo esclusiva della Lega.

    Il PD dovrebbe inviare degli osservatori a via “Bellerio” magari per imparare semmai i democratici lo avessero dimenticato, come condividere i drammi, le aspettative, le speranze di un popolo spesso maltrattato e ignorato. Cittadini che tutti i giorni che ha fatto Dio portano sulle loro spalle il peso di tante e tali problematiche da rendere quegli stessi cittadini degli eroi.

    L’ho affermato in molte occasioni e continuo ad affermarlo. Il Partito democratico deve ripensarsi e per farlo deve resettarsi il suo interno e ricominciare dall’inizio.

    Il Partito democratico deve davvero aprire i suoi portoni a volti nuovi e aprire le finestre per permettere il passaggio di aria fresca.

    I dinosauri del Partito democratico dovrebbero salpare le ancore e iniziare un lungo viaggio per i sette mari.

    Il Partito democratico deve se vuole tornare ad essere maggioranza di governo, ritornare nei territori che da anni ha abbandonato,licenziando i “Cacicchi” attuali che tanto danno hanno creato.

    Il partito democratico deve parlare con i cittadini e ascoltarli perchè la prima virtù della buona politica è proprio quella di saper ascoltare un popolo in affannosa difficoltà economica e sociale.

    Il Partito democratico deve tornare ad essere se mai lo è stato, un partito gioioso che trasmette fiducia.

    Il Partito democratico deve tornare a vivere nelle fabbriche, negli uffici, nelle aziende, nelle città, nei quartieri, nel paese reale.

    Il Partito democratico deve e dovrà essere DEMOCRATICO davvero.

    Amerigo Rutigliano Officina Sociale.

  5. Paolo Pantani scrive:

    ‘Sto partito così non è stato voluto.
    I veltroniani lo hanno voluto leggero, fluido, biodegradabile, allo stato gassoso, EASY, VERY EASY.
    ” Stai ancora a questo?
    Sempre alle vecchie sezioni ti riallacci, ancorato in modo perenne alle vecchie sezioni?
    ADESSO C’E’ INTERNET!!”
    Ecco perchè non sono iscritto e non mi iscrivo più, ormai.
    Faccio giusto un esempio, il segretario regionale della Campania è del Quartiere San Lorenzo di Napoli.
    Il circolo non c’è a San Lorenzo.
    Ma prima c’era la sezione, al Borgo sant’Antonio Abate, la curava Salvatore Borrelli, poi passato a Rifondazione e la sezione si è persa.
    Da ragazzo, mi chiesero di aiutare a far crescere il circolo fgci Giap a San Lorenzo, c’erano colleghi studenti del Giordani, Sasà Turco e Tipaldi, vecchi compagni che ricordavano ancora la settimana rossa, come Macor e c’era attenzione sensibile e solidarietà concreta verso la famiglia del compagno Madonna, arrestato dopo un assalto fascista alla sezione.
    Aveva ferito, in conflitto a fuoco, un assalitore, anche lui armato.
    Questi erano gli anni ragazzi, una cittadona Mediterranea, livida, poco serena, ai confini dell’impero, con gli americani in casa, in guerra fredda e conflitto sociale, talvolta anche molto cruento, anche con i poteri criminali, che sempre esistono e sempre sono esistiti, “ind”o Buvero”!
    LEGGETEVI I LIBRI DI ERRI DE LUCA PER CAPIRE IL CLIMA.
    Noi eravamo la avanguardia puritana delle masse, l’esercito cromwelliano che avrebbe cambiato il mondo e tagliato la testa al re, il CAPITALE.
    E ci credevamo pure, adesso, ma che c’è?
    chi non crede, non combatte.
    Abbiamo bisogno di valori, di valori tosti, DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E SCONFIGGERE IL GOVERNO DI DESTRA.

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