La sinistra cerchi un candidato per il Quirinale
Ah, le riforme costituzionali! Onofrio Pirrotta ha ricordato come se ne discuta da ventott’anni senza produrre nulla: il che da un lato significa che parlarne è più importante che farle, e dall’altro che la nostra classe dirigente è strutturalmente incapace di riformarsi, sa soltanto decapitare o essere decapitata. Come che sia, di riforme si riparla: ma questa volta la novità c’è – e si chiama, manco a dirlo, Silvio Berlusconi.
Nella fase calante della Prima repubblica (Commissione Bozzi e soprattutto Bicamerale Iotti-De Mita) le riforme avrebbero dovuto riammodernare il sistema conservandone la sostanziale continuità politico-istituzionale; nella fase nascente della Seconda repubblica (Bicamerale D’Alema) le riforme avevano invece un (meta)significato squisitamente politico: la legittimazione reciproca fra due schieramenti ‘nuovi’ rispetto a quelli che avevano sottoscritto il patto costituzionale. Entrambi i tentativi sono falliti, e oggi siamo ad una terza fase.
Le riforme di cui oggi si chiacchiera hanno un duplice, semplice scopo. Il primo è tenere occupata l’opinione pubblica per i prossimi tre anni. Da questo punto di vista, maggiore sarà la cagnara e più alto sarà il risultato. Oggi Bersani ha ragione a dire che le riforme “non interessano le famiglie”: ma fra tre o sei mesi le famiglie saranno ‘naturalmente’ portate ad interessarsene, con la medesima passione calcistica con cui hanno imparato a discutere di legittimo impedimento e di lodo Alfano.
Se c’è una cosa che Berlusconi sa fare, è ‘dettare l’agenda’, cioè convincere il circo politico-mediatico a parlare (quasi) soltanto di quello che vuole lui. Tre anni a parlare di riforme – cioè, nel linguaggio che userà Berlusconi, del diritto del popolo ad essere governato da chi ha liberamente scelto – sono un buon modo per preparare gli eserciti alla grande battaglia del 2013.
Battaglia che – e qui veniamo al secondo scopo che muove Berlusconi – tanto grande potrebbe non essere, se le cose andranno come il presidente del Consiglio vuol farle andare. Non stiamo infatti discettando fra accademici – come per esempio spesso accadeva ai tempi della Bicamerale di D’Alema – sul migliore modello in assoluto per il nostro sgangherato Paese. Stiamo invece assistendo alla definizione e alla costruzione del miglior modello per Silvio Berlusconi.
L’esempio cui il presidente del Consiglio si ispira è evidente: la Russia di Putin e Medvedev, dove una sliding door scambia le poltrone fra il primo ministro e il presidente, e dove – non dimentichiamolo mai – è sempre Putin a comandare davvero. Con Berlusconi sulla scena politica il modello Putin è ragionevole e realistico. Negli anni a venire, con ogni probabilità sarà ancora il Cavaliere a dominare la scena, ed è un segno di buonsenso che lui stesso si preoccupi, ora che ha vinto tutte le elezioni, di trovare gli strumenti costituzionali più adatti a se stesso.
La piccola opposizione dei Fini e dei Bersani, che s’impuntano su una legge elettorale a doppio turno che potrebbe forse avvantaggiarli, è ridicola perché totalmente fuori bersaglio. A Berlusconi non importa un fico secco della legge elettorale, e proprio per questo oggi difende il Porcellum senza voto di preferenza. Quando il (semi)presidenzialismo alla berlusconiana sarà maturo, si troverà anche un sistema elettorale adeguato, e la maggioranza l’approverà.
Guardiamo invece alla sostanza del problema. Cucire la forma dello Stato sulla propria persona, se lo si fa per vie costituzionali, è del tutto legittimo: lo ha fatto De Gaulle, può farlo Berlusconi (se ne ricordi chi oggi sventuratamente brandisce come una minaccia l’arma del referendum). Nel 2013 saranno in palio le due poltronissime di palazzo Chigi e del Quirinale. Berlusconi, come è stranoto, punta da tempo alla seconda. Ma la vuole conquistare a modo suo, cioè lottando e senza chiedere niente a nessuno. Per questo vuole il (semi)presidenzialismo, e per questo lo otterrà.
La sinistra, anziché perdersi in chiacchiere o promuovere cortei, dovrebbe cominciare oggi stesso a costruire il candidato che fra tre anni sfiderà Berlusconi


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Pirrotta sostiene che Rondolo ha fatto, come sempre, una intelligente e lucida e lungimirante analisi. Ma che , come sempre, non troverà alcun riscontro nei fatti. Perchè: 1)La sola idea che Berlusca vada al quirinale -dotato per giunta di poteri “francesi”, e pure con un occhio alla Russia- atterrisce la sinistra. Quindi si metteranno di traverso e gli impediranno di fare la riforma;2) Cercare il candidato che fra tre anni sfiderà Berlusconi? Ma come, dove, quando e soprattutto fra chi? Napolitano nel 2013 avrà 88 anni e altri Napolitano “di riserva” non ce n’è! Dei gggiovani poi meglio non parlare….
Caro Rondo, intanto complimenti per la foto! L’omino raffigurato potrebbe essere scambiato tranquillamente per un componente della banda di Vallanzasca….
In secundis, basta uomini di sinistra al Quirinale per almeno un mandato: dopo Scalfaro, Ciampi e Napolitano tocca alla destra esprimere un proprio autorevole candidato (che non sarà il Berlusca, troppo divisivo per l’Italia). L’uomo perfetto c’è già ed è – naturalmente – Gianni Letta (che da anni sta studiando da presidente della Repubblica…)
penso che andrea lucangeli abbia ragione; il prossimo presidente della repubblica sarà gianni letta. il quesito è chi sarà il prossimo presidente del consiglio, e con quali poteri.
@ rosario: Presidente del Consiglio – naturalmente – Giulio Tremonti….
[...] Approfondimento fonte: La sinistra cerchi un candidato per il Quirinale | The Frontpage [...]
[...] via La sinistra cerchi un candidato per il Quirinale | The Frontpage. [...]
Rondolino ha ragione. Questo è il progetto di Berlusconi.
E prego Dio che il candidato di sinistra non sia D’Alema.
Il prescelto potrebbe avere una qualche speranza chiunque esso sia purchè possa essere sostenuto da una nota azienda di comunicazione specializzata nel settore, con amicizie a sinistra, ma che lavora con la destra, salvo sostenere in ogni occasione che lo fa per il bene della sinistra.
Tutto si tiene !
E’ la perfetta quadratura del cerchio.
ai giornalisti de L’Espresso:Nooo!!!! la Bindi noooo:
Meglio abolire la carica o neutralizzarne i poteri e puntare decisamente sul premierato. Così Berlusconi non potrebbe candidarsi e si ritirerebbe a fare il consigliere occulto di un cinquantenne.
E lasciare le cose come stanno?
C’è proprio bisogno di una riforma istituzionale?
Secondo me no. Dico un’ovvietà paurosa, ma vedo gente di tutte le estrazioni e le provenienze politiche esaltarsi per questa faccenda delle riforme come facevamo noi bambini degli anni ’70 quando usciva un nuovo cartone animato giapponese.
Io vedo altre priorità, per il nostro Paese. E non sono né le riforme istituzionali, né la riforma della giustizia e dei codici di procedura penale e civile. Sono fisco, pensioni, sanità e occupazione.
Ho trovato un candidato: è Napolitano.
Ecco il candidato: è Napolitano.
Probabilmente, e mi verrebbe quasi di citare Sartori, sarebbe il caso di sottlineare che il problema sono i poltici, non il sistema politico, tecnicamente parlando.
Mi hanno insegnato a pianificare avendo uno scopo.
quale e’ lo scopo? Anche se questa costituzione catto comunista non mi piace, non ne vorrei una solo inutile, tra dannoso ed inutile… mah
Fisco, pensioni, sanità e occupazione. Allora: il fisco è stato modificato svariate volte. Solo recentemente si è passati dal sistema delle deduzioni (più vantaggioso per i dipendenti) alle detrazioni volute dall’ultimo Prodi, che hanno accresciuto i prelievi già ai dipendenti con meno di 20.000 euro lordi annui. Per riformarlo davvero occorrerebbe modificare la costituzione dove parla di progressività delle imposte.
Pensioni: la riforma Dini, votata dal centro-sinistra, ha protetto i cinquantenni scaricando i costi sui lavoratori più giovani che avranno così pensioni che si attestano attorno al 60% delle loro retribuzioni di lavoro e saranno percepite ben oltre i 65 anni. Alla faccia dell’uguaglianza di trattamento fra i cittadini…
Sanità: il nodo sta nella spesa senza controllo degli enti locali, risolvibile solo con la responsabilità dei medesimi nei prelievi oltre che nelle uscite; vale a dire l’attuazione della riforma istituzionale del federalismo.
Occupazione: l’ingessatura del mercato del lavoro, che pretende unioni indissolubili fra datore di lavoro e dipendente come nemmeno gli sposi hanno più dal 1970, si supera solo snellendo le procedure sulla scia delle indicazioni del libro bianco di Marco Biagi. Anche in questi settori, i cambiamenti passano necessariamente da interventi di carattere istituzionale.
[...] La sinistra cerchi un candidato per il Quirinale – The Frontpage [...]
Per il piglio con cui affronta le interviste e per una insolita aria autoritaria che negli ultimi tempi ha mostrato,modificando il suo apparire, fin troppo signorile e disponibile, a me sembra che Enrico Letta si stia proponendo come l’uomo del 2013.