12 apr 2010
di Trotz in Pagine rosa, Prima pagina | 3 commenti
Continua a latitare la politica sui pink-magazine (che ha costretto Trotz a una forzata pausa pasquale), e così è arrivato il momento di tirare dentro questa rubrica settimanali più glamorous e meno pettegoli come A di Maria Latella (gruppo Rcs) e Vanity Fair di Luca Dini (gruppo Condé Nast). Partiamo dal primo. Su A c’è un’intervista a tutto campo all’attore Claudio Amendola, comunista mai rinnegato. Il popolare volto dei Cesaroni fa a pezzi la sinistra per il disastro alle regionali. In particolare Massimo D’Alema: “Basta. D’Alema e i suoi vassalli non li vogliamo più vedere. Non se ne può più, se ne vada a veleggiare per mari lontani. Dopo lo schiaffo pugliese, dove voleva far correre Boccia al posto di Vendola, dovrebbe andarsene per sempre in barca. Glielo dico da collega velista. Questi dirigenti sono impresentabili. Hanno perso tutte le elezioni”. E un ritorno di Veltroni? Risposta: “Per carità. Il mio amico Walter ha già pagato tanto. Meglio se scrive altri trenta libri”. Conclusione: “Voglio un grande partito di sinistra con Vendola leader”.
Su Vanity Fair, invece, spicca un’intervista a Lorenzo Balducci, altro attore e soprattutto figlio di Angelo, il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici arrestato per il Bertolasogate. L’attore svela per chi ha votato nel Lazio alle ultime elezioni regionali: “Emma Bonino. Mi definisco di sinistra, anche se è stato proprio Repubblica il giornale che è andato giù più duro con mio padre. Non sono il tipo che voterebbe Berlusconi solo per questo”. Chapeau.
Dai magazine più glam al nazionalpopolare Chi del berlusconiano Alfonso Signorini, su cui si trova una conversazione intimista con il Guardasigilli Angelino Alfano, che parla della moglie e dei figli. E delle passioni di un tempo. Domanda: “Se non avesse seguito la carriera politica, che cosa avrebbe fatto” Alfano: “Ricordo con chiarezza la passione giovanile per il giornalismo. Ho scritto centinaia di pezzi di cronaca e sono diventato pubblicista che ero ragazzino”. L’avversario preferito, infine: “Mi è già capitato più volte di andare al ristorante con Enrico Letta“.
C’era una volta un giornalista. Dalla rubrica delle lettere “Signora mia” di Carlo Rossella su Chi: “Adorato, vivo in una città dove il seno ha ancora la sua importanza. Porto la quinta e, ogni volta che mi chino in negozio per provare le scarpe a un cliente, quello mi butta gli occhi fra le tette. Adesso comincia a far caldo e tutti lì a guardarmele e a volte, sull’autobus, a toccarmele in un modo o nell’altro. Non ne posso più. Devo farmele ridurre, così sto in pace? Margherita, Palermo”. Rossella: “Adorata, perché ritoccare al meno quello che il buon Dio ti ha dato al più! Lasciale come sono. E comprati un motorino, così eviterai gli strusci e le palpatine fugaci dei viaggiatori”.
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Rossella: Via col(le tette al)vento….
Il problema è che Rossella parla anche d’altro
A parte il fatto.non secondario,che Vendola ha vinto in Puglia grazie alle divisioni del centrodestra,lo sconsolato Amendola crede davvero che l’affabulatore locale potrebbe incantare tutta la sinistra italiana?Dico incantare perché parlando velocemente e usando una terminologia non proprio popolare è facile indurre l’ascoltatore a pensare: non ho capito nulla,quindi ‘sto Nichi deve essere qualcuno coi controcazzi.
[...] Fair di Luca Dini (gruppo Condé Nast).Continua a leggere il post originale su The Front Page: Amendola (Claudio) contro D’AlemaShare a2a_config.linkname="Amendola (Claudio) contro D’Alema"; [...]