“Delete”, il diritto all’oblio nell’era digitale
Non c’è scampo, una volta che Google ti ha catturato sei in trappola. E non solo perché ha cambiato il modo di cercare informazioni, diventando quasi indispensabile, ma perché dentro Google, volenti o nolenti, ci si sta tutti. C’è chi ne fa una questione di status e ogni mattina digita nome e cognome nel motore di ricerca per vedere quanto e come appare in rete, e c’è chi invece fa di tutto per essere incliccabile, ungoogleable, come si dice negli States. E’ una questione di privacy, una forma di resistenza ai motori di ricerca. Così come si sceglie di non apparire nell’elenco del telefono, si dovrebbe poter chiedere di non apparire nei motori di ricerca.
Ma la rete è la rete, libera il più possibile. Allora bisogna provvedere da soli e in America diventare ungoogleable è ormai un modo di essere, con tutte le implicazioni dell’osservanza di una fede. La rivista Wired intervistò a suo tempo alcuni ungoogleable, che si concessero solo a patto che il loro nome vero non fosse scritto, naturalmente. Tra gli altri, il signor Tizio che non voleva essere trovato perché attivista in gruppi che praticano la disobbedienza civile. Caso emblematico di individuo “ungoogleble”, Tizio non aveva un conto corrente in banca, né telefono, nè carte di credito e le utenze di casa erano intestate al suo coinquilino. E se aumentano gli “ungoogleable”, aumentano anche i cacciatori di nomi, capaci di scoprire la vera identità che si cela dietro il più improbabile dei nickname… insomma siamo tutti allertati.
A questo proposito, martedì 13 aprile a Milano (c/o The Hub in via Paolo Sarpi
e Mercoledì 14 aprile a Napoli (c/o Aula 11, in via Marina, Facoltà di Lettere e Filosofia), la casa editrice Egea presenta il libro Delete. Il diritto all’oblio nell’era digitale (Egea, 2010, 215 pag, 19 euro), in presenza dell’ autore Viktor Mayer-Schönberger, professore presso l’Information and Innovation Policy Research Centre dell’Università di Singapore.
Dopo il tour americano e quello britannico, l’autore discute anche in Italia del futuro delle informazioni e delle nostre identità digitali. “La bellezza dell’informazione digitalizzata, scrive l’autore, è che per cancellarla basta premere delete. Di primo acchito è così, ma raramente lo è”. Perché lasciamo impronte di noi navigando su internet e condividendo file. E così, una volta condivise, non si ha più il controllo sulle informazioni.
In Delete, Viktor Mayer-Schönberger descrive il rovescio della medaglia che la società digitale innesca: una società in cui le tracce di ciò che facciamo non svaniscono mai e dove “dimenticare” è diventato l’eccezione e “ricordare” la norma.
Nell’era digitale abbiamo a disposizione più strumenti tecnologici che ci permettono di stivare ogni informazione su di noi, al punto da riuscire a disporre di una memoria perfetta, o quasi. Ne consegue un ribaltamento dei meccanismi della memoria e dell’oblio: se nell’era analogica dimenticare era un processo biologico e semplice mentre memorizzare era dispendioso e difficile, nella società digitale il ricordo è di default e l’atto del dimenticare è di gran lunga più difficile.
Per provare a dimensionare l’estensione della memoria digitale del nostro tempo, basta guardare ai dati conservati negli enormi server dei motori di ricerca. Mayer-Schönberger fa l’esempio del più famoso: Nel 2007 – scrive – Google ha ammesso di aver salvato ogni singola ricerca effettuata dai suoi utenti e ogni singolo risultato cliccato. Conservando e organizzando più o meno 30 miliardi di ricerche al mese e abbinando login, cookies e indirizzi IP, Google è in grado di collegare le ricerche fatte nel tempo da ogni utente con una precisione impressionante. Una sorprendente memoria digitale che si espande di anno in anno con ritmi del 30 per cento.
L’autore evidenzia due rischi collegati all’accessibilità, all’universalità e alla durata della memoria digitale. Da una parte c’è la perdita di controllo sulle informazioni. Dall’altro, un qualsiasi motore di ricerca dà di noi un’immagine incompleta e atemporale, costituita da elementi spesso privi di connessione o addirittura in contraddizione tra loro.
Ebbene, oggi il passato è sempre presente e il Web non ci permette di dimenticare, anche nel caso di foto compromettenti o informazioni datate e staccate dal contesto originale. Non basteranno il diritto alla privacy e altre normative simili a proteggerci e Mayer-Schonberger nel libro vuole spiegare perché, sollecitando un dibattito sulla necessità di potenziare i meccanismi di tutela della privacy e di dare una data di scadenza alle informazioni in rete, per reintrodurre così quel concetto di oblio che per millenni è stato parte integrante – per non dire a tratti salvifica – della nostra vita. Quello che Mayer-Schönberger ci propone dunque non è un futuro ignorante, ma un futuro che riconosca che gli individui cambiano con il tempo, così come le loro idee e opinioni…


l’ oblio come soluzione alla diffamazione mi fa paura..
[...] condannati ad affrontare per sempre i fantasmi di dichiarazioni di decenni addietro? Qui e qui due riflessioni su questo tema. [...]
[...] http://www.thefrontpage.it/2010/04/13/delete-il-diritto-all%E2%80%99oblio-nellera-digitale/ Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like this post. [...]