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Presto la risposta del Quirinale a Berlusconi

L’irritazione davanti all’attacco frontale di Silvio Berlusconi alle istituzioni, alle regole, ai suoi collaboratori e, quindi, a lui (qualunque cosa poi dica il premier in fase di retromarcia), il presidente della Repubblica non l’ha in alcun modo nascosta. L’ha comunicata direttamente a Gianni Letta, che se n’è fatto portavoce presso il premier, ma non ha ottenuto alcun ripensamento. L’ha fatta conoscere attraverso i giornali. Poi è sceso il gelo.

Resta ora da vedere quando e in che occasione il Capo dello Stato sceglierà di dare una risposta pubblica alla marcia indietro del premier, che si è rimangiato in un solo colpo a Parma le priorità e il dialogo su cui pure si era impegnato con Napolitano in fase di disgelo, quel primo aprile al Colle, in cui erano sembrate ormai messe da parte le ragioni di frizione che pure ci sono state, numerose, anche di recente.

Pensare che la disponibilità di Berlusconi a percorrere la strada delle riforme secondo l’itinerario che il presidente della Repubblica ha più volte indicato, l’ultima volta venerdì scorso a Verona, fosse conseguenza diretta del fatto che sulla scrivania quirinalizia c’era ancora da firmare la legge sul legittimo impedimento, può sembrare una cattiveria gratuita. Ma a pensar male spesso non si sbaglia. Pensare che quel giocherellone del premier avesse voluto approfittare della data e avesse fatto uno scherzo al presidente, appare paradossale. Eppure l’impegno di quel giorno ormai appare solo un pesce d’aprile.

E’ l’insofferenza berlusconiana verso qualunque regola che emerge dalla sparata di Parma. E quei burocrati che gli fanno le pulci e gli controllano anche gli aggettivi sono davvero fastidiosi. Trovano da ridire su quegli “evidenti indizi di colpevolezza”  a proposito delle intercettazioni che per lui e i suoi ministri costituiscono invece un’ottima soluzione finale.

Da oggi ad andare in avanti Napolitano ha una serie di impegni ufficiali. Dal ricordo di Nenni ai giovani e la Costituzione. E via dicendo. Fino all’appuntamento più importante, quello per la celebrazione della Liberazione. Il 24 a Milano dove potrebbe esserci anche un incontro con Berlusconi che lì gioca in casa, oppure il giorno dopo, il 25, se il premier si decidesse, in coerenza con il ruolo che ricopre, a presentarsi alla cerimonia prevista al Quirinale, una di quelle che lui gradisce poco. Troppo ufficiali. Poco spazio per le esibizioni sopra le righe. E nel caso da comparsa.

La risposta del Presidente, comunque, ci sarà. Basta attendere.

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