Berlusconi è tranquillo, “Fini non ha i voti”
Ieri a pranzo Berlusconi ha obiettato a Fini: “Ma come: se proprio nel rispetto della tua autonomia e della tua storia politica, ti ho chiesto di farmi i nomi dei candidati presidenti di due Regioni, e tu hai scelto Scopelliti e Polverini?”. Tradotto: di che ti lamenti? Non è vero che non conti: hai perfino due presidenti di Regione!
Già. Proprio questo è il problema. Ce li ha, quei presidenti di Regione? A chi appartengono i voti del centrodestra di Calabria e Lazio? Scopelliti, ex militante missino, uno che, per capirci, non ha mai avuto paura di fare a botte, è da sempre considerato di destra-destra (anche se presentabile, seria, “moderna”, eccetera eccetera). Ma che dire della Polverini? Su di lei qualche dubbio lo si può nutrire, visto che se ora si ritrova sulla poltrona che fu di Marrazzo lo deve solo alla forsennata campagna elettorale che le ha fatto il Cavaliere (ma su questo ci siamo espressi su FrontPage subito dopo le elezioni).
Il problema, insomma, è che Fini potrà anche crearsi il suo gruppo in Parlamento, ma la vera forza di un movimento-gruppo-partitello-chiamatelo come vi pare, si vede sul territorio, dove si trovano i voti. E al territorio, l’ex delfino di Almirante e mancato delfino di Berlusconi, proprio non ci ha pensato. La processione di quelli che sono andati ieri nella sua stanza (a proposito: sembra sia stato lui a chiamarli, non certo loro a precipitarsi) lascia intendere che si tratta di un’operazione di palazzo che se poi avrà ripercussioni fuori delle mura di Montecitorio è tutto da dimostrare.
Insomma, quando avremo notizia che anche nel consiglio regionale del Molise o, per dire, in quello comunale di Mantova sarà nato il gruppo Pdl-Italia, allora potremo iniziare a ragionare di cose concrete. Fino ad allora, sostengono gli uomini più vicini al Cavaliere, è fuffa.
Un’ultima cosa. Che dire del silenzio di Pier Ferdinando Casini? La mossa del suo ex amico Gianfranco l’ha spiazzato ma anche messo in una posizione niente male. Con il presidente della Camera fuori gioco, la successione a Berlusconi (gira e rigira sempre lì si va a finire…) gli si para davanti come un’autostrada. L’importante è che non si faccia distrarre dal fatto che è tutta dritta e senza curve, perché anche l’eccesso di velocità può giocare brutti scherzi.


Bocchino ha pronunciato la fatidica parola: “discontinuita’”. E noi che vogliamo le riforme facciamo gli scongiuri perche’ non possiamo non ricordare come nel precedente governo Berlusconi questa parola abbia condotto a continue progressive concessioni ai dissidenti che hanno sortito unicamente il risultato dell’immobilita’ durata due anni.
Se la storia si ripetesse come potrei trovare la forza di tornare a dare il mio voto a qualcuno??
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Discontinuità!nel precedente governo Berlusconi un giorno Follini, un giorno Fini parlavano di discontinuità.Follini è stato di parola e se ne è andato nel PD.Vediamo se Fini è altrettanto coerente.Quanto a Fini delfino prima di Almirante e poi di Berlusconi,non sarà il caso di parlare anche per lui di trota?
Tanta “casciara” per nascondere la presa dei palazzi romani da parte della lega.
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