Bersani può ripartire tranquillo
Tanto tuonò che non piovve. È finita che la direzione del Partito democratico non ha messo sotto processo Bersani, e il segretario ne è uscito indenne e decentemente posizionato per ripartire dopo le forche caudine delle regionali. A guardare i giornali delle ultime settimane, a sentire il clima che c’era creato nel partito, non c’era proprio da scommetterci. E però.
Una mano a Bersani l’ha data Fini, rendendo molto più credibile la sua lettura del risultato delle regionali: una delusione, certo. Che rivela tanti problemi, e come no. Ma con quello che sta succedendo nel centrodestra, la tesi della vittoria schiacciante di Berlusconi perde decisamente terreno.
E tuttavia a ben vedere resta questa la vera divisione interna al Pd: la valutazione del voto. Bersani tiene il punto: “C’è una crisi della politica che colpisce Berlusconi molto più di noi”; la minoranza – anche nelle sue voci più moderate e dialoganti, come Fassino – drammatizza: “Abbiamo perso milioni di voti”. Paradossalmente però, se si va oltre quello su cui non dovrebbe esserci discussione – i numeri –, le distanze nel Pd si accorciano. Non solo perché tutti si dicono pronti a lasciarsi alle spalle il congresso e a mettersi al lavoro per quella che ormai nel Pd è uso comune chiamare bersanianamente “la ditta”, ma proprio perché se dalla polemica giornalistica si passa al merito molti nodi si sciolgono.
Il rilancio programmatico di Bersani per un partito della Costituzione, del lavoro e dell’unità nazionale ha convinto, e anche sulle sue declinazioni pratiche non ci sono scogli insormontabili. La maretta sulla giustizia sembra ridotta a questione di metodo, ma ieri tutti hanno riconosciuto il diritto di Andrea Orlando – vigorosamente difeso da Franco Marini – di non considerare il tema un tabù. La necessità di dare regole, oltre che spazio e risorse, ai territori, per evitare che il meccanismo delle primarie sconfini nell’anarchia di questi anni non viene contestata almeno in linea di principio, e il tema è stato messo all’ordine del giorno della commissione statuto.
Persino lo scontro tra D’Alema e Franceschini, di fronte alla direzione, si è ridimensionato. Il segretario aveva abilmente mediato, proponendo nella relazione – insieme alla difesa del bipolarismo (che però sia “in grado di decidere”) e senza legarsi le mani a un modello elettorale troppo ben definito – un “patto repubblicano” con chiunque si vorrà opporre alla deriva plebiscitaria e si impegnerà a difendere la Costituzione. I due contendenti ci si sono ritrovati: Franceschini ha insistito sull’impianto bipolare, D’Alema ha circoscritto le critiche non al bipolarismo in generale ma all’evoluzione del sistema politico italiano di questi quindici anni, e poi s’è concesso una battuta delle sue: “Non è che per difendere il bipolarismo possiamo arrivare a criticare Fini perché dà fastidio a Berlusconi”.
Insomma Bersani può ripartire. La sua ambizione, non dichiarata oggi ma leggibilissima nelle sue parole, è – udite udite – di fare del Pd un partito normale. Un partito che si renda conto di incartarsi a volte in polemiche assurde: “Guardate che siamo solo noi”, a litigare sull’articolo 18 o sui dettagli della legge elettorale che vogliamo. Un partito che abbia parole nette ma che rifugga i radicalismi e i giacobinismi per uscire dal ghetto dei suoi confini di consenso tradizionali. Un partito in cui le proposte per il “progetto per l’Italia” escano dal lavoro dei forum e dei responsabili tematici ma siano figli di una discussione politica e di un confronto stretto con i gruppi parlamentari, e insomma alla fine se si decide che sono quelle, sono quelle. Nientemeno.


è ancora troppo presto per giudicare che il PD diventi un partito normale, in troppi si guardano ogni momento , come dice Bersani,l’ombelico.
Bisogna trovare il modo di parlare con gli astenuti e capirne le ragioni se non come con il Nord non si va da nessuna parte dopo il madornale errore di Veltroni di far diventare Di Pietro la calamita degli scontenti del berlusconismo.
[...] dopo le forche caudine delle regionali.Continua a leggere il post originale su The Front Page: Bersani può ripartire tranquilloShare a2a_config.linkname="Bersani può ripartire tranquillo"; [...]
[...] del Pd: fare un dibattito sul Pdl e qui quelli che vorrebbero, nientemeno, che un partito normale: Bersani può ripartire tranquillo. La sua ambizione, non dichiarata oggi ma leggibilissima nelle sue parole, è – udite udite – di [...]
Bersani non è stato messo sotto accusa, per il sol fatto che gli errori commessi da coloro che avrebbero dovuto metterlo sotto accusa, sono stati tali e tanti, e sopratutto, così decisivi per l’insuccesso elettorale, da non reggere nemmeno un minimo di discussione, senza essere presi a pernacchie da chiunque avesse anche solo un minimo di memoria.
Ciò dimostra semplicemente la qualità “zero” della classe dirigente di quello che dovrebbe essere il nucleo centrale dell’alternativa politico-culturale all’attuale assetto della società italiana.
Desolante è poi che non si siano nemmeno accorti di ciò che da tempo si andava profilando, lo spostamento dello scontro, tutto interno ad un cdx, che dallo scontro, culturale, prima ancora che politico, ricava nuova linfa per la sua espansione, e la perdita di ruolo di antagonista dello stesso Pd.
Un partito si giudica dalle proposte che riesce a elaborare e a far arrivare alla base elettorale.Detto ciò tutti vorremmo sapere:1) quale modello sceglie il PD per l’attuazione del federalismo fiscale (fino ad ora sappiamo solo come non dovrebbe essere) 2)qual’è il pensiero del PD circa il NECESSARIO ritorno all’energia nucleare.
3)se questo bipolarismo non va bene quale forma di bipolarismo intende proporre (perchè bisogna tenere bene in mente che la maggioranza degli italiani è comunque favorevole al bipolarismo )
4)e conseguentemente quali sono le proposte sulla riforma dell’attuale assetto istituzionale (riforma della seconda parte della costituzione )
Il così detto patto repubblicano è una scemenza, senza contenuti seri
5) quali sono le proposte per l’economia visto e considerato che ormai lo sanno anche i sassi che questo tema è in mano quasi esclusiva dell’Europa
6)i rapporti con Di Pietro
Se questo vi pare poco…..
Se il PD pensasse a questo e elaborasse una qualche idea forse si risolleverà.