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Bersani è solo, e il Pd non sa come e cosa comunicare

Col senno del poi la Direzione del Partito democratico ha restituito intatti i nodi irrisolti. Che in soldoni sono tre. Primo: Bersani è un uomo solo al comando. Dietro di lui non c’è un gruppo dirigente che abbia lo spessore necessario alla bisogna. Tolti Fassina, l’economista, e Orlando, il garantista, l’intera segreteria è una somma di desaparecidos per i quali è arduo il riconoscimento vocale ma pure quello somatico. Anche questo è uno dei frutti tardivi del veltronismo, inteso come il virus capace, nel nome del rinnovamento e dei talenti, di promuovere l’opposto di entrambi. Da anni a sinistra ci si diletta nell’invenzione di escamotages che aggirano il punto. Non esiste più alcuna formazione delle élites e i processi selettivi si riducono, per inerzia prima ancora che per malizia, a filiere di seconde e terze linee. L’effetto è uno straniamento assoluto e il timido balbettio degli ultimi mesi.

Secondo: il Pd è un partito afono. Va bene, in parte questo è frutto del messaggio, ma c’è dell’altro. L’Unità ha confinato la relazione del segretario a pagina sedici per un totale di trenta righe. Sulle altre testate la musica è uscita pure più stonata. La verità è che i giornalisti fanno il loro mestiere come si usa nella seconda Repubblica (che poi nella prima non era molto diverso). Sostano in attesa della fine riunione e poi con due o tre squilli si fanno dare la quadra. L’effetto sono resoconti pilotati dove – e siamo al punto – il partito in quanto tale non è in grado di raccontarsi. Cioè di decidere cosa e come trasmettere di sé all’esterno. Sul tema stanno crescendo i malumori e Bersani potrebbe scegliere di fare una sterzata con la nomina di un capo politico delle relazioni esterne. Esattamente ciò che finora aveva intenzionalmente evitato.

Terzo: l’ultima colonna dello Scalfari domenicale ha fatto sanguinare i cuori e irritato parecchi. Lo j’accuse è stato violento: un partito senza autorevolezza per intervenuta mutazione antropologica della sua classe dirigente. Inutile star lì a inventarsi marchingegni federalisti, la malattia è penetrata nell’organismo e di un paio d’arti si vedono già i segni della cancrena. E’ un sentimento diffuso ma che a differenza di prima non suscita un appello moralistico. Adesso ci si interroga sul vuoto di credibilità e se ne temono le conseguenze. Ha riferito uno degli amministratori sopravvissuti sopra il Po che il dramma è tutto lì. Nel dire cose magari sacrosante ma con impatto pari a zero, semplicemente perché la fonte non è ritenuta affidabile.

Se le cose stanno così – mancanza di un gruppo dirigente, assenza di eco, perdita di autorità – il pallino torna nelle mani di un leader, Bersani appunto, che bene o male ha svernato e che dovrebbe adesso manifestare un segno di coraggio. Come? Ad esempio con tre mosse ravvicinate.

Uno: riprendere subito il controllo dell’Unità, con un nuovo assetto proprietario e un cambio della direzione. In alternativa, studiare la cordata per un nuovo giornale che lo accompagni senza sorprese nell’avvio del progetto 2013. Due: azzerare il coordinamento politico (il famigerato caminetto) e rifare una segreteria coi fiocchi. Dentro un mix di personalità giovani e non, ma tutta gente in grado di far politica. Insomma un gruppo dirigente, di quelli che alla sinistra mancano da una vita. Terzo: intestarsi la rivoluzione morale dentro il Pd. E’ dura, è vero. Ma ne va della sua (di Bersani) reputazione. Deve alzare la voce, riscrivere in parte le regole della vita interna e reimpadronirsi del governo di alcune decisioni comunicando la fine dell’anarchismo. Non basterà ma sarebbe un inizio.

7 commenti a “Bersani è solo, e il Pd non sa come e cosa comunicare”

  1. Eugenio scrive:

    E’ il punto uno che mi lascia perplesso. A che serve l’Unita’? Piu’ che defenestrare Conchita sarebbe il caso di dotarsi di una seria strategia comunicativa, in cui l’Unita’ e’ uno solo dei punti. Web e Tv necessitano di una strategia ben precisa, che ad ora, manca.
    Per gli altri due punti: MAGARI!

  2. Paolo Pantani scrive:

    C’è sempre una idea verticistica, l’organo di stampa, la segreteria, la battaglia morale: ” mi sparo addosso al quartier generale, mi faccio l’auto-rivoluzione culturale”.
    Mi accontenterei di avere almeno i dipartimenti regionali e una sezione di partito in ogni quartiere, non un circolo di tipo veltroniano, leggero, fluido,biodegadabile,soffice,volatile.
    La rete non basta.
    Poi tutte ‘ste fondazioni,’ste sedi prestigiose, dove si può parlare un luogo neutro?
    Si parla solo e sempre a platee di invitati, senza confronto.
    Se salta il pd, salta l’Italia, ma non è attraente e non frequentabile, per assenza di luoghi e per la saturazione di vedere sempre le stesse faccine, in questo ha ragione C.V., è un mercato, politico presidiato, chi entra non esce più, rimane a vita. dicendo sempre le stesse cose rancide.
    Al sud poi, è il disastro maggiore, sono presenti e organizzati solo le scorie del malgoverno di sinistra, per inerzia governano ancora, poco e male, senza chiudere mai nulla, cantieri e progetti, per poi lamentarsi del declassamento dei loro enti commissariati da entrambi i governi precedenti.

  3. loremaf scrive:

    Vuoi vedere che il rpoblema è Concita?
    Suvvia.
    Non è la direttora attuale come non lo era quando il direttore era Renzo Foa, oppure quando era lo era Peppino Caldarola o altri bravi e capaci giornalisti.
    Il problema è e resta cosa comunicare, come comunicare, quando comunicare, il perchè comunicare è chiaro a tutti.
    I quotidiani sono due, l’unità ed europa, ma ciascuno va per la sua strada, il problema che hanno sono i conti economici, perchè è giusto che siano autonomi finchè vendono e quando il prodotto nelle edicole non vende è corretto cambiare.

    Aspetto un’analisi sugli organi di informazione della parte avversa, che godono di ottima salute a parole, ma le vendite sono in declino, grandi titoli, poca vendita. Così pure le trsmissioni ispirate al principe che fanno ascolto solo quando si prendono a pesci in faccia come Bocchino e Lupi.
    Di questo meglio tacere, il dominus si potrebbe offendere, meglio parlare della croce rossa, dare addosso agli operatori di Emergency, invitare Saviano ad andare via mondadori, solo che quando questo si potrebbe avverare tacere l’invito del direttore della casa editrice allos crittore a rimanere e mettere in dubbio perfino la liberazione degli operatori di Emergency.
    Alcuni di voi sono mirabili.
    garantisti con gli amici del domunus, tagliatori di teste con gli altri, come si dice due pesi e due misure.
    Come per le banche del nord, tanto al sud il sacco è già stato fatto.
    Le due facce dell astesse medaglia: Lombardo in sicilia e Formigoni in lombardia, Cota in piemonte e Polverini nel lazio.

  4. FR scrive:

    Renzo Foa non si tocca, e non lo si mescola agli altri direttori dell’Unità.

  5. [...] Link fonte: Bersani è solo, e il Pd non sa come comunicare | The Frontpage [...]

  6. pasquale scrive:

    Proprio ieri ho letto sul sito della Camera dei Deputati la biografia dell’On. Orlando.Sinceramente non credo che sia un fulmine di guerra,anzi è il “solito” funzionario di partito diventato onorevole….senza nè arte nè parte.Non credo che, per decollare, il PD abbia biosogno di tali archetipi…

  7. Paolo Pantani scrive:

    L’aria che tira qui, è una aria negativa, di personalizzazione di conflitti.
    Ammetto, non leggo l’ Unità e non mi piace, leggo La Repubblica, Il Mattino e il Corrierone.
    Talvolta evito la lettura per non intossicarmi, un amico dice che con i quotidiani Italiani è meglio “arravogliarci” il pesce, tante sono le fesserie che abboffano le pagine.
    Ma, mi domando, non sarebbe meglio, invece di avere confronti solo in rete, una serie di campi-studio, minimo una settimana, dove avere un confronto con le nuove leve atte al ricambio?
    O vogliamo aspettare un deputato di periferia che entri nel loft al Circo Massimo per dire, faccia a faccia a Bersani, che è meglio lasciare?
    Allo stato lo può fare solo un non iscritto, però vincente, con i nostri voti.

  8. loremaf scrive:

    FR non credo di aver screditato RENZO FOA.
    Semplicemente ho citato due ottimi direttori de L’Unità del passato tra cui Foa, per dire che il problema ora come allora non è il direttore de l’Unità, ma altro, questo evidentemente non è stato molto apprezzato.
    Ne prendo atto, ma la penso così.
    Infine, non è molto corretto far dire quello che non si è detto, tale atteggiamento è molto permaloso, nasconde altro.
    Buone cose, e buona discussione.

  9. [...] non deve mandare Sallusti a farsi fottere, e che si sta iniziando a parlare come loro. In realtà, semplicemente, il Pd fa fatica a comunicare. E’ triste perché poi la figura dei pirla la [...]

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