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Galan e l’eresia delle mozzarelle

Giancarlo Galan ha giurato “nelle mani del Capo dello Stato”, secondo la canonica dizione, venerdì mattina, e oggi è Ministro delle Politiche agricole e forestali. “Due braccia che tornano all’agricoltura”, si è detto da qualche parte, alla guida della Mozzarella. Con questa saporita sinèddoche è diventato d’uso comune identificare il ministero che fu dell’agricoltura e che oggi, per la competenza comunitaria in materia, si trova sempre più costretto in un’angusta mansione burocratica.

Il Serenissimo Zaia – a dire il vero sulla scia di un cammino già avviato da Alemanno – aveva ritagliato per il suo dicastero un ruolo di maître des gourmandises, sofisticato intenditore dei prodotti di un territorio ricco, ricchissimo come l’Italia. Dal salame di felino al pecorino di fossa presto si offre garanzia che si potrà riconoscere il tarassaco dell’aiuola di fronte a casa. L’unico sapore che si sente è quello dei voti che si possono conquistare attraverso il riconoscimento di sempre nuovi prodotti.

La ricaduta è abbastanza immediata: sopravvivono le piccole aziende agricole destinate alla scomparsa, si attivano canali di pubblicizzazione del territorio che risvegliano forme di turismo eno-gastronomico, spuntano menù “tipici” che offrono i sapori della terra (si chiederà al cliente di apprezzare il sapore delle zolle di terra a breve). Veneto e Piemonte, stando ai dati del ministero, sono tra le regioni col più alto numero di prodotti tipici riconosciuti e quelle dove negli ultimi due anni il numero di prodotti riconosciuti è aumentato maggiormente. E queste sono anche le regioni dove la Lega Nord ha mietuto i maggiori consensi.

Ma il settore agricolo italiano resta in forte sofferenza, schiacciato dalla pressione internazionale e dall’altalena dei prezzi dei beni primari. Zaia è stato un ortodosso del made in Italy, del “nature”, come il suo predecessore Alemanno. Galan ha sempre detto di sé “sono un eretico”. Sarebbe ora interessante sapere se quest’eresia significherà un cambio di rotta sulla posizione italiana verso – per esempio – la ricerca ogm, di cui l’Istituto zooprofilattico delle Tre Venezie (università di Padova) è centro nevralgico.

Sul piatto troviamo al menù dei secondi anche la voce “quote latte”, argomento che richiede una vera eresia (comunitaria questa volta) per poter essere affrontata in modo scevro dal cumulo di responsabilità ventennali che l’Italia ha accumulato sulle sue spalle. Forse ortodossia ed eresia non sono – come dire – le chiavi di volta per sviluppare un piano triennale di lavori ministeriali, ma forse possono essere un menù alternativo alla pagina del dessert che finora è sempre stata presentata.

1 commento a “Galan e l’eresia delle mozzarelle”

  1. andrea lucangeli scrive:

    Caro Davide, sei un ottimista! Con le arie che tirano (Fini & Co.) pensi veramente che possa esistere il tempo per un “piano triennale di lavori ministeriali”? Se si andrà a votare prima del 2013 Galan – con buona pace dei suoi sostenitori – non avrà nemmeno il tempo di capire come funziona il Ministero….Amen

  2. [...] il ministero che fu dell’agricoltura e cheContinua a leggere il post originale su The Front Page: Galan e l’eresia delle mozzarelleSharePotrebbero interessarti anche questi post:Teatrini della politica: sempre ad un veneto, da Zaia [...]

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