La guerra santa alla povera nutria veneta
Tutto ha inizio nella bassa veronese, là dove l’Adige si fa sinuoso tra i mille canali di una campagna segnata dalle piccole risaie e dal frumento. Un nemico si annida nel sottosuolo, invisibile e scaltro, riporta uno spunto di cronaca di una piccola testata locale. Detta così appare imbarazzante, eppure la “guerra alle nutrie” i sindaci del Veneto l’hanno dichiarata veramente, con tanto di ordinanze emesse per agevolare una “caccia al demonio”.

Questo roditore, grosso come un bel coniglio messo all’ingrasso, si è diffuso oltremodo quando il ricco Nordest ha preferito i visoni e le volpi al più modesto “castorino” con cui si era imbellettato fino a quel momento. Il risentimento ora è generale e ciascuno ha da dire la sua: gli agricoltori descrivono disperati i buchi che sorgono nei campi, voragini rispetto al lavoro fatto dalle più comuni talpe.
Ma sono i responsabili dei consorzi di bonifica a lanciare l’allarme più preoccupato: “gli argini dei fiumi sono forme di gruviera oramai”, e una piena potrebbe rivelarsi fatale. Per non tacere il problema delle malattie: cugine vicinissime del ratto, le nutrie diffondono la leptospirosi (malattia fatale trasmessa dai roditori).
Sulla scorta delle numerose ordinanze sono già cominciate le battute notturne della “caccia all’untore”. Interi paesi in armi si sono coalizzati contro l’invasore, per ristabilire un naturale diritto di proprietà del suolo (jus soli contra nutriam).
E’ interessante come le stesse ordinanze dei sindaci, che hanno avuto il merito di unire le anime politiche dei paesi verso un comune nemico spaventoso e dilagante, rischiano di essere bocciate dal Tar poiché l’orrendo roditore è classificato come “animale selvatico” e pertanto soggetto alle norme ordinarie sulla caccia. La Coldiretti afferma di aver posto all’attenzione del governo il problema da almeno sei mesi; “quando la nutria sarà equiparata ad un ratto, allora sarà cosa fatta”. In realtà sanno anche loro che si farà ben poco armati di ferocia, coraggio, doppiette e semiautomatici.
La vicenda ha un sapore così pittoresco e a tratti surreale che sembrerebbe uscita dalla penna di Guareschi, ma il suo significato potrebbe essere visto altrimenti. Il contorno che si muove attorno all’affaire nutria è quello della potente lobby della caccia: la nutria diventa un’apripista, una prova generale per vedere le reazioni ad una deregulation venatoria da tempo richiesta. La natura infestante dell’animale (e la conseguente trasformazione della caccia in “contenimento”), la trasmissibilità delle malattie – la Regione Veneto ha emesso una circolare per evitare la diffusione della rabbia arrivata dalla Slovenia, che ha già colpito numerosi animali domestici – sono i punti di forza del dialogo “pro-caccia”. Voci favorevoli si possono ravvisare un po’ in tutti i colori della politica nostrana.
Per eliminare davvero le nutrie non basta un accordo sulla caccia, sarebbe necessario un intervento ad ampio raggio dell’Istituto zooprofilattico regionale; bisognerebbe cioè studiare per trovare un efficace sistema allo stesso modo in cui si è ridimensionato il problema dei ratti a New York tra gli anni ’80 e ’90, come raccontava Stella nell’insuperato Schei.


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Caro Davide, articolo molto interessante.
Premetto che non sono un cacciatore e che i gli uomini armati di doppiette non mi sono particolarmente simpatici però il problema nutrie – così come descritto – appare grave.
In Australia stanno avendo lo stesso problema con i cammelli – animali non autoctoni – che sono stati importati a fine ’800 e che si sono moltiplicati in maniera drammatica tanto da mettere a repentaglio l’agricoltura e la sopravvivenza degli animali indigeni.
Una abbattimento selettivo delle nutrie è, pertanto, auspicabile. Non sono un sanguinario ma – alla prossima piena – non vorrei veder cadere un argine per colpa di questi “simpatici” toponi…
caro davide,
l’articolo è interessante, anche se concedi un poco alla dietrologia.
Scusami, ma non vedo lobbies sanguinarie dietro questo problema.
Un problema, è bene ribadirlo, creato dall’uomo quando esemplari furono liberati poichè, come tu affermi, il “castorino” passò di moda.
La nutria è prolifica come tutti i roditori ma, nel nostro ambiente, non ha nemici naturali: per questo le colonie crescono esponenzialmente, in quanto anche le risorse sono abbondanti in territori coltivati a coltivazioni intensive ( basso veneto e romagna) e molto irrigati da fiumi,torrenti, rogge e corsi d’acqua in genere, la maggior parte arginati.
Molte strade importanti, comunali ed agricole corrono sugli argini.
Ho visto con i miei occhi gli innumerevoli “fontanazzi” creati nelle arginature e nelle “spalle” stradali da questi roditori, la cui natura è scavare gallerie.
La cosa è impressionante e solo così ci si può rendere conto del problema.
Attenzione al “benaltrismo”: concordo che la caccia non può essere l’unico strumento, ma, in attesa che si studi il “ben altro”, una selezione e riduzione controllata del numero è opportuno farle subito.
E’ commestibile?
Dall’articolo non è del tutto chiaro che la nutria non è autoctona, ma originaria del sudamerica; per questo ha pochi predatori naturali (anche se, data la stazza, probabilmente sarebbero stati eliminati anch’essi da cacciatori e agricoltori). Inoltre la nutria non è solo veneta, è diffusa ovunque (ne ho viste nei laghetti d’Abruzzo 20 anni fa), e un forestale che mi accompagnava ne parlava come di animali infestanti.
q.e.d.
penso che il problema dovrebbero risolverlo
i signori che anni fà hanno importato la bestiola per i loro traffici, e anche le signore che per un po di anni hanno indossato il loro pelo(pagatene le conseguenze)
@ esule: Se sia commestibile non lo so, anche se controindicazioni non ce ne dovrebbero essere. In ogni caso è animale da pelliccia.
Poco tempo fa c’è stato un dibattito piuttosto acceso in un qualche posto degli stati uniti (che non ricordo) dove, avendo lo stesso problema, si è pensato di monetizzare gli abbattimenti con le pellicce.
Non so come sia andata a finire…
però, per dovizia di precisione, quella nella fotografia trattasi di lontra, specie protetta e in pericolo di estinzione in Italia…