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L’intrigante ascesa di Nick Clegg

30, 10, 28. Segnatevi questi numeri perché sono vincenti. 30 è la percentuale che un sondaggio ICM/Guardian assegna ai Lib Dem; 10 sono i punti guadagnati dal partito di Nick Clegg nell’ultima settimana; 28 è lo score con il quale il Labour, per la prima volta nella storia, si scopre terzo dei tre partiti in corsa per le chiavi di Downing Street.

Ricapitolando: primi si attestano i Conservatori, con il 33% (stessa quotazione del 2005, quando l’allora leader, Michael Howard, perse contro Blair); secondi i Lib-Dem; terzi, praticamente retrocessi, praticamente umiliati, i laburisti. I voti, però, non significano seggi. E, pur terzo in percentuale, con il sistema del First Pass The Post, cioè il maggioritario secco, il Labour potrebbe essere primo in quanto a scranni conquistati.

Il Lib-Dem, questo sconosciuto, secondo partito del Regno? E tutto per colpa di un debate televisivo? Sino a giovedì scorso, giorno del primo match à trois della storia politica britannica, il lib-dem era:
a) ignorato dal grande business (ancora ieri il Financial Times certificava le ansie dei businessmen per l’eventualità di un hung Parliament senza una maggioranza chiara);
b) classificato come “side course” dalla grande stampa nazionale, dunque, fondamentalmente,
c) non considerato dal grande pubblico una “realistica opzione di governo”.

Ma il dibattito tv ha fatto il miracolo. La gente ha visto sto tipo brillante, disinvolto, spontaneo, rivolgersi agli imbolsiti major competitors come a “quei due”, e più quello incalzava, guardando in camera, più nello spettatore si faceva strada l’orgasmica suggestione di avere una possibilità: quella di non votare né Brown né Cameron. Ed è così che il third runner ci diventa il front one.

Le campaign units di Tory e Labour sono praticamente in palla. Nel disperato tentativo di arginare la rabbia, il disprezzo, la disillusa voglia della gente di farla finita col Labour al potere, il premier, su istigazione di Lord Mandelson, ha convenuto lunedì di mandare una nave militare a prelevare i turisti parcheggiati oltremanica dalla vulcanica cenere islandese. Mentre Cameron, dalle pagine del Guardian, si avventura nella perniciosa foresta dell’ammonimento, e ai nuovi lib-dem – young, metropolitani, liberal – manda a dire: “Se voti Clegg ti becchi il Labour”. Il che può suonare una minaccia, ma anche una eventualità tutto sommato auspicabile.

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