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Gunpania

Qualche giorno fa per le strade di Salerno, precisamente nel quartiere Mercatello, si è visto spuntare un cadavere da un cespuglio. Poco dopo sono apparse due figure in tuta bianca, cappuccio e valigetta in mano, che, dopo aver delimitayo la scena del crimine, hanno iniziato a rilevare tracce e indizi. La scena ha richiamato l’attenzione dei passanti incuriositi – e al tempo stesso spaventati – e di una pattuglia di zona che si è fermata pronta ad aiutare i “colleghi”.

Sulla tuta di quelli della Scientifica e sul nastro che tratteggia il perimetro della scena del crimine si poteva leggere una scritta inedita: “Gunpania”. Poco sotto, un logo composto dalla doppia silhouette della Regione Campania, ripetuta in modo speculare, che a ben vedere può vantare una somiglianza notevolmente inquietante con l’immagine stilizzata di una pistola di cui la penisola sorrentina raffigura il grilletto.


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Un attentato o la solita brutta storia di cronaca? Trattasi di una iniziativa di comunicazione che adotta i metodi del guerilla advertising per richiamare l’attenzione su temi di stringente attualità sociale. Una simulazione dunque, uno scherzo mediatico pensato e realizzato dal gruppo Gunpania che sta inscenando per le strade di Salerno e della Campania delle performance che si ispirano al teatro di strada con l’obiettivo di sensibilizzare, in modo moderno e pop, la percezione dei ragazzi campani sull’uso e il possesso illegale di armi e in senso più lato sulla delinquenza giovanile.

Gunpania è una sorta di social brand che per quanto nato da poco, su Facebook ha già raggiunto 1.400 adesioni. Lo staff di Gunpania è composto da una cinquantina di persone tra scenografi, costumisti, grafici, designers che hanno deciso di usare l’arma dell’ironia come Leitmotiv. Alla sua origine, come dice il responsabile marketing & comunicazione di Gunpania Vincenzo Luca, sta “una lungimirante intuizione di Eduardo De Filippo, che aveva preconizzato l’avvento di uno status socio-economico nella regione Campania, e a Napoli in modo particolare, in cui si sarebbe arrivati ad un punto di non ritorno”.
“I mezzi di comunicazione utilizzati per veicolare il nostro messaggio appartengono a tutti: la strada e gli spazi pubblici. I nostri interventi virali costituiscono un vero e proprio “teatro di strada”, nella migliore tradizione campana, a cui siamo indissolubilmente e affettivamente legati. Il guerrilla e le nostre azioni dimostrative non convenzionali nascono, crescono e muoiono in strada, l’habitat naturale da cui provengono gli street artists e i performers che animano le nostre scene. Gli interventi che realizziamo sono costituiti (per il momento) da ritrovamenti casuali di cadaveri in strada; in ogni scena viene lanciato un messaggio differente al pubblico, che dovrà recepirlo prestando attenzione su quanto sta accadendo, proprio come avviene in teatro. I messaggi lanciati riguardano le problematiche relative alla malavita in genere.”

Nella prima performance, il protagonista entra nel bel mezzo di una mostra d’arte e posiziona una sua opera, senza chiedere il permesso (la scena simboleggio il modus operandi della malavita). Nella seconda scena, che si svolge in strada, viene rappresentato l’arrivo del boss insieme al capo dei RIS, che gli apre simbolicamente le porte dell’auto, da cui egli scende comodamente in ciabatte (la scena rappresenta la collusione tra il potere delle autorità e la malavita). E la terza scena? Il pubblico dovrà attendere impazientemente gli eventi, e recepire il nostro nuovo messaggio.”
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