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L’Union sempre identica scarica il Pd e imbarca il Pdl

Il prossimo 23 maggio si vota ad Aosta per le elezioni comunali, ma siccome qui siamo speciali e autonomi, il quadro politico va lumeggiato da uno scout indiano che spieghi “il territorio”. In primis: nella Regione che pretende di aver inventato il federalismo, l’ordinamento è centralista come con Putin. I Comuni, e fra esso Aosta, 36 000 abitanti su 126.000 valdostani, non contano niente rispetto al potere regionale.

Secondo dato: la Lega in Valle è inesistente sia in Consiglio comunale che regionale, il suo spazio politico è occupato dall’Union da almeno 50 anni. Dunque i suoi uomini non devono amministrare in Valle, ma fungere al massimo da postini, missi dominici verso l’odiata città di “teròni”, simbolo del centralismo. “Roma ladrona”, ma mucca da mungere.

Detto questo, Aosta finora è stata governata per 15 anni da un sindaco unionista, Guido Grimod, coadiuvato da una  maggioranza Union, Pd, Fédération Autonomiste e Stella Alpina. Queste due ultime sono compagini localiste, frutto della diaspora del vecchio quadripartito (Dc, repubblicani, socialisti, persino qualche reperto socialdemocratico). Come si posiziona in Comune ad Aosta il partito del futuro, immancabile  vincitore del cancro? All’opposizione, con uno scarso 9%, insieme ad un “rifondino”, ad Aostevive (dissidenti Union) e agli ex Verdi: queste due ultime forze si sono ora unite nel movimento Alpe.

Da sempre verbalmente estremista contro “Roma ladrona”, ma in realtà attentissima ad aver buoni rapporti con la maggioranza romana del momento, ora l’Union ha deciso  un cambio di cavallo epocale. Dopo aver dissanguato in 30 anni il Pci-Pds-Ds, ora dà il via ad una complicata alleanza con il Pdl, da giocare però non sul solo piano comunale.

Ecco le condizioni. Niente segnali di discontinuità ad Aosta, per cui niente candidati azzurri, per ora impresentabili. Il popolo unionista non ama la Destra, per troppi decenni ha provato il servilismo di Sinistra, dunque esita a cambiare il maggiordomo vecchio per il nuovo. Ergo, il traghettamento verso il sire di Arcore dev’essere soft. Sindaco e vice della nuova maggioranza di centrodestra saranno due assessori già del centrosinistra, Bruno Giordano e Alberto Follien, entrambi unionisti. Il primo è un ex socialista, poi fondatore di Forza Italia in Valle, indi approdato le scorse comunali alle liste Union. Il secondo è un rossonero (i colori dell’Union) doc, il cui figlio, Davìd, è vice-presidente del Mouvement (l’’Union, avendo quasi il 50% dei suffragi regionali, è detta “Mouvement” o anche Balena Rossonera).

Il messaggio è evidente: l’Union rappresenta l’ alfa e l’omega dello spettro politico, gli stessi uomini vanno bene sia per maggioranze di centrodestra che di centrosinistra. Da sempre lo slogan della politica unionista è infatti “ni droite ni gauche”.

Come risponde il Pd? Poiché sostiene di aver ben lavorato in questi 15 anni col centrosinistra del sindaco Grimod, silura due suoi uomini di punta, il vicesindaco Marino Guglieminotti e l’assessore ai servizi sociali Giuliana Ferrero, inventandosi due candidati nuovi: Michele Monteleone e  Fabio Platania. Una evidente sconfessione dei propri uomini della passata gestione di centrosinistra. Terza coppia di candidati, Carlo Curtaz e Iris Morandi dell’Alpe. “Sinistra per la città”, gli eredi di Rifondazione, li appoggia, mentre l’Idv corre con Monteleone e Platania.

Ma in ballo ci sono grandi opere per circa 1 miliardo di euro, lavori faraonici per i prossimi 15 anni. Dunque il livello del gioco si sposta in Regione, come cercheremo di spiegare la prossima settimana.

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