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Il Comitato dei Virtuosi che salverà il Veneto

Ogni occasione è ghiotta, più che buona, per parlare di tasse. L’annuale report del Sole 24Ore la scorsa settimana ha dato modo a molti sindaci di farsi economisti, commentatori accorti dei bilanci. Verona ristagna in fondo alla lista per “entrate tributarie”. Insomma a Verona l’amministrazione non disturba troppo le tasche dei suoi cittadini. Ma, verrebbe da chiedersi, dovrà cambiare pur qualcosa con l’avvento di un serio federalismo fiscale che qui si aspetta da tempo? E se gli introiti del conto capitale languono come si potrà mai innalzare quella voce “spese per investimenti” che non è degna di un così ricco Nord-Est?

Quella voce che in molti bilanci comunali figura ancora come “trasferimenti diretti”, i soldi che lo Stato passa sotto varie forme direttamente agli enti locali, resta molto bassa per quasi tutto il Veneto. La coperta è corta, il Veneto “sta meglio” di altri, così si sceglie di coprire chi ha più freddo. Tra i freddolosi c’è pure Venezia, che deve alla “legge speciale” per la città (insieme al casinò) quel posto di capofila tra le città che riscuotono di più dal loro territorio. Pochi soldi dallo Stato per il Veneto, eppure il patto di stabilità interno viene regolarmente rispettato. Molti chiedono il “federalismo fiscale subito”, per acclamazione popolare, altri temono che il federalismo fiscale costringerà ad aumentare la pressione fiscale da parte di quei Comuni che oggi chiedono così poco.

Risponde Tosi, poliedrico sindaco di Verona, affermando che il rischio di aumento della pressione fiscale locale dipenderà dal rispetto o meno dei parametri “costi standard”, e il Veneto può dormire sonni tranquilli. Anche se si introducesse la “service tax” omni-comprensiva, col rischio che qualche cosa sfugga e si riduca di un pelo il gettito locale, il Veneto ha una gestione dei servizi migliore di quanto individuato nella maggior parte dei costi standard. Nessun rischio quindi.

E non si dica che si investe poco: il Veneto è pioniere nel project financing pubblico. Talvolta in forme pittoresche e arrischiate, ma dal centro comunale polifunzionale al locale museo micologico i Comuni e i loro segretari si fanno fin troppo spesso trasformati in brillanti legal advisor e specialisti di M&A. Investimenti e opere ci sono quindi, partecipate dal privato, abbattendo enormemente la voce di spesa, e sono viste dalle amministrazioni come “piani di accumulo” a lunghissimo termine per portare sottocosto alle casse del Comune nuovo capitale.

Sembrerebbe un sistema che funziona, il freno dov’è? Lo si vuole scorgere nel patto di stabilità interno. La dimensione comunale non risponderebbe più ai bisogni di una Regione (il Veneto) che vuole fare sistema. Una dimensione regionale del patto di stabilità permetterebbe di dividere autonomamente e con criterio le risorse con un equilibrio di sistema più agevole. Il meccanismo? Un coordinamento dei sindaci delle sette province come referenti. L’accordo ci sarebbe già, Variati (Vicenza) e Tosi concordano soddisfatti. Tosi rilancia: Zaia mi ascolterà su questo.

2 commenti a “Il Comitato dei Virtuosi che salverà il Veneto”

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by The Front Page. The Front Page said: Il Comitato dei Virtuosi che salverà il Veneto: Ogni occasione è ghiotta, più che buona, per parlare di tasse. L’a… http://bit.ly/9pOMUu [...]

  2. andrea lucangeli scrive:

    Ottima analisi, puntuale e precisa, come sempre.

  3. davide c. scrive:

    grazie andrea, come sempre (per la lettura attenta e mai accondiscendente)

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