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Figlio di un dio minore

L’aspetto più sorprendente della polemica che contrappone Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi è l’assoluta solitudine del presidente della Camera. Ma come: per la prima volta nella storia ormai lunga del berlusconismo reale un tizio – e che tizio: il “cofondatore”! – si alza col dito puntato contro il leader, e non succede niente? Niente al di fuori del cerchio ristretto delle opposte tifoserie, s’intende. Ma un progetto politico, per camminare, ha bisogno di molto di più: prima di tutto, ha bisogno di una rete consolidata di rapporti personali e politici.

Nessuna voce, invece, si è levata direttamente o indirettamente a favore di Fini né dal mondo industriale, né da quello finanziario o bancario, né dalla Chiesa, né tantomeno (con buona pace di Bobo Craxi) dagli Stati Uniti. I giornali sono tutti contro di lui, a cominciare dai vistosi editoriali del Corriere che indicano nella rottura finiana nientepopodimeno che “un danno per il Paese”. Eppure l’articolazione interna della maggioranza, di ogni maggioranza, dovrebbe essere in sé una buona notizia per il sistema. Di più: Fini è stato sempre incoraggiato, in questi anni, a diventare proprio quello che in un modo o nell’altro è diventato: un leader moderno, liberalconservatore, europeo. È altresì noto che tanto nel mondo confindustriale quanto in quello bancario quanto in quello ecclesiastico non mancano i critici di Berlusconi, gli insoddisfatti e persino gli ostili. Perché nessuno muove un passo verso Fini?

Al presidente della Camera – al netto del caleidoscopio di fondazioni, web magazines, giornali, correnti e centri studi che rimescolano ogni giorno più o meno le stesse quattro, bravissime persone – rimane soltanto la sinistra: Repubblica, le gaffes di Bersani, le nostalgie di D’Alema, Ballarò… con gran godimento, s’immagina, di Berlusconi. Anche un bambino sa che ogni applauso da sinistra corrisponde a qualche migliaio di voti in meno da destra.

Se i “poteri forti” – chiamiamoli così, a patto di non credere che esistano davvero – non puntano neanche un chip su Fini, vuol dire che Fini non è percepito dall’establishment come un’alternativa credibile. Le relazioni costruite in questi anni, e in definitiva l’immagine complessiva dell’ex leader di An, alla prova dei fatti si sono rivelate illusorie. All’interno del comparto politico berlusconiano, il presidente della Camera ha un ruolo e un prestigio: ma si tratta di luce riflessa, destinata a divenire sempre più fioca via via che Fini si allontana da Berlusconi. In altre parole, da solo Fini non conta nulla. E, dopo sedici anni di gavetta, di studio e d’impegno, Fini è perfettamente solo. Il che infine dimostra a contrario un’altra semplice verità: Berlusconi è forte, molto forte, nel Paese e nella sua classe dirigente, e nessuno di quelli che contano ha ancora trovato un’alternativa.

15 commenti a “Figlio di un dio minore”

  1. Roberto scrive:

    Mah. Con tutto il rispetto, mi sembra un po’ presto per valutare il successo dell’iniziativa di Fini. Ad esempio, fino a qualche giorno fa tutti sostenevano che avesse sbagliato i tempi. Visto quello che sta accadendo oggi parrebbe l’esatto contrario …

  2. [...] This post was mentioned on Twitter by The Front Page. The Front Page said: Figlio di un dio minore: L’aspetto più sorprendente della polemica che contrappone Gianfranco Fini a Silvio Berlus… http://bit.ly/b1oE4A [...]

  3. Liutprando scrive:

    ”un leader moderno, liberalconservatore, europeo”.

    Affibbiato a Fini risulta più un insulto che una qualità.

    In Italia non c’è nulla da conservare, neanche i conservatori ovviamente. Per conservatori intendo l’area che va dal socialismo fascista di Fini fino all’area socialista di sinistra, ormai non definibile, alla sinistra della quale ci sono solo reazionari.

    La colpa dell’insuccesso finiano è solo la sua posizione politica che ha voluto agganciare ad un’area fallimentare e senza futuro nell’Italia sull’orlo dell’ellenismo.

    Ci vuol altro, ci vogliono altri.

  4. valerio colonnello scrive:

    Maròoo… L’ellenismo… Gerusalemme vs. Atene ? Marte vs. Venere ? Ma non se lo mette più nessuno… E dove stiamo ? all’outlet ?

  5. la pravda scrive:

    Vuol dire che Fini non è percepito dall’establishment come un’alternativa credibile.Noi lo sapevamo e glielo avevamo detto:nun te fa sgamà.Ma lui gnente ha voluto parlà e ha fatto la frittata.

  6. filippo scrive:

    con l’establishment che ci ritroviamo si potrebbe dire meglio solo che male accompagnato.

  7. Mirella scrive:

    Se si esclude Berlusconi che ha egemonizzato il costume berlusconizzando l’Italia, sono tutti figli di un Dio minore, tanto Fini che Verltroni, che Bersani, ecc.: non hanno alcuna visibilità. Ma qualcosa comincia a muoversi; i reietti reclamano, anzi si prendono la scena e la gente comincia ad ricordarsi che esistono. Le cose cambieranno terribilmente in fretta e i poteri forti andranno dove il vento vorrà affinché tutto cambi senza che niente cambi, come sempre.
    La disarcivescosberlusconizzazione dell’Italia è appena incominciata!

  8. maurizio giorgio scrive:

    d’accordo con l’analisi. ma non darei la colpa a un dio minore. il problema di fini e del suo quartetto sono i contenuti.
    invece di prendere atto che nel centro destra la forza trainante e’ la lega,
    e quindi di ascoltare con attenzione le loro posizioni, fini ha deciso di mettersi di traverso proprio alla lega.
    e per farlo si e’servito dell’armamentario di luoghicomuni che formano il contenuto della narrazione cosidetta di centrosinistra.
    naturalmente lui dice che lo fa per seguire la tradizione dei conservatori europei.
    peccato per lui che questi partiti hanno invece cominciato una riflessione che porta a posizioni quasi leghiste.
    per potere affrontare la miscela eslosiva dell’aumento contemporaneo di disoccupazione e immigrazione, ad esempio.
    e, per esempio, sulla bbc, a pochi giorni dal voto, si parla solo di immigrazione. con gli immigrati in prima fila a chiedere di chiudere la porta. e con i tory a fare il verso a bossi.
    sempre sulla bbc si raccontano i privilegi sociali della grecia (in particolare ha grande successo la pensione di mille euro per le zitelle orfane di padre) e ci si interroga su qual’e’ il giusto rapporto tra solidarieta’ e irresponsabilita’.
    comunque, a me , gli insuccessi finiani non mi appassionano.
    mi preoccupa invece la lista di interlocutori che sta compilando quella lince di d’alema.

  9. Luigi Rintallo scrive:

    Moderno, liberalconservatore, europeo? Ma quando mai. La modernità di chi propone a 40 anni di distanza temi del 68 significa fare la parte di chi esalta la battaglia del grano in piena civiltà consumista. Liberale poi vuol dire non lasciarsi irretire dall’assistenzialismo e non mi sembra che Fini sia pronto a rinunciarci.

  10. Liutprando scrive:

    ”Se si esclude Berlusconi che ha egemonizzato il costume berlusconizzando l’Italia”.

    Ammesso che il concetto non sia una favola raccontata male, l’alternativa sarebbe una sinistra di ex che, dopo avere sprecato la vita per far diventare l’Italia un paese satellite sotto la bandiera dell’Unione Sovietica, ora vuole riforme ” nel solco della costituzione”, cioè nessuna riforma dello Stato?

    Mah.

  11. Alfredo Manzella scrive:

    L’idea fissa di Gianfranco Fini è la leadership, il comando del centro destra italiano, idea che è diventata ambizione smodata culminata con la sceneggiata del dito alzato e il cheving-gum masticato nervosamente, nella Direzione Nazionale del Pdl.
    Fini è rimasto solo perchè ha tradito la storia del suo partito, le idee, le speranze e gli ideali, calpestandoli come carta straccia, solo per la sua ambizione personale. Voglio vedere cosa conterà alla fine del suo mandato di Presidente della Camera, a meno della espulsione dal Pdl, con la sua Generazione Italia e quel gruppo di parlamentari pronti al ricatto e al tradimento. Probabilmente troverà i sodali Casini (a proposito pare aver sentito che anch’egli stia formando una nuova aggregazione politica) e il petroliere Rutelli (Api), collocandosi nello scenario politico italiano come uno qualunque.

  12. Le Barricate scrive:

    Sono d’accordo con Alfredo. Nessuno però ha fatto notare che se Fini, al momento, parrebbe solo, lo è soprattutto perchè tutti hanno capito che s’è fatto sdoganare e portare in spalla da Silvio e poi l’ha tradito. Avrebbe potuto fare quello che voleva, ma doveva adoperare solo le sue forze e non farsi trasportare sulle spalle di Silvio fino a quello che lui considerava il traguardo… A mio parere è stato un comportamento squallido che ha colpito negativamente molti elettori da tutt’e due le pari. Ciao

  13. Cesare Luigi scrive:

    La questione secondo è: Fini fa delle proposte valide e concrete per il paese oppure si è infilato in un gioco di potere e di contropotere? Se scendesse dalla nuvola e si muovesse sul piano concreto, le proposte alfine potrebbero generare un effetto valanga, perchè quello di cui ha bisogno questo sventurato paese è che i politici prendano di petto quei tre o quattro problemi cruciali e avviino delle soluzioni. Poi, per il resto, potrebbero benissimo continuare a baloccarsi con il giochino delle riforme; anche se, visti i risultati di quelle già fatte, meno riforme fanno meno danni ci regalano.

  14. Liutprando scrive:

    ”Poi, per il resto, potrebbero benissimo continuare a baloccarsi con il giochino delle riforme”.

    Il problema di Fini è che le riforme grazie alla vittoria della Lega sono possibili. Per questo si è mosso: per renderle impossibili.
    Negli ultimi due anni si sono perse più 100.000 piccole imprese, somma algebrica tra quelle nuove e quelle che sono morte.
    Il buonsenso vorrebbe che ci muovessimo sulla modernizzazione dello Stato, la stupidità o la malafede o la mafiosità o il conservatorismo di coloro che si sono innamorati in età senile della Costituzione preferisco di no.

  15. gino scrive:

    io credo che Fini sia sopravvalutato ,anche perchè non ha sostenuto prove pratiche,è un oratore provetto come i suoi succedanei Casini e Rutelli ma fiuto politico pochino.
    Infatti la Lega che di fiuto ne ha da vendere ha fatto sua ,contra omnes, la linea politica dell’msi o meglio di alleanza nazionale adattandone i principi alla realtà odierna .
    e si badi bene questo è il “prodotto”che si venderà meglio in europa per tanti anni e la Lega ha il copyright .
    alla luce di questo non mi sembra che il nostro sia un politico lungimirante e segue una linea tutta personale fine a se stessa : un generale senza soldati .

  16. Giuliano Fornari scrive:

    Tutti i nodi vengono al pettine: la scelta di sciogliere Alleanza Nazionale nel nuovo Partito a guida Berlusconiana aveva suscitato molte perplessità nella base ed anche in quei notabili che non avevano ricevuto una buonuscita simile a quella del Presidente Fini (la presidenza della Camera – ndr-). Non si legge ancora bene la ratio di questa che sembra una marcia indietro piuttosto che una proposta costruttiva e non è ragionevole pensare che Fini non sapesse bene che nel nuovo Partito il suo potere decisionale si sarebbe ridotto quasi a zero. Il quadro politico è in evoluzione, vediamo che succede.

  17. [...] via Figlio di un dio minore | The Frontpage. [...]

  18. [...] uomo solo al comando», verrebbe da rispondere all’analisi di Fabrizio Rondolino, che ieri notava come «nessuna voce» si sia «levata a favore di Fini né dal mondo industriale, né da quello [...]

  19. [...] Ha decisamente un concetto davvero singolare dei numeri almeno per quanto fin qui vistio, e mestamente certificati anche da terzi: “al netto del caleidoscopio di fondazioni, web magazines, giornali, correnti e centri studi [...]

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