Totti, D’Alema e le scuse a Balotelli e a Sallusti
La provocazione può giustificare come reazione un insulto o addirittura un calcio? Questo genere di reazione può essere perdonata a chi detiene posti di responsabilità ed è un modello per milioni di persone? Mi sono posto queste domande dopo le incredibili performance di Massimo D’Alema a Ballarò e Francesco Totti nel finale della partita Roma-Inter.
Riassumiamo: D’Alema a Ballarò perde le staffe con il vicedirettore del Giornale Alessandro Sallusti dicendogli: “Ma vada a farsi fottere. Lei è un bugiardo e un mascalzone. Io stasera non la faccio più parlare”. Totti insegue l’avversario interista Mario Balotelli – che peraltro era già marcato da altri due calciatori della Roma- per metà campo e gli rifila un gran calcio negli stinchi.
Entrambi dichiarano che hanno agito perché provocati. D’Alema perché Sallusti lo aveva accostato al ministro Scajola, dimissionario in quanto sospettato di aver avuto 900 mila euro in dono da un costruttore per acquistare una casa a Roma. Mentre lui, D’Alema, era stato coinvolto nello scandalo di “Affittopoli” sol perché aveva abitato una casa ad equo canone. E Totti perché Balotelli l’aveva offeso in campo e per quello che aveva fatto in passato a S.Siro (il riferimento è alla partita del scorsa stagione contro l’Inter a Milano, quando Balotelli dopo un gol tirò fuori la lingua per sbeffeggiare i tifosi romanisti).
Quindi Totti pensa di giustificare la sua azione anche con una vendetta per qualcosa che è accaduta l’anno scorso, e che dovrebbe essere stato dimenticato da tempo. Ma una linguaccia, per giunta vecchia di un anno, non ha mai fatto male a nessuno. Un calcione sì. Pur non specificando quali siano state queste offese, Totti parla di “offese dirette ad infangare una città ed un intero popolo”. Volendo prendere per buone le sue parole, avrebbe potuto e dovuto replicargli senza alzare le mani, anzi i piedi.
Il calcione di Totti è tanto più grave perché un capitano di una squadra non dovrebbe mai trascendere. Anzi. Dovrebbe essere lui a raffreddare gli animi dei compagni quando si surriscaldano. Perché “er Pupone” muove a simpatia per il fatto che sa ridere di se stesso – vedi le famose “barzellette su Totti” e i due libri da lui stesso pubblicati. Perché i tifosi giallorossi, cioè milioni di romani, acquistano ai loro figlioletti la maglia numero 10 per fargliela indossare , indicando loro il capitano della squadra come modello da imitare.
D’Alema non gode di una buona stampa, come il capitano della sua squadra (anche lui è tifoso giallorosso). Anzi. Di “baffino di ferro” quando si può, si dice e si scrive peste e corna. Lo conosco da quando aveva i pantaloncini corti. Amico del padre Giuseppe, l’ho visto salire tutti i gradini della sua ormai lunga carriera (gli ho visto salire anche i gradini della famosa casa ad equo canone, poiché abitavo un piano sotto al suo): segretario della Fgci, direttore de l’Unità, capogruppo alla Camera, segretario del Pds, presidente della Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, presidente del Consiglio, ecc. ecc.
Ebbene da tempo mi sono convinto che D’Alema non è quell’odioso personaggio che viene comunemente descritto. E percepito. Certo ha un caratteraccio, ma sicuramente è la migliore intelligenza politica della sinistra. Insomma se c’è rimasto un politico di razza nella sinistra questo è proprio lui. Per questo appare incredibile – così è per me, almeno – che abbia perso le staffe in quel modo. Com’è possibile che un un uomo politico che ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio, di ministro degli Esteri, è stato lì lì per diventare ministro degli Esteri dell’Unione europea, ed è ora presidente di una delicata commissione parlamentare di garanzia, dica in televisione ad un giornalista – provocatore o no, non importa – “ma vada a farsi fottere”? Giustamente D’Alema ha sempre difeso il primato della politica (è rimasto uno dei pochi a farlo). Ma il primato della politica significa anche separare il proprio ruolo dalla propria persona, e non dimenticarlo pure se si subiscono provocazioni.
D’Alema e Totti sono accomunati anche dal fatto che – potete giurarci- mai e poi mai chiederanno scusa a Sallusti e a Balotelli. Dimenticando che solo i grandi sanno riconoscere i propri errori e chiedere scusa.
Non sono grandi, Massimo e Francesco. Anzi. Sono piccoli come la maggior parte degli italiani. Che sono piccoli e maleducati. Non rispettano le code, occupano i posti dei disabili nei mezzi di trasporto e nei parcheggi (tanto “non c’è nessuno”), sostano in doppia e tripla fila, suonano il clacson a tutto spiano, non raccolgono le deiezioni dei propri cani dai marciapiedi, non si fermano né rallentano in prossimità delle strisce pedonali, non pagano il biglietto sugli autobus, buttano ogni genere di cartacce e cicche per terra, tengono l’hifi di casa e l’autoradio a tutto volume, non pagano le tasse (non tutte, almeno), passano col rosso, urlano dappertutto e ingiuriano chiunque osi contraddirli (quando non alzano le mani), mandandolo spesso affa o a farsi fottere.
E non chiedono mai scusa.


Ormai la casa l’ho comprata, però sarebbe carino sapere come si accede alla casa dell’ente. Io avrei preferito pagare un affitto anche altino piuttosto che ricorrere ai parenti per l’anticipo. Visto che molti giornalisti riescono, spiegatecelo
@liutprando
resistere resistere resistere
@mario
la descrizione del “leccapiedi” è tale (“oggettivamente parlando”) da restituirgli un alone di simpatia epidermica. poi sarebbe divertente avere qualche nome di “giornalisti indipendenti”: quelli che cercano la verità , naturalmente
@Giovanna. Ormai alle case degli enti non si può più accedere. Sono state “cartolarizzate” cioè vendute agli affittuari a prezzi agevolati. Per quanto mi riguarda io affittai la casa-su segnalazione di un amico che aveva contatti di lavoro con L’INPDAP e che non l’aveva presa perchè troppo cara- nel lontano 1974 NON ad equo canone. Pagavo una cifra, credimi. Poi venne approvata la legge sull’equo canone e L’INPDAP mi comunicò il nuovo prezzo dell’affitto. Mi pare fosse la metà esatta di quello che avevo pagato per anni. Che dovevo fare, andarmene sdegnato? Rimasi e qualche anno dopo arrivò D’alema, che affittò- lui sì ad equo canone- nl’appartamento sopra il mio. Poi scoppiò lo scandalo di Affittopoli e lui decise di andarsene. Tutto qui
Molti hanno descritto la reazione di D’Alema come un atto di orgoglio della politica contro l’anti-politica. Oppure l’hanno interpretata ricorrendo alle chiavi di lettura della psicologia o dell’efficacia mediatica della rissa in tv. In realtà, quella reazione risponde a un criterio politico. Affittopoli è lo scandalo per eccellenza dell’Italia dell’Est, la cartina da tornasole di un sistema parassitario all’origine della debolezza economica del paese. Se, come tutti affermano, all’origine del debito pubblico ci sono le due voragini della previdenza e della sanità, affittopoli ha contribuito non poco. Il patrimonio immobiliare degli enti previdenziali era il modo per rivalutare l’ingente mole dei versamenti. Non averlo fatto fruttare come si doveva e poteva ha fatto sì che il pozzo divenisse senza fondo. Ceto politico, funzionari, magistrati, corporazioni garantite (dai giornalisti ai dipendenti di enti privilegiati)hanno potuto così razziare lo stato sociale all’italiana, mantenendo una nomenklatura in tutto simile a quella dei paesi del socialismo reale. Qui è la vera nostra anomalia. La corruzione è un fenomeno che può riscontrarsi, in misura maggiore o minore, in ogni nazione: la registriamo tanto in Francia che negli USA. Ma il “blocco sociale” che vive dentro questo sistema, che concepisce il welfare in funzione non dei servizi da dare ai cittadini, ma dei vantaggi che possono ricadere sulla pletora di parassiti percettori di reddito politico, è una esclusiva dell’Italia dell’Est. E’ la ragione per cui l’Italia non è un paese normale. Perché sa bene che la storia della sua casa a fitto agevolato è espressione di tutto questo, D’Alema ha perso le staffe: affittopoli smaschera la reale natura dell’establishment e delle politiche adottate dalla sinistra in campo socio-economico.
Ancora un po’ e alla Sinistra saranno attribuite anche le responsabilità dell’estinzione dei dinosauri, la caduta dell’Impero romano e lo sterminio degli Indiani d’America.
Ma si puo’ sapere quanto pagava sto Dalema?Pagare l’equo canone non e’ reato mi sembra ;altra cosa non avere nessun rimorso verso chi la casa poteva pagarsela sacrificando mezzo stipendio.C’e’ una differenza sostanziale coi ladroni di ville ,poi,e con chi si e’ fottuto milioni di euro col g8 e con l’Aquila terremotata.
@Patrizia.E perchè no? (io aggiungerei anche il buco dell’ozono: non si sa mai)
E sempre con i reati. Non è che non si uccide perché lo dice un articolo del codice. Quanto a D’Alema il punto è che lui occupava un appartamento di un ente previdenziale e lo faceva a scapito di altri, forse più meritevoli di pagare un fitto meno caro di quello di mercato. Tanto più, come ha dimostrato lasciando l’immobile, che si poteva permettere di pagare cifre più alte. Il tutto avveniva perché i dirigenti degli enti privilegiavano una nomenklatura sindacal-burocratica-corporativa.
@Patrizia – continuare a nascondere la verità, immaginando una sinistra buona e altruista, fa male in primo luogo alla sinistra, perché le toglie credibilità.
@Mario
”Ma il vero giornalista, quello indipendente, che cerca la verità, è fatto in un altro modo”.
Non so perché, ma sembra, nell’episodio in questione, che si stia giocando a dimostrare chi dei due protagonisti sia il più pirla, a seconda della fazione.
La questione è: il baffo è un ladro?
Risposta: sì.
Che il furto sia legale non cambia la sostanza dell’atto ma fa scoprire agli ingenui che la legalità è l’impunità dei potenti.
Trovo Sallusti un giornalista all’altezza di Santoro.
Se poi ad alcuni di voi non piace non è un mio problema.
@Patrizia Barbini
”Ancora un po’ e alla Sinistra saranno attribuite anche le responsabilità dell’estinzione dei dinosauri, la caduta dell’Impero romano e lo sterminio degli Indiani d’America”.
Certamente no. Ma solo perché all’epoca la sinistra non esisteva.
Sicuramente la sinistra ha il merito di aver distrutto una nazione ricca, trasformandola in una succursale del malaffare e della mafia.
Certo non si può negare che De Gasperi, Moro, Fanfani, Andreotti, Forlani, Lima, fossero dei marxisti-leninisti inveterati ….
”Certo non si può negare che De Gasperi, Moro, Fanfani, Andreotti, Forlani, Lima, fossero dei marxisti-leninisti inveterati ….”
Certo non si può negare che finché c’erano loro, e sappiamo bene come non fossero il meglio possibile, non esisteva debito pubblico. Ci volle la sinistra ad abrogare la normetta costituzionale che imponeva il pareggio di bilancio. Ma a quel tempo la sinistra con la costituzione ci si puliva il culo, oggi la bocca.
Liutprando:
Scrivi: “Sicuramente la sinistra ha il merito di aver distrutto una nazione ricca, trasformandola in una succursale del malaffare e della mafia.”
C’è solo una cosa più fantasiosa di questa tua ricosruzione storica: il tuo nickname ( oppure ti chiami veramente così?)
Arrivati a 60 commenti mi viene il dubbio di non essermi spiegato bene. Avete parlato di tutto: di corruzione, di sinistra, di destra, di giornalismo, dell’Europa dell’est, dell’estinzione dei dinosauri , di Berlusconi(quello non manca mai
)di lavoro ecc ecc. Nessuno che abbia affrontato l’argomento che più mi stava a cuore: la civiltà , l’educazione, il rispetto per gli altri. Ma sarà sicuramente una mia manchevolezza: l’articolo era poco chiaro.
Grazie comunque per i vostri interventi:)
@Filippo Cusumano
Caro Filippo, hai un punto di vista con troppi problemi di lettura della realtà.
Sai, la realtà è quella cosa che non cambia semplicemente desiderandolo.
Il vizio, poi, di attaccare l’interlocutore nella persona dipende dal non avere argomenti per dialogare. E’ e rimane un tuo problema.
Ciao.
Onofrio, per vent’anni sono stato arbitro di calcio, ho diretto circa 750 partite, dai ragazzi alla serie D. Purtroppo, scene di violenza ne ho viste parecchie e quella con Totti nelle vesti di protagonista negativo mi ha fatto tornare alla mente i campionati di Terza Categoria, dove le sfide erano davvero al calor bianco e le botte ordinaria amministrazione. Un campione come Totti però no dovrebbe scendere al livello di un dilettante o, peggio, di un dopolavorista. Quello che ha fatto va censurato pesantemente e represso con rigore assoluto.
D’Alema, invece ha esercitato una forma di violenza verbale che da un uomo glaciale come lui non mi sarei mai atteso; non condivido il tuo giudizio sul politico, mentre sull’uomo non dispongo di informazioni sufficienti.
In entrambi i casi, i protagonisti hanno dato il peggio di sé e si ha quasi l’impressione di una sorta di compiacimento per la loro bella impresa; questo a mio parere trasforma i protagonisti di questi due episodi in totem della maleducazione, di quel cialtronesco modo di vivere purtroppo caratteristico di molti, troppi italiani che, evidentemente, danno alle buone maniere scarsissima rilevanza.
Liutprando:
Era solo una similitudine.
(Capisco che NON è un nick name, scusami).
@Liutprando: D’Alema ha abrogato il pareggio in bilancio??!! Alzo bandiera bianca, non sono MINIMAMENTE esperta di economia e finanza (tranne quella familiare, di cui detengo il dicastero ad interim: bilancio in attivo e nume tutelare Quintino Sella
). Se vuoi illuminarmi ti ascolterò con interesse, e senza ironia, giuro.
Detto questo, è evidente che se le cose stanno così, un punto del genere dovrebbe essere al primo posto di un qualsiasi governo serio. Roba da primi cento giorni, insomma. Lo sta facendo Berlusconi (chiedo e non insinuo)?
@ Onofrio: sull’educazione io ho risposto, è il campo mio! Ma qui -mi rendo conto- si apre un altro dolente capitolo: la famiglia e la scuola…
Caro Pirrotta, il suo articolo è chiaro. Però mi sembrerebbe il caso di distinguere tra i due, D’Alema e Totti. In fondo D’Alema, sebbene obtorto collo, senza scuse dichiarate, una sorta di retromarcia, già in studio, l’ha fatta. Glielo si leggeva in faccia che era arrabbiato con se stesso per essere sceso al livello dei comuni mortali. Lei dirà che forse era rimasto sconcertato lui per primo dalla sua eruzione, quindi che l’ha sofferta come una feritina all’orgoglio di primus (senza pares, ovviamente) che perde le staffe. Ma D’Alema, secondo me, ha questo di pregio: NON FINGE. E, sempre secondo me, pur riconoscendo che un tipo inc…oso sul ponte di comando potrebbe essere un pochino preoccupante, preferisco queste persone sanguigne ed un pochino carogna alle acque chete che non si agitano, ma sotto sotto trapanano la carena. Lei no?
La discussione si è evoluta. E come al solito si è evoluta in un scontro tra destri e sinistri Ho già esposto il mio pensiero. Totti è da biasimare anche se Balottelli è una testa di rapa. D’Alema ha fatto benissimo, una vera soddisfazione mandare a farsi fottere quel verme di Sallusti. Educazione?? Nella vita di tutti i giorni sono una persona educatissima. Quando si parla di calcio e politica no, mi incazzo.
Più educata la parolaccia che le escort a Palazzo Grazioli.
Abbasso il buonismo !!!
Ciao Patrizia, puoi dire a Onofrio che vogliamo una sua nota letteraria con caccia all’errore, che non ne posso più di leggere minchiate, su Feisbuc ???? A me non mi ascolta
@Patrizia Barbini
Legga meglio.
@Onofrio:
nel mio primo post ho affrontato il tema, chiarendo appunto che non di un atto di maleducazione si è trattato, bensì di un preciso atto politico.
@Patrizia
Sullo scardinamento della legge di bilancio da leggere “La peste italiana”, il documento dei Radicali ove è scritto:
“Il colpo decisivo ai vincoli costituzionali di bilancio lo assesta l’introduzione nel ’78 della legge finanziaria e del bilancio pluriennale. Con lo strumento della finanziaria si riesce a girare l’articolo 81 Cost., osservandolo nell’apparenza e violandolo nella realtà, violando cioè il divieto di stabilire cumulativamente nuove e nuove spese riunendole in un testo di legge che cammina in parallelo alla legge di bilancio”.
Nel 1978, vale a dire all’epoca della prima partecipazione diretta al governo da parte del Pci. Quanto al governo Berlusconi, Tremonti ha introdotto un correttivo trasformando la finanziaria, presentata in forma semplificata così da evitare pastrocchi.
Buonasera. Mi avete fatto tornare alla memoria un bellissimo programma dei canali nazionali che aveva uno scopo nobile: insegnare agli italiani a leggere e a scrivere. Non è mai troppo tardi, il titolo era già il programma, un’esortazione a farcela e una certezza, non è tardi… Quante parole che abbiamo imparato; quanti gesti e come siamo stati bravi e diligenti. Gli italiani di oggi sono tutti impegnati, preparati, tutti a guardare i talk show, eccellenti opinionisti… Tutti e pur troppo abituati alla violenza che proprio la televisione ha lentamente fatto entrare nelle case alzando il tiro di stagione in stagione. Gli italiani questa robaccia la pagano; tutti noi la paghiamo, (altro che equo-canone) e ne fanno le spese i più giovani. Guardano Totti e si sentono forti; ascoltano il D’Alema di turno e comprendono che non ci sono freni, è tutto lecito. Mi dispiace, non riesco a condividere i vostri commenti. Capisco che nelle discussioni politiche, come allo stadio del resto, si accendino gli animi, ma quel che è troppo è troppo. E’ una questione di senso civico, di rispetto per sè e per gli altri, di deontologia professionale se volete.. Ognuno ha il suo modo di vedere le cose, di valutarne il peso, di rimandarle agli altri, per contraltare ognuno ha il diritto/dovere di rispettare… Avrei dovuto usare il condizionale, eh?
”Mi dispiace, non riesco a condividere i vostri commenti”.
Se fosse vero non avresti fatto alcun commento.
@Liutprando: avevo citato D’Alema solo come metafora del Male…
@Luigi: grazie, nel frattempo c’ero quasi arrivata leggendo qui
http://www.liberalsocialisti.org/articol.php?id_articol=1293
Una tabellina molto interessante e tanta bella gente nell’elenco, me li ricordo tutti.
Mi brucerebbe una domanda ma non la faccio, te la lascio solo immaginare.
Mi resta, come scrive Nicoletta, la solita sgradevole impressione di un dialogo tra sordi.
@ Nicoletta: mi associo all’appello (Onofrio, la nota con la cacciaaa!!), ma nello stesso tempo invito il gentile pubblico alla partecipazione. Ogni volta (qui ha ragione Nonò) restiamo io mammete ettù, eh!!
(vedo solo adesso il tuo ultimo post) Liutprando: oh ma sei tremendo sai!!
non c’entra niente ma… grande Onofrio, sei entrato nei Top5!!
Fra democristi, socialisti e comunisti si sono dati da fare in molti. Il problema è quello che indicavo nel primo post: ogni azione è autoreferenziale a un blocco sociale. Non si fa la riforma sanitaria per migliorare la qualità della salute, ma per creare cadreghini all’apparato coi consigli delle ASL; lo stesso vale per le case popolari e degli enti o per le provvidenze al Sud, utili in primo luogo al clientelismo; o per le esenzioni fiscali che servono innanzi tutto a creare le condizioni per concessioni e favoritismi; o per i lavori pubblici… Purtroppo anche la sinistra non può dirsi estranea a tutto ciò. Ci vorrebbe uno scatto di reni e anche il coraggio di non ritenersi i migliori.
“Purtroppo anche la sinistra non può dirsi estranea a tutto ciò”.
La meravigliosa espressività delle congiunzioni.
Ora ci siamo
@FR. Visto?:)(ma già siamo nel top 3)
@Pat e Nicolè. Chi mi garantisce “l’affluenza alla nota”? E se restiamo “io mammete ettu”?
Nonò, vale per me il discorso che ho fatto a proposito di Totti e D’Alema. Tu ci provi, una, due volte, quello che credi. Se c’è partecipazione, bene, sennò si chiude bottega.
Sono, nelle “piccole cose”, per la tolleranza zero. E’ l’unico modo per non cadere in quelle grosse.
Il Pd mediaticamente sembra svegliarsi dal suo torpore e il turpiloquio di D’Alema arriva subito dopo lo sfogo di Bersani da Santoro. I nervi saltano, ma da D’Alema e da tutta la sinistra ancora aspettiamo, come ha anche sottolineato con lucidità e forza Travaglio, concretezza nell’azione politica.
Gli scontri verbali e le reciproche accuse (da destra come da sinistra) non portano a nulla, solo ad un ulteriore degrado civile e culturale del nostro Paese. Sarebbe bene che i politici in luogo di volgarità e bassezze facessero attenzione e si adoperassero per affrontare e risolvere seriamente i problemi della gente comune, basterebbe soffermarsi sulla situazione drammatica in cui versano i disoccupati italiani.
@Liutprando: è il tuo vero nome? La tua ineusaribile vena polemica, mi piace, ma non sono in grado di alimentarla, mi spiace, non è nelle mie corde, tutto qui.
E’ facile sentenziare, eh?
Dialogare è di pochi oramai e condividere è quasi impossibile.
Nel caso in questione, il quasi si può cancellare, per me…
Condivido il commento di Dino Leone.
”E’ facile sentenziare, eh?”
Dipende dalla qualità del reato.
”Dialogare è di pochi oramai e condividere è quasi impossibile”.
Il dialogo prevede poche informazioni a disposizione, la condivisione ancora meno.
Non è terreno per internet.
Apprezzo molto la tua mitezza che, nella realtà, è pari alla mia.
Potremmo sempre scambiarci ricette. :O)
Quello che veramente non sopporto in d’Alema e’ il rifiuto del congiuntivo. Quando parla sembra il Papa. Ex cathedra!!
Balotalli e’ solo un ragazzino troppo pagato che usa la sua maleducazione per riscattare la sua condizione.
Dalema non conta un cazzo. E’ sullo stresso piano di Mastella: danari sprecati.
Dino: La penso come te.
Ormai siamo un paese in cui appassiona di più il dibattito sul turpiloquio di un uomo politico che uno qualsiasi dei veri problemi del paese.
Forse sarà perchè ( includo me stesso per primo nella critica) parlare di educazione, di etica, di cose che si devono o non devono fare, è alla portata di tutti, mentre parlare seriamente di welfare, di lavoro, di banche di criminalità organizzata richiede nozioni che non tutti abbiamo ( ripeto : parlare seriamente, cioè con buona cognizione di causa).
E alle volte ho la sensazione che gli uomini politici preferiscano anche loro soffermarsi più a lungo sui temi di superficie non per spirito democratico, cioè per umana comprensione nei confronti del pubblico ignorante, ma per pigrizia e ignoranza.
Il che rende simile ogni talk show politico più ad un confronto chiassoso di mercanzie che ad un percorso di approfondimento.
Filippo, mi dispiace che tu non capisca che parlare del vivere civile, della buona educazione, del rispetto per gli altri NON sia un discorso di superficie. Anzi. E’ Esattamente l’opposto: è un argomento profondo, profondissimo. Un esempio? Da un politico maleducato, irrispettoso, incivile è assai difficile aspettarsi granchè nell’azione politica.
”Da un politico maleducato, irrispettoso, incivile è assai difficile aspettarsi granchè nell’azione politica”.
Parole sante.
Mi vengono in mente Farina Daniele, Russo Francesco, Heidi Giuliani …
Vero che poi è cosa ci si aspetta dal politico: diffidare anche di quelli che sciorinano le parole se l’intento intrinseco è il farsi i cazzi propri. Mi vengono in mente Fini, Bocchino, Granata …
Alla fine bisogna convenirne meglio chiudere il parlamento vista l’inutilità d’intenti.
A proposito di civiltà , educazione, rispetto per gli altri, ecc. devo confessare che nei giorni scorsi ho avuto uno scatto di nervi in stile D’Alema. L’anno scorso i miei figli (scuola media) hanno avuto un’insegnante di inglese che non ha fatto una benemerita mazza (francesismo) per tutto l’anno gratificando gli allievi con tanti otto e nove; sono stato l’unico genitore che ha cercato di sollevare il problema con il dirigente scolastico senza alcun successo.
Quest’anno è arrivata un’insegnante che, povera illusa, ha avuto l’ardire di di cercare di fare il suo lavoro tentando di colmare le lacune della classe e che, qualche giorno fa, ha osato proporre un compito a sorpresa!
Reazione di buona parte degli altri genitori: mi contattano per andare dal Dirigente per protestare contro il comportamento “irresposabile” dell’insegnante.
Reazione mia: li ho mandati …. a farsi fottere!
Non sarà che D’Alema e Sallusti, Totti e Balotelli, alcuni commenti che si leggono sul tema, rappresentano semplicemente ciò che, mediamente, siamo diventati noi italiani?
Non sarà per caso che questo ci siamo saputi meritare?
Onofrio:
Non ho detto che parlare di vivere civile. di buona educazione,di rispetto per gli altri sia superficiale.
Nè lo penso.
Ho detto solo che ci si appassiona di più al turpiloquio di un uomo politico che ai problemi veri del paese.
Il che è innegabile.
Oggi tocca alla malagrazia di D’Alema. Ma quante volte sono finite in prima pagina le esternazioni maleducate, irrispettose e volgari di Berlusconi? O di Calderoli, Bossi e Borghezio ecc.? O di qualcun altro?
E’ ovvio che sono lo specchio della qualità di una certa classe dirigente e che quindi è giusto sottolinearle.
Ma, alle volte trovo che queste notizie, forse perchè più facili da raccontare e più gustose da leggere, trovino risalto maggiore di altre francamente più importanti.
Ribadisco che era un pensiero autocritico.
Anche a me riesce più facile scrivere di questi episodi, che fare un discorso su altri temi più drammatici, che però richiedono, per essere trattati nella maniera giusta, maggiore ampiezza di riferimenti e di conoscenze.
E’ un problema di chi scrive, è un problema di chi legge.
Prova a cedere il giornale ad un signore che sta nello scompartimento di un treno con te.
Chiedigli, dieci minuti dopo quando te lo restituisce, su quali notizie si è soffermato durante quella lettura a volo d’uccello.
All’indomani di uno scontro “pepato” o volgare tra due personaggi politici, è più facile che il viaggiatore al quale hai prestato il giornale ricordi ( e abbia letto integralmente) l’articolo che riporta quello scontro piuttosto che quello che descrive le conseguenze che avrà su occupazione ed esportazioni la caduta dell’euro.
Intendevo semplicemente dire questo.
@Filippo. Chiarito l’equivoco. E ne sono assai contento.
. Quanto al discorso sugli argomenti più facili da trattare ( brillantemente spiegato nell’esempio del giornale ceduto ad un signore in treno) non ne farei un dramma, e men che meno una colpa. E’ così, era così e sarà sempre così. E’ naturale, è’ ovvio che si preferisce intraprendere la strada più semplice che quella irta di ostacoli o cmq sinuosa. O se vuoi, pensa alla legge di Grisham: la moneta cattiva (i discorsi sui turpiloqui et simila), scaccia quella buona( gli approfondimenti sui temi politici importanti)
Onofrio:
C’è anche una specie di legge di Murphy che riguarda la nostra politica: ogni giorno c’è un nuovo margine di peggioramento.
Una volta erano scadenti i contenuti, adesso cominciano a prendere ad essere calpestate, sempre più spesso, le forme e la civiltà dei rapporti tra i vari contendenti.
Aggiungo anche un’altra considerazione.
Una volta un’ uscita dai margini della buona educazione come quella di D’Alema sarebbe stata riprovata da tutti, ivi compresi buona parte di quelli che votavano per lui.
Adesso, invece, c’è una quota parte considerevole di persone che di norma si comportano civilmente ( dal pagamento delle tasse alla raccolta delle deiezioni canine) che sono tentate di dire : “Si, ha fatto male, però…”
Io stesso riportavo un commento di un’amica che ha detto: “Quella frase è la cosa più di sinistra che D’Alema abbia detto negli ultimi 15 anni”.
Riportavo la frase con l’intento di evocare un paradosso, ma, parlando più a fondo con molte persone di sinistra, ho capito che per loro non è poi così paradossale o umoristica come credevo.
Qual è la conclusione?
Che ormai il conflitto tra persone che in politica la pensano diversamente ha, in molti casi, raggiunto le modalità espressive del tifo calcistico.
Non amo l’espressione “senza se e senza ma” come non amo tutte le espressioni abusate.
Ma, a volte, penso che molti stiano perdendo l’abitudine di confrontarsi sulle cose da fare: preferiscono stare da una parte o dall’altra “senza se senza ma”.
A seconda delle appartenenze, vanno in estasi per gli sfanculamenti di D’Alema e si scandalizzano per le enormità da bar sport di Calderoli o viceversa.
Insomma anche la politica è ormai da una ventina d’anni per moltissimi un tema da bar sport, da processo del lunedì.
Mettere a confronto le intemperanze di Totti con quelle di D’Alema e le reazioni che ne sono scaturite è operazione che fa riflettere.
Non tanto sul nostro modo si parlare di calcio ( che è sempre stato poco riflessivo) quanto sul nostro modo di parlare di politica ( che lo sta diventando ancora di meno)
@ Liutprando:
“Non so perché, ma sembra, nell’episodio in questione, che si stia giocando a dimostrare chi dei due protagonisti sia il più pirla, a seconda della fazione.”
No.
Visto che rispondevi a me, ho solo constatato che la definizione di giornalista non è adatta a Sallusti.
“Trovo Sallusti un giornalista all’altezza di Santoro.”
Se proprio ci tieni, niente ti vieta di far sapere le tue personali classifiche.
@ Filippo: sacrosanto. La politica è una cosa troppo seria per poterne televisivamente parlare in quei modi. E non è tanto questione di becerume e cattiva educazione (tutte cose peraltro che la tivvù profonde a piene mani), ma di comprensione. Ma si rendono contro i cosiddetti moderatori dei dibattiti televisivi che, alla fine, non ci si capisce più niente? Te lo ricordi lo slogan (veltroniano?) “non s’interrompe un’emozione”? Altro che emozioni! Io, l’altra sera, nel duello tra Baffino e il suo critico, avrei voluto il silenzio assoluto, il rispetto dei turni e, alla prima interruzione: FUORI! Forse avremmo capito qualcosa di più della “realtà effettuale” e non saremmo qui a discutere se D’Alema ha fatto bene a… Tutto questo detto da una maledetta toscana che legge abitualmente il Vernacoliere (lo adoro!).
@ Ghino: “Infandum, regina, iubes renovare dolorem…”.
@Mario
nonostante le tue fini constatazioni Sallusti è un giornalista e che tu lo voglia o no non ha alcuna importanza perché questa è la realtà.
Visto che niente mi vieta di far sapere le mie classifiche personali perché lo scrivi?
La cosa è ovvia.
Però ammetto che non ho scritto tutta la verità: Sallusti è di gran lunga un giornalista più in gamba e meritevole si santoro il cui unico merito è un contratto da eterno statale.
Immagino che nulla mi vieti di far saper anche il mio personale giudizio su un essere spregevole. Vero?
@ Filippo. Non so se c’è da piangere o da ridere (ma sì, meglio riderci su!) sugli effetti del combimato disposto della legge di Grisham con la legge di Murphy, applicato alla politica (parlata e fatta)
nunn’era mejo dire: “Metti er dito nella piaga?”
@ Patrizia . No, il latinorum no